Intervista a Fulvio Venturino: le elezioni politiche in Gran Bretagna

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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Fulvio Venturino, Università di Cagliari. Photo: http://www.sardiniapost.it

Fulvio Venturino, docente di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, analizza per Il Portico i risultati elettorali delle elezioni politiche in Gran Bretagna.

Qual è la sua prima impressione circa il voto politico nel Regno Unito, e quali conseguenza ha la formazione di un governo di coalizione?

Sono elezioni importantissime, come le chiamano gli inglesi “critiche”, che segnano un momento di svolta in un sistema politico: insieme a quello statunitense, quello britannico sta avendo un cambiamento profondo. Già con il governo Blair si ha il passaggio da un sistema centralizzato alla devolution, un decentramento molto esteso, asimmetrico: più marcato ad esempio in Scozia, di meno in Galles, con un grosso cambiamento territoriale del Paese.

Come valuta la figura del leader dei liberal democratici, Nick Clegg, il quale ha condotto una campagna elettorale strabiliante che, però, non ha avuto poi conferma nelle urne?

Dal punto di vista elettorale, Clegg non ha avuto un impatto importante: dopo il picco di popolarità che ha preceduto le elezioni, l’elettorato ha evidentemente prediletto il voto utile. Un dato sensibile è però la crescita dei voti, negli ultimi anni, dei liberal democratici: nonostante ciò, prendono pochi seggi, secondo le regole del sistema elettorale britannico, definito Westminster. Clegg, dal canto suo, è diventato l’ago della bilancia, il kingmaker: le trattative condotte dal leader lib dem sono state influenzate dal fatto che un governo di maggioranza non c’era; una coalizione con il labour avrebbe significato la presenza anche di partiti minori e regionali per poter raggiungere una maggioranza assoluta. L’unica alternativa era raggiungere l’accordo con i tories, nonostante le numerose ed evidenti differenze politiche in numerosi campi.

Il governo di coalizione nella storia della Gran Bretagna è un caso eccezionale.

Assolutamente. L’unica volta nella quale si è presentato un governo di coalizione è stato dopo la seconda guerra mondiale, in un periodo, dunque, di crisi. Vorrei sottolineare il fatto che in Gran Bretagna il concetto di coalizione non esiste: l’unico caso di parlamento appeso risale alle elezioni del 1974, dove pochi mesi dopo si andò a rivotare. L’incertezza che ha causato questa tornata elettorale è riscontrabile soprattutto nel post elezioni, nel momento in cui si doveva decidere chi avrebbe dovuto tentare di formare un nuovo governo: Gordon Brown in qualità di premier uscente, David Cameron in qualità di leader del partito che ha ricevuto più voti o la Regina? Sua Maestà ha preferito defilarsi, mentre proprio Nick Clegg ha dato una svolta, sostenendo in un quadro abbastanza fluido e senza precedenti che il compito di formare il governo spettasse al leader conservatore.

Quale è il futuro del labour? E all’interno del partito liberal democratico la scelta di coalizione con i conservatori com’è stata accettata?

Nel partito laburista ora è in atto una vera rivoluzione. Finita definitivamente l’era Blair, la leadership del partito verrà presa da uno tra i fratelli Millband: David, 45 anni, dal 2007 ha ricoperto l’incarico di Ministro degli Esteri del governo Brown. Nelle file lib dem non tutti sono stati favorevoli alla coalizione con i tories, mettendo in luce invece le evidenti concordanze nello stesso programma elettorale di laburisti e liberali, una compatibilità programmatica non esistente col partito conservatore nei temi di politica estera e di immigrazione. In Italia sappiamo bene come in passato l’incompatibilità negli schieramenti abbia portato il governo a perdere la fiducia parlamentare.

Vede somiglianze tra la nuova coalizione di governo britannica e quella attualmente presente in Germania, dove la CDU-CSU governa con l’FDP, il Partito Liberal Democratico?

In Germania ci sono le coalizioni elettorali da numerosi anni, non ci sono state rivoluzioni elettorali o grandi cambiamenti di sistema. Negli anni ’70 cambia qualcosa: esistevano tre partiti, i Cristiano-Democratici, i Socialisti e iLiberali, questi ultimi che si alternavano nelle maggioranze di governo. Con la nascita dei Verdi, si è passati da un sistema a due partiti grossi ad uno a quattro partiti, con due coalizioni. In Gran Bretagna abbiamo assistito ad un cambiamento politico drastico, e con la paventata riforma del sistema elettorale ci sarà una rivoluzione nel panorama britannico. Si vuole trasformare la Camera dei Lord in camera elettiva, e si pensa addirittura di scrivere una Costituzione, che come è risaputo non è mai stata scritta per numerosi secoli.

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