“Dopo Gezi Park la Turchia prova a cambiare”: intervista a Michelangelo Guida

Michelangelo Guida, docente presso la “29 Mayıs Üniversitesi” di İstanbul

Michelangelo Guida, docente presso la “29 Mayıs Üniversitesi” di İstanbul

Michelangelo Guida spiega le riforme varate dal governo dell’AKP

di Matteo Meloni, da Il Portico di domenica 20 ottobre 2013

Twitter: @melonimatteo

Michelangelo Guida, docente presso la “29 Mayıs Üniversitesi” di İstanbul, spiega ai lettori de Il Portico in cosa consiste il pacchetto di riforme recentemente varato dal governo Erdoğan.
Cosa ha spinto il governo a varare tali riforme?
In questi ultimi mesi il governo si trovava in una fase di stagnazione, di naturale stanchezza da undici anni di governo. A questo sono seguite le proteste di Gezi Park e il processo di pace nel sud est dell’Anatolia. Inoltre, a breve ci saranno diversi appuntamenti elettorali, e l’AKP si trova a rinnovare la sua strategia per vincere le elezioni. In particolare, per le elezioni locali, dovrà presentare dei volti nuovi se vorrà sfondare come nelle precedenti occasioni: negli ultimi dieci anni è andata molto bene, ma sarà difficile presentare qualcosa di nuovo.
Come si articola il pacchetto di riforme?
Anzitutto, bisogna spiegare che alla prima tranche di riforme se ne aggiungeranno altre. In questa prima fase, si punta a modificare la legge elettorale e dei partiti. Sul tavolo ci sono tre proposte: la prima, mantenere la legge corrente; la seconda, cambiare la legislazione attuale, abbassando la quota di sbarramento dal 10 al 5%; la terza, preferita da Erdoğan, proporre un sistema maggioritario a circoscrizione unica. Un importante aspetto delle riforme è quello relativo al finanziamento pubblico ai partiti: in passato si riconosceva il diritto al finanziamento solo ai partiti che superavano il 7%, ora basterà il 3%, così da permettere al partito curdo e a quelli più piccoli di ottenere il finanziamento.
Esiste, quindi, un problema di pluralità nella rappresentanza?
La pluralità già esiste, ma il finanziamento è garantito solo ai grandi partiti. La normativa è complessa: un partito, per avere il finanziamento, deve essere rappresentato in più della metà delle regioni turche, quindi una nuova formazione politica o una con piccola rappresentanza ha da affrontare spese enormi. Riducendo il peso per tali partiti, essi potranno giocare un ruolo maggiore alle elezioni.
Verranno concessi maggiori diritti alle minoranze?
Le riforme prevedono l’abolizione della pena per l’uso delle lettere q, w, x, lettere usate nell’alfabeto curdo-turco che però erano vietate: non facendo parte dell’alfabeto turco-latino, non si potevano usare nemmeno in quello curdo. Il loro utilizzo era permesso solo per parlare in altre lingue straniere. Questa decisione ha un forte valore simbolico. Nelle scuole private è permesso l’uso di altre lingue, e da ora in poi si potrà usare il curdo per le materie classiche come la matematica e la geografia. I villaggi, inoltre, potranno chiedere di utilizzare i toponimi originali: tra gli anni ’30 e gli anni ’80 il governo cambiò, infatti, i nomi dei villaggi curdi. Tra gli altri aspetti delle riforme, è stato abolito il giuramento di fedeltà al quale erano obbligati gli studenti, nel quale si affermava che la loro assistenza veniva dedicata all’esistenza della nazione turca. In alcuni ambienti, l’abolizione del giuramento ha creato grosse polemiche.
Ci spiega la questione della possibilità di utilizzo del velo negli uffici pubblici?
Questo aspetto ha scaturito la curiosità più dei media occidentali che a livello locale. Sostanzialmente è stata abolita la proibizione – e la restrizione sull’abbigliamento – dell’uso del velo, salvo per le lavoratrici del ministero della difesa, per le donne che lavorano nella polizia e nella magistratura. È stata modificata una legge del codice penale che impediva forme religiose personali, così se ad una persona verrà impedita la possibilità di fare la preghiera sul posto di lavoro, ciò diventa reato. Se una donna porta il velo e il datore di lavoro impone punizioni per il suo uso, anche questo diventa reato. In realtà già da marzo tali obblighi erano stati aboliti quasi ovunque dopo che un sindacato vicino all’AKP, con una prova di forza, chiedeva ai propri iscritti di ignorare questa regola. Ci sono già dipendenti degli uffici pubblici che vanno a lavoro col velo, con i jeans, con la barba. Ormai è un fatto già acquisito.

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  1. Pingback: Turchia, in Parlamento il primo discorso col velo di una deputata | pensoerifletto

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