Il tunnel sotto il Bosforo: quale futuro per Istanbul?

İstanbul: in lontananza, la New Mosque. Foto: Matteo Meloni.

İstanbul: in lontananza, la New Mosque. Foto: Matteo Meloni.

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Nel 1829 l’avanzata della cavalleria russa dello Zar Nicola si fermò a sole quaranta miglia dalla conquista di Costantinopoli. Egli decise di non far proseguire il proprio esercito alla vittoria sull’allora capitale dell’Impero Ottomano perché le conseguenze geopolitiche sarebbero state imprevedibili. All’epoca era in ballo l’equilibrio del cosiddetto Grande Gioco che si svolgeva nel centro Asia, con la Russia zarista e la Gran Bretagna colonizzatrice che si contendevano, con alterne fortune, il potere nell’area, e la Via della Seta ambita per potersi inserire nei mercati orientali. Un secolo dopo, l’Impero Ottomano e quello della Russia zarista scomparvero, così come finì, poi, il giogo britannico, e di tutte le altre potenze, sulle colonie.

Primus inter pares

Costantinopoli, ora Istanbul, non è la capitale della nuova Turchia, ma gioca ancora il ruolo di primus inter pares tra tutte le città della Repubblica. Il Paese, guidato dall’Akp dal 2001, è incardinato in una zona geografica cruciale, e Erdogan, coadiuvato dal ministro degli Esteri Davutoglu, è stato apparentemente capace di cogliere e raccogliere la sfida verso la quale la Turchia andava incontro: essere all’altezza del ruolo di Nazione leader della propria area, e accogliere le richieste di cambiamento provenienti dalla sua popolazione. Il 29 ottobre 2013 è stato un giorno importante per la storia recente della Repubblica di Turchia: in sole 24 ore i turchi hanno assistito all’inaugurazione del tunnel sotto il Bosforo, che collegherà la parte europea ed asiatica della città, alla sottoscrizione di un accordo col Giappone per la costruzione di una seconda centrale nucleare nel Paese, e festeggiato i novant’anni della Repubblica. Per il ministro dei trasporti Yıldırım il tunnel, ribattezzato Marmaray, «È la struttura più resistente di İstanbul, e solo un terremoto di nove gradi della scala Richter potrebbe causare un riversamento di acqua al suo interno. Siamo preparati ad un simile disastro: in tal caso, le porte del tunnel si chiuderebbero automaticamente, evitando così l’allagamento». La stampa ha parlato di Via della Seta 2.0, e il Governo enfatizzato il fatto che questo sarà il primo collegamento ferroviario – de facto – tra la Cina e l’Europa occidentale.

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Panorama di Ortakoy, sobborgo di lusso di Istanbul, lungo il Bosforo. Photo: http://www.artribune.com

Grandi opere

I turchi sono abituati alle grandi manifestazioni. Nel 1973, al festeggiamento del cinquantesimo anniversario della Repubblica, venne inaugurato il primo ponte sul Bosforo, e il ricordo di questo evento ha portato numerosi commentatori politici a criticare l’utilità del Marmaray: tali opere sono funzionali principalmente per la città di İstanbul, ma i vari governi in carica le sfruttano a livello nazionale per guadagnare consenso. E l’Akp, secondo un sondaggio della società MetroPOLL, vive una fase di difficoltà: il 45 per cento del totale degli intervistati si dice pronto a votare, se ci fosse, un nuovo partito, e il 43 per cento degli elettori dell’Akp la pensa allo stesso modo. Le riforme recentemente varate sono un segnale di cambiamento verso l’elettorato dopo i fatti di Gezi Park del maggio 2013, ma la strada verso la pacificazione nazionale sembra ancora lunga. L’azione di Davutoglu in politica estera è stata ambivalente. La politica di vicinato “Zero problems with our neighbors” ha fallito clamorosamente: ne è un esempio lampante l’accantonamento del progetto di unione economica Cnetac con Siria, Libano e Giordania, che ha poi visto la deflagrazione dei rapporti con la Siria dopo l’inizio della guerra civile. La dottrina della “profondità strategica”, invece, sembra aver dato maggiore soddisfazione.

Economic Cooperation Organization

La Turchia, infatti, ha speso molte energie nel consolidamento dell’Eco (Economic Cooperation Organization), realtà importantissima del centro Asia che permette ad Ankara di investire grandi risorse, assumendo il ruolo di leader economico nel moderno Grande Gioco. In seno all’Eco, del quale fanno parte le ex Repubbliche satellite dell’Urss, insieme a Turchia, Iran e Pakistan, sono stati disposti grossi investimenti infrastrutturali che hanno rinvigorito l’antica Via della Seta. Secondo l’“Eco Annual Economic Report 2011” il commercio estero della regione ha toccato un volume totale pari a 894,621 milioni di dollari, con un incremento del 23,5 per cento rispetto alla precedente rilevazione; la Turchia ha contribuito al commercio dell’organizzazione economica del centro Asia con il 42 per cento del totale del commercio tra gli Stati membri; le previsioni per il 2012 danno il PIL reale dell’Eco in crescita del 7,2 per cento. Quella centroasiatica è un’area che sembra non patire la crisi economica mondiale. E la Turchia è fortemente attiva su quel fronte, da inquadrare nella dottrina della profondità strategica, che vede Ankara pronta a dialogare con tutte le Nazioni del mondo.

Accordo nucleare Turchia-Giappone

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Abe e Erdogan si stringono la mano alla firma dell’accordo sulla costruzione di una nuova centrale nucleare. Photo: http://www.hurriyetdailynews.com

Stesso discorso per la realizzazione della seconda centrale nucleare con l’aiuto del Giappone. Il premier giapponese Shinzo Abe era l’ospite d’onore nella giornata del 29 ottobre, e ha sottoscritto con Erdogan l’accordo per la costruzione della centrale nucleare che vedrà la luce nella provincia di Sinop, sul Mar Nero: il contratto che lega Ankara e Tokio ammonta a 22 miliardi di dollari, e permetterà all’alleanza nippo-francese Mitsubishi Heavy Industries-Areva di realizzare un complesso nucleare che produrrà fino a 4,800 megawatt. Oggi non ci sono le armate dello zar a spaventare l’antica Costantinopoli: è semmai il continuo bisogno di democrazia ad aleggiare sulla società turca. Solo se riuscirà a far camminare verso lo stesso obiettivo tutte le sue componenti interne la Turchia potrà raggiungere grandi obiettivi al centenario della Repubblica, ed è forse questo il Grande Gioco che l’Akp di Erdogan dovrà gestire nel migliore dei modi.

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