La guerra dell’acqua: il Consigliere Regionale Stocchino spiega perché Abbanoa verrà privatizzata

Il Consigliere Regionale Giuseppe Stocchino (al centro) ha presentato una interpellanza alla Regione Sardegna chiedendo di spiegare quale futuro si prospetta per l'acqua nell'isola. Foto: http://www.sassarinews.it/

Il Consigliere Regionale Giuseppe Stocchino (al centro) ha presentato una interpellanza alla Regione Sardegna chiedendo di spiegare quale futuro si prospetta per l’acqua nell’isola. Foto: http://www.sassarinews.it/

di Matteo Meloni, da Il Portico di Domenica 24 Novembre 2013

Twitter: @melonimatteo

IL DIRITTO DI ACCESSO all’acqua pubblica è alla base della nostra società, non possiamo permettere che i privati gestiscano una risorsa così preziosa”. Le parole del consigliere regionale Giuseppe Stocchino sono ferme e decise: la sua battaglia è contro la delibera della Giunta di via Roma che prevede la possibilità di cessione al mercato di Abbanoa: “Va in direzione opposta rispetto al referendum del giugno 2011, e non è possibile dimenticarsi del volere dei sardi come se niente fosse”.

Come si è giunti a questa situazione?

Abbanoa nasce con lo spirito di raccogliere le esigenze dei vari territori della Sardegna, unendo tutti gli enti di gestione delle acque a livello regionale. Il management della società ha toppato negli obiettivi di razionalizzazione che si era prefissato, ma come al solito rischiano di pagare per le cattive decisioni non i dirigenti, bensì i lavoratori. E il fallimento di Abbanoa ha portato la Regione Sardegna al suo salvataggio, con i soldi dei contribuenti. L’Unione Europea non ha potuto accettare quello che si è rivelato un aiuto di Stato, imponendo così le misure che Cappellacci, senza batter ciglio, ha accettato ed imposto con la deliberazione di agosto. Faccio notare che i rischi ai quali va incontro Abbanoa sono i rischi del popolo sardo: in primis, la privatizzazione della gestione dell’acqua. Con risultati imprevedibili: nei Paesi dove è stata presa una misura di privatizzazione, abbiamo assistito a distorsioni sociali gravissime, come i meno abbienti doversi recare ai fiumi per poter avere accesso all’acqua. Non è questo che vogliamo: la globalizzazione e le multinazionali aspettano decisioni simili, e il volere delle popolazioni verrebbe così calpestato. Anche Papa Francesco ha parlato del diritto ai beni comuni dell’essere umano: diritto alla terra e alla salvaguardia dell’ambiente, insieme al bisogno di giustizia.

Il Referendum del giugno 2011 ha visto la schiacciante vittoria del fronte del sì all’abrogazione della “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica”.

La vittoria del 2011 ha sancito la fiducia dei cittadini verso lo Stato per la gestione delle acque: perché tornare indietro su una decisione così popolare? Dovremmo, semmai, spingere per una maggiore efficienza degli enti che gestiscono – e gestiranno – le risorse idriche. Al contrario, le misure imposte dall’Europa, viste nella deliberazione della Giunta, avranno due effetti: la chiusura anticipata di tre anni di Abbanoa, e la sua messa in vendita, con un bando a livello europeo. A quel punto l’ente diventerà privato. La questione della privatizzazione dei beni considerati pubblici è ampia, non solo relativa all’acqua. Se parliamo, ad esempio, dei trasporti, un caso pratico è quello della Gran Bretagna e della concessione della rete ferroviaria ai privati: servizi diminuiti, manutenzione scarsa, maggior numero di incidenti. Oggi sta avvenendo il passaggio contrario: il mercato privato ha fallito, e i sudditi di Sua Maestà devono coprire i buchi di bilancio, lasciati alla collettività.

Volete far luce, dunque, sul caso societario di Abbanoa?

Chiediamo dei chiarimenti rispetto alla gestione della società. La questione è da inserire all’interno del problema della proliferazione degli enti, buchi neri che attingono alle risorse regionali impoverendo i vari settori. E la Sardegna ha un disperato bisogno di fondi, non di sprechi: serve un piano di rilancio per il lavoro e per la scuola, legare quindi il tema della giusta spendita dei soldi a quello di una riorganizzazione complessiva. Abbanoa si è dimostrata come il classico “carrozzone”: non è di questo che ha bisogno la Sardegna, e tantomeno di un ente per la gestione delle acque privatizzato.

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