Michelangelo Guida, L’AK Parti tra islamismo e post islamismo

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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Michelangelo Guida, docente di Sociologia alla Fatih University di Istanbul

Nei giorni scorsi si è tenuta a Cagliari una due giorni di conferenze sulla attuale situazione politica in Turchia. Sono stati ospiti dell’evento Michelangelo Guida e Mehmet Günenç, docenti della Fatih University di Ìstanbul, ateneo con il quale l’Università di Cagliari – e la facoltà di Scienze Politiche in particolare, sotto l’egida della Prof.ssa Baldussi e del Prof. Melis – ha instaurato un rapporto finalizzato alla crescita culturale degli studenti nell’ambito del programma Erasmus. Guida risiede in Turchia dagli anni del dottorato di ricerca: motivi di carattere didattico e sentimentale lo trattengono nella vecchia Costantinopoli. Professore Associato alla Fatih University presso il dipartimento di Scienze Politiche e della Pubblica Amministrazione, Guida racconta l’evoluzione della politica e della società turca dagli anni della Rivoluzione dei Giovani Turchi fino ai giorni nostri. “La Turchia vive una straordinaria fase storica, che la porta ad essere un Paese di riferimento per tutta l’area del vicino e medio oriente. Con la nascita della Turchia repubblicana – ricorda Guida – si vanno a creare due centri di potere: quello di Ankara, politico, e quello di Ìstanbul,
prettamente economico. Dal 1925 inizia il processo di laicizzazione, portato avanti dal regime Kemalista il quale assume una forma autoritaria, anche prendendo spunto dai fatti italiani”. Per numerosi anni la sfera religiosa viene tenuta lontana dalla politica, proprio a causa dello straordinario sforzo tramite il quale i militari hanno osteggiato ogni forma partitica basata sul credo, nella fattispecie musulmano. “Dopo la seconda guerra mondiale – continua Guida – si intraprende
un processo di liberalizzazione del sistema partitico che porterà al multipartitismo: oltre ad un graduale ritorno dei simboli religiosi, si vanno a creare formazioni partitiche musulmane, ci sarà un rinnovo del sistema politico e i nuovi partiti religiosi assumeranno sempre più le caratteristiche della nuova modernità. Tra i precursori della nuova religiosità nell’ambito politico ricordiamo Erbakan: egli riuscirà ad amalgamare varie visioni dell’Islam nella versione partitica, giungendo al 1969 ad essere eletto nel parlamento come Indipendente. Egli capì – aggiunge Guida – che per poter essere ascoltati da una pluralità di cittadini fosse necessario portare avanti rivendicazioni di carattere generale: identità nazionale senza abbandonare la religiosità musulmana, critica verso le èlite economiche di Ìstanbul e comprensione verso le rivendicazioni delle altre realtà, maggiore apertura verso il resto dei bisogni del Paese”. Il movimento di Erbakan non cambia idee e contenuti fino al 1997: fortemente antieuropeo e antiamericano; statalista; portato a favorire la periferia rispetto al centro. Dopo il successo elettorale del 1995 Erbakan sostanzialmente verrà defenestrato dalla guida del Governo. “I militari imposero al Premier una riforma del sistema di istruzione in senso laico: non potendola accettare, egli si dimise. L’aneddoto importante sta nel fatto che ogni qualvolta i militari impongono una loro politica e consegnano in maniera formale al Premier la loro decisione in un documento, in quel momento il palazzo nel quale risiede il Governo viene sorvolato da un aereo dell’aeronautica: questo è un modo per ribadire ulteriormente la loro forza sul sistema”. La svolta arriverà con la nuova formazione politica di Erdoğan. “L’attuale Premier svolse una rivoluzione nel movimento musulmano nel quale militava. Prima divenne sindaco di Ìstanbul, avvenimento che lo porterà alla ribalta della politica nazionale per tutti gli interventi di miglioramento della città (dalle strade all’illuminazione, ai parchi), poi fondò l’AK Parti (sigla AKP): nel 2002, con la nuova formazione, vince le elezioni con una maggioranza parlamentare ampissima”. Come giudicare il nuovo partito? “In italiano – spiega Guida – se dicessi “islamista” farei, secondo i puristi della materia, un errore in quanto con tale parola si definisce lo studioso dell’Islam; in inglese non esiste questo problema perché la parola “islamist” indica un movimento
intellettuale su basi musulmane. E’ questo che è l’AKP: la politica del partito è estesa a tutto il Paese e all’interno del movimento sono presenti personalità di tutte gli ambiti sociali”. Avvengono, però, dei cambiamenti nelle strategie di politica estera. “I nuovi eventi economici – afferma Guida – portano la nomenclatura turca ad attuare una strategia diversa dal passato: meno vicina ai Paesi occidentali e più rivolta verso est. La Cina, la Russia, i Paesi del Golfo e gli Stati ex satellite
dell’URSS sono i nuovi obiettivi di investimento della Turchia: il normale pragmatismo di una Nazione – conclude Guida – che pensa all’evoluzione del suo Popolo”.

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