La Turchia oggi tra nazionalismo, genocidi negati e democratizzazione

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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La sala consiliare di Palazzo Regio, Cagliari

A quattro anni di distanza dall’assassinio del giornalista turco-armeno Hrant Dink, fondatore e direttore della rivista settimanale Agos pubblicata in lingua turca e armena, il Dipartimento Storico Politico Internazionale dell’Età Moderna e Contemporanea della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari ha organizzato una giornata di studi dal titolo “La Turchia oggi tra nazionalismo, genocidi negati e democratizzazione”. Nell’Aula Consiliare della Provincia, sita al Palazzo Regio, sono intervenuti Nicola Melis, docente di storia e istituzioni del Vicino Oriente, Aide Esu, docente di sociologia politica e Rakel Dink, moglie del giornalista ucciso il 19 gennaio 2007. Al funerale di Dink hanno partecipato 200 mila cittadini, a dimostrazione di una volontà del popolo turco di superare ogni avversità sulla questione armena che sembra ancora scuotere le alte sfere del potere in Turchia. “Il genocidio armeno – ricorda Aide Esu – è il primo avvenuto nel 1900: una violenza totale e di massa che vede altri esempi nello sterminio degli ebrei e nell’ultimo genocidio del XX secolo, quello ruandese. Dalle guerre mondiali in poi il concetto della violenza cambia in maniera sostanziale: chi uccide non ha più paura del nemico, i campi di battaglia diventano i mercati, i caffè, le strade dei centri abitati; nascono le politiche dell’odio organizzato, il nazionalismo moderno e i nuovi Stati post guerra. Con la modernità – continua la sociologa – vengono immessi nelle società idee come quelle della razza, che tendono ad escludere quei gruppi sociali ritenuti diversi, ma anche principi quali i diritti umani, alla base dell’ordine internazionale”. Nicola Melis ricorda come la Turchia, in quanto Nazione, sia nata recentemente, un’invenzione statuale concretizzatasi poi nei primi del 1900. “Si sottolineano spesso le contraddizioni che hanno portato alla formazione dell’Italia, di cui quest’anno si festeggia il 150° dell’unità, dimenticandoci che in quanto Paese l’Italia si postulava già nel medioevo. La Turchia di Kemal – sostiene Melis – compie una cesura col passato ottomano basandosi sulla modernizzazione e cogliendo numerosi elementi dell’occidente, detestandone però l’imperialismo. Nei suoi 87 anni di storia la Turchia ha mostrato diversi paradossi multiculturali, accogliendo alcune forme di modernità ma cadendo nell’errore della cancellazione del caso armeno, iniziato con i massacri della popolazione in epoca pre-nazionalista intono al 1895, continuato poi nel 1915 e 1916”. Una questione all’ordine del giorno, spesso citata dai mass media è quella riguardante lo scontro di civiltà. “L’Islam contro l’occidente o l’Islam contro la cristianità sono dibattiti verso i quali nutro forte perplessità – afferma Melis – perché lo scontro che è avvenuto non ha visto religioni contro, bensì un’irruzione della modernità nella società”. Con i suoi articoli Dink ha sensibilizzato l’opinione pubblica sul caso armeno, conducendo battaglie in aiuto di tutte le minoranze esistenti nel suo Paese. Dink era un personaggio scomodo non solo verso l’autorità ma anche per alcune frange della gente armena: gettava luce su una popolazione timida e riservata, paurosa di crearsi ulteriori inimicizie e la cosiddetta “diaspora armena” non accettava le inchieste sulle questioni finanziarie dei gruppi degli armeni all’estero. L’ira del potere militare verso Dink si è però mostrata con tutta la sua forza dopo la pubblicazione sul settimanale Agos di alcuni documenti che dimostravano l’adozione di una bambina armena da parte di Mustafa Kemal Atatürk: il giornalista voleva sostenere la possibilità della convivenza pacifica del popolo turco. Le istituzioni non hanno agito affinché il suo brutale omicidio si potesse evitare.

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