Iran, confusione e violenza per le strade del Paese senza una guida certa

Atlante della crisi. Difficile ipotizzare gli scenari futuri di una nazione ormai in preda agli scontri

di Matteo Meloni, da Il Portico del 28 giugno 2009

Twitter: @melonimatteo

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Il Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Photo: http://www.dirittodicritica.it

Le elezioni presidenziali nella Repubblica Islamica dell’Iran, avvenute venerdì 12 giugno, hanno sancito una spaccatura all’interno dell’opinione pubblica del Paese. Significativa è stata l’affluenza alle urne, pari all’85%, record per il Paese: l’uscente Mahmoud Ahmadinejad, di forti idee conservatrici ha dovuto confrontarsi con le tesi di Mir Hossein Mousavi, riformatore, capace di raccogliere il voto dei più giovani e delle classi sociali più istruite. Il 70% degli aventi diritto al voto sono elettori al di sotto dei 30 anni: questo dato rende ancor più incredibile il risultato che, secondo il ministero dell’interno, dà per vincitore Ahmadinejad con circa il 62,6% dei consensi. La reazione del riformatore Mousavi (al quale il ministero dell’interno attribuisce il 33,7% delle preferenze) è dura, tanto che denuncia brogli e sull’onda emotiva i suoi sostenitori scendono per le strade a manifestare al grido di Where is my vote? (dov’è il mio voto?). Si è creata una tensione istituzionale senza precedenti: il popolo iraniano si sente defraudato della sua scelta, il governo non accetta una tale ribellione al verdetto delle urne e reprime nel sangue le proteste dei manifestanti. Gli avvenimenti sono convulsi e inaspettati: sette civili sono stati uccisi il 15 giugno a Teheran nel corso della manifestazione a sostegno di Mousavi, dopo essere stati catturati da una unità militare. Le diplomazie del mondo intero condannano le morti dei manifestanti; il Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, afferma: “Siamo molto preoccupati per queste violenze: non vogliamo interferire sulla valutazione del risultato ma vogliamo dire con grande chiarezza che le violenze nelle strade e l’uccisione delle persone sono inaccettabili”. I possibili scenari futuri sono imprevedibili; il consiglio dei Guardiani della Rivoluzione rigetta la proposta di un nuovo voto ma apre alla possibilità del riconteggio: saranno esaminate le 646 violazioni segnalate dall’entourage di Mousavi. Intanto i candidati sono stati ascoltati per discutere delle contestazioni sul risultato del voto, e venerdì scorso l’ayatollah Khamenei è intervenuto con un sermone svolto all’università di Teheran, avvenimento inusuale e raro a dimostrazione della complessità della situazione venuta a crearsi, chiedendo la fine delle manifestazioni ritenendo valide le elezioni svolte. Da tutto il Paese continuano ad arrivare notizie di scontri e manifestazioni; i giovani cercano di eludere la censura dei siti web con ogni mezzo possibile, tanto che su Youtube, portale internet nel quale vengono caricati video dagli utenti, appaiono le prime immagini degli scontri di piazza. I reporter stranieri presenti sul territorio non hanno potuto rinnovare il visto con la conseguente mancata copertura giornalistica degli avvenimenti di questi ultimi giorni. Secondo Farhang Jahanpour, docente presso la facoltà di lingue dell’Università di Isfahan, l’intensificarsi dei tumulti sociali e politici dopo le elezioni e la crisi vissuta in questi giorni dall’Iran rendano ancor più necessaria la verità sul voto. “Ciò che è avvenuto è un vero colpo militare – sostiene Jahanpour – che deve essere cancellato con nuove elezioni, supervisionate da un organo indipendente”.

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