Thailandia, Annamaria Baldussi: “Un vero puzzle che può ancora esplodere”

Lo Stato in assoluto più occidentalizzato del sudest asiatico è in preda agli scontri per la lotta per il potere: “Un vero puzzle che può ancora esplodere”

di Matteo Meloni, da Il Portico di Domenica 6 giugno 2010

Twitter: @melonimatteo

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Annamaria Baldussi, Università di Cagliari. Photo: http://www.istella.it

Annamaria Baldussi, docente di Storia ed Istituzioni dei Paesi dell’Asia presso la facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, spiega a Il Portico quali sono le premesse storiche e politiche che hanno portato ai cruenti scontri avvenuti nella capitale thailandese.

La Thailandia è una monarchia costituzionale che nel corso della storia ha fatto valere il suo ricco passato, tanto da non essere mai stata colonizzata dalle potenze europee.

Sicuramente il non essere stata colonia riserva alla Thailandia uno status importante in tutta l’area del sud est dell’Asia. Nel Paese, l’occidentalizzazione non è solo globalizzazione come la si potrebbe intendere: grazie ai suoi sovrani la Thailandia si è modernizzata, utilizzando l’inventiva dell’occidente e dell’Europa ma senza esserne sopraffatta. Nel 1932 si ha il passaggio del Regno del Siam all’attuale Thailandia, sotto forma di monarchia costituzionale, dimostrazione di vicinanza all’Occidente, tanto che nel 1939 gli USA legano con la nuova statalità che diventerà poi nel periodo della guerra fredda vero e proprio pilastro delle politiche statunitensi. Il Siam, così chiamato nell’antica accezione, è un Paese nel quale la tradizione buddhista è molto forte e come in tutte le regioni nella quale è presente tale religione i governanti hanno dovuto concertare le loro scelte politiche con i monaci, portatori del volere popolare.

Una modernizzazione all’occidentale sviluppatasi anche grazie all’invio di giovani thailandesi in Europa.

L’attuale sovrano, Rama IX, ha studiato in diverse scuole europee, acquisendo un bagaglio culturale di tipo occidentale. La Thailandia, aperta alle diversità, invitava consiglieri da tutta l’Europa affinché potessero trasmettere le loro conoscenze a quella che poi sarebbe stata la futura classe dirigente del Paese: consulenti dalla Germania per avere nozioni nel campo amministrativo, dalla Francia per la creazione di un codice di diritto comune e dall’Italia per ciò che riguardava l’aeronautica. La Thailandia, in questo senso, è un vero e proprio puzzle. Nonostante sia fortemente occidentalizzata, il sentimento di appartenenza alla religione buddhista rimane il collante dell’unità nazionale. Gli scontri di questi giorni sono scaturiti non da fattori etnici o tribali, bensì da uno scontro meramente politico.

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Thaksin Shinawatra. Photo: http://www.theguardian.com

La Thailandia ha subito numerosi golpe e colpi di Stato, l’ultimo dei quali ha portato all’attuale situazione.

Dopo l’elezione di Thaksin Shinawatra nel 2001 alla guida del governo, con oltre il 70% di voti, sem brava che per la Thailandia ci potesse essere un futuro quantomeno stabile. Eletto democraticamente e regolarmente, Thaksin dà inizio a nuove riforme in linea con i regimi democratici, tanto da prediligere una particolare attenzione per i ceti della popolazione meno abbienti, con lo scopo di ridurre il tasso di povertà. Avvia una politica di prestiti con bassissimi tassi d’interesse, dando una possibilità di riscatto alle fasce di società marginalizzate. La capacità di raziocinio della Thailandia finisce quando improvvisamente viene portato in evidenza un elemento che nelle democrazie dovrebbe rimanere in secondo piano, la lotta per il potere. Il Fronte Unito per la Democrazia si fa portavoce delle proteste della classe media, la quale si è sentita esclusa dalle attenzioni del governo. Alle elezioni politiche del 2005 il Fronte sfida le camicie rosse, detentrici della maggioranza di governo; il partito di Thaksin guadagna 377 seggi su 500 ma non potrà mai governare il suo secondo mandato: il primo ministro viene deposto con una sentenza della Corte Costituzionale che sancisce l’irregolarità del voto.

E’ cambiato qualcosa?

Nel metodo non c’è differenza con ciò accaduto ad Aung San Suu Kyi nel 1990. Tra i vari Paesi dell’area, la Thailandia è dunque il più instabile: ha conosciuto la democrazia, ma il suo cammino è evidentemente ancora lungo. Una democrazia con tratti thailandesi potrà essere raggiunta anche attraverso fasi di instabilità politica. Il timore è che tale instabilità possa spostarsi ai Paesi vicini.

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