La caduta del muro e la lenta dissoluzione della memoria dei giovani tedeschi

I più recenti sondaggi mostrano che i ragazzi si ritengono estranei al doloroso passato della loro nazione

di Matteo Meloni, da Il Portico del 20 dicembre 2009

Twitter: @melonimatteo

Il crollo del Muro di Berlino. Photo: http://www.thesocialpost.com

Nell’ambito delle celebrazioni del ventennale della caduto del muro di Berlino, l’ACIT – associazione culturale italo tedesca – prosegue con varie iniziative volte alla sensibilizzazione dei temi legati agli eventi storici, politici e culturali che la dissoluzione della DDR ha portato con sè. La nona edizione della rassegna cinematografica “Cinema Tedesco Oggi” ha ospitato nei giorni scorsi il giovane regista Giovanni Santonocito, autore con Annalisa Vozza del documentario “Where the wall was – Ma tu lo sai dov’era il muro?”, proiettato nella sala Odissea in viale Trieste. Il documentario focalizza la sua attenzione sulla popolazione berlinese, divisa fin dal 1961 da un muro che ha separato intere famiglie e calato “una cortina di ferro visibile agli occhi della gente” e del quale oggi si ha difficoltà a trovarne traccia per la capitale tedesca. I registi hanno intervistato gli abitanti della città, chiedendo loro dove passasse la barriera edificata dal governo della DDR, ricevendo risposte disparate, a significare che la memoria in un certo qual modo lentamente scompare, quasi un rifiuto per ciò che è stato per 28 anni. I racconti di alcuni personaggi attivi nella vita politica e culturale della Berlino divisa – nelle parole di un ex soldato della Germania comunista e di un artista tra i precursori della moda dei graffiti sul muro – esplicano in maniera reale cosa ha significato vivere in una parte del mondo unica nel suo genere, nel bene e nel male. I giovanissimi si ritengono quasi totalmente estranei al recente passato, dimostrando un totale disinteresse relativo all’importanza che il muro ha rivestito nella storia dei loro genitori. La manifestazione “C’era una volta il muro”, organizzata dall’ACIT, ha avuto tra i suoi momenti principali il dibattito svoltosi nell’Aula Teatro della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari con la deputata del partito SPD al Parlamento della Repubblica Federale di Germania Angelika Krüger- Leißner. Originaria della Germania dell’Est – come la Cancelliera Angela Merkel – Krüger-Leißner è impegnata politicamente da numerosi anni: presiede la commissione cultura e media del Parlamento Federale e le sottocommissioni per la cultura estera e per i rapporti culturali tra la Germania e la Francia e la Germania e la Russia. I suoi ricordi della vita nella Germania dell’Est sono vivi. Aveva 10 anni quando il muro è stato edificato; venne informata dai genitori della costruzione della barriera che, da quel giorno in poi, non le avrebbe più permesso rapporti con i familiari rimasti nella parte Ovest. Racconta come nelle aule scolastiche la politica rivesta una grande importanza e come la Repubblica Democratica Tedesca voglia difendere la sua popolazione dal “nemico fascista e capitalista dell’Ovest”. Abitando vicino al confine, la sua famiglia captava il segnale televisivo dei canali della Germania occidentale, potendo dunque vedere una diversa realtà che stimolava i dubbi nelle loro coscienze. “Se non fosse stato per singoli gruppi coraggiosi che cercavano una maggiore libertà, il muro oggi sarebbe ancora in piedi – sostiene la Krüger-Leißner – la situazione economica non era certo delle migliori: anche questo fattore è stato di stimolo alla caduta del muro, sotto la pressione della gente dell’Est”. “Tutti ricordano un’unica immagine della caduta del muro, un uomo che piccona il cemento – prosegue la Krüger-Leißner – in realtà l’evento epocale è la dissoluzione della Deutsche Demokratische Republik, un intero Stato decaduto con l’apertura delle frontiere. La svolta ha avuto un significato ben preciso: la generazione dei più piccoli è stata liberata sotto ogni punto di vista, ma chi ha vissuto per anni la dittatura, martellante e psicologica, un tale cambiamento non è stato facile. La mia personale esperienza è stata fortunata: ero insegnante, sposata e con i figli da crescere, avevo molti stimoli per far bene. Alcuni erano aperti alla partecipazione nella ricostruzione dello Stato, altri hanno vissuto il cambiamento con grosse difficoltà”. Un cambiamento, però, necessario per tutto il mondo.

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