Elezioni Politiche in Gran Bretagna: vince Cameron

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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Il nuovo Premier britannico, David Cameron. Photo: http://www.repubblica.it

Le elezioni politiche tenutesi in Gran Bretagna lo scorso 6 maggio hanno sancito più che la vittoria dei conservatori il crollo della supremazia del partito laburista guidato da Gordon Brown, mettendo fine a 13 anni di governo di sinistra iniziati con Tony Blair, e dando vita ad una coalizione di governo – una novità per la politica britannica, dopo l’unico caso avvenuto nel periodo post bellico – formata dal partito conservatore e da quello liberal democratico. Confrontando i dati delle ultime elezioni con quelle svoltesi nel 2005, il labour perde circa un milione di voti elettorali, spartiti tra tories, lib-dem e altri partiti minori, raggiungendo 258 seggi al Parlamento contro i 306 del partito di David Cameron e i 57 della novità Nick Clegg, quest’ultimo venuto alla ribalta delle cronache politiche per aver condotto una campagna elettorale testa a testa con i due principali esponenti di partito britannici, tanto da essere diventato l’ago della bilancia nella formazione del nuovo esecutivo. Infatti, nonostante la perdita di 5 seggi rispetto alle elezioni del 2005, il partito liberal-democratico è necessario perché uno tra il partito laburista o quello conservatore possa governare, visto il loro mancato raggiungimento della maggioranza assoluta: sebbene abbiano ricevuto 10 milioni e 700 mila voti, i tories non possono governare autonomamente. Le febbrili trattative svoltesi nei giorni seguenti alle elezioni hanno raggiunto un punto di svolta solo l’11 maggio, dopo che i contatti tra i labour e i lib-dem sono sfociati in un nulla di fatto. Il Primo Ministro Gordon Brown, già Cancelliere dello Scacchiere nel governo Blair, ha dovuto così rassegnare le dimissioni, chiedendo alla Regina di intavolare i colloqui per un nuovo esecutivo. Una delle immagini che passeranno alla storia è la stretta di mano tra Cameron e Clegg, ribattezzata “la strana coppia” per le divergenze relative ad alcuni temi fondamentali quali l’Unione Europea, l’immigrazione, le questioni ambientali e soprattutto l’attuale sistema elettorale: spinta decisiva alla formazione della nuova maggioranza è stata l’accettazione da parte conservatrice della indizione di un referendum il quale proporrà agli elettori di giungere ad un sistema più proporzionale, con la possibilità dunque di maggiore rappresentatività delle forze politiche minori. L’attuale situazione parlamentare viene definita Hung Parliament (parlamento appeso) a dimostrare la relativa instabilità di una maggioranza soggetta e costretta ad un accordo con altre forze politiche, ciò che è avvenuto nei giorni scorsi nel Regno Unito. Vengono così assegnati ai liberal democratici quattro ministeri, tra i quali spicca quello all’Energia e al Cambiamento Climatico, oltre al ruolo di vice premier, attribuito allo stesso Clegg. Desta
numerosi dubbi la nomina di William Hague al Ministero degli Esteri: euroscettico, è stato leader dei conservatori dal 1997 al 2001. Egli giocherà un ruolo chiave negli equilibri della coalizione tories-lib dem, questi ultimi europeisti convinti e possibilisti circa l’adozione della moneta unica . Gli allibratori britannici, come loro solito, si sono scatenati in scommesse e profezie circa la tenuta del nuovo esecutivo: il tempo e la convivenza dei due volti nuovi della politica d’oltre manica darà le risposte che cittadini ed analisti politici attendono.

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