Thailandia: un Paese tra stabilità e mille contraddizioni

Thailandia: un Paese tra stabilità e mille contraddizioni. Quello thailandese è un modello simile al capitalismo

di Matteo Meloni, da Il Portico di Domenica 6 giugno 2010

Twitter: @melonimatteo

La Thailandia è il Paese più modernizzato dell’area del sudest asiatico e che con maggior vigore ha introdotto un modello simile a quello capitalista. Apparentemente risulta essere una nazione stabile, grazie alla sua vicinanza politica ed economica con gli Stati Uniti, ma la grave crisi politica che questi giorni ha portato la Thailandia alla ribalta delle cronache internazionali ha radici molto profonde: numerosi colpi di Stato, 19, distacco della monarchia dalla realtà sociale del Paese e malcontento popolare, portato avanti dalle cosiddette camicie rosse, le quali da circa due mesi hanno occupato in 20mila il centro di Bangkok nella zona del mercato. L’attuale primo ministro ha condotto delle trattative con i leaders dell’opposizione, i quali chiedono nuove elezioni considerando illegittime quelle che hanno visto la conquista del potere da parte di Abhisit Vejjajiva. L’ex premier, Thaksin Shinawatra, esiliato a Singapore, porta avanti la lotta di dissidenza, nella speranza di un suo ritorno nel Paese del sud est asiatico. La rabbia degli oppositori all’attuale regime è montata a causa della sospensione delle trattative da parte governativa, quando Vejjajiva ha cassato la richiesta delle opposizioni di nuove elezioni. Il 13 maggio l’esercito attacca le camicie rosse nel centro della capitale, bloccando tutte le vie che portano al mercato. La repressione è violenta, l’esercito apre il fuoco, i morti sono numerosi: sale così a 82 il bilancio dei decessi e a 1800 quello dei feriti degli ultimi mesi di lotta. Il 19 maggio i portavoce delle camicie rosse per protesta si consegnano all’esercito, scatenando la violenza dei più giovani, i quali assaltano centri commerciali, negozi e il palazzo della Borsa della capitale, tra le più importanti dell’area. Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, chiede il cessate-il-fuoco e l’apertura di un tavolo di trattative. Intanto le Ambasciate di Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada chiudono temporaneamente le loro missioni diplomatiche, anche a causa della vicinanza degli scontri tra le due fazioni nella zona degli uffici internazionali. Tra le vittime della violenza governativa il fotoreporter italiano Fabio Polenghi, 45 anni, che da tre mesi si trovava nell’ex regno del Siam per conto di una rivista europea. Colpito all’addome da un proiettile, Polenghi è deceduto dopo essere stato portato in un ospedale della capitale. Polenghi era intento a fotografare i dimostranti nel centro della capitale, nella zona di Saladeng. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso il suo cordoglio per la morte del reporter, chiedendo che “siano rigorosamente accertate le circostanze e le responsabilità di quanto è accaduto”. Nei giorni scorsi un tribunale thailandese ha emanato un mandato d’arresto per Thaksin, considerato l’ispiratore delle violenze anti governative. Il dipartimento inchieste speciali della polizia thailandese ha spinto i giudici verso tale decisone dopo aver presentato come prova un video trasmesso pochi giorni prima l’escalation degli scontri nel centro di Bangkok, nel quale l’ex premier invitava le camicie rosse alla mobilitazione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...