Il dibattito televisivo per le primarie del PD: vantaggi e svantaggi alla luce del nuovo assetto della destra

Gianni Cuperlo, Matteo Renzi e Pippo Civati al dibattito negli studi di Sky. Foto: www.vanityfair.it

Gianni Cuperlo, Matteo Renzi e Pippo Civati al dibattito negli studi di Sky. Foto: http://www.vanityfair.it

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

La strana democrazia italiana si accolla il fardello di strani personaggi politici, strani partiti e strane elezioni primarie. E nella strana democrazia italiana, dove tutto – e niente – è possibile, è concesso ad un personaggio come Berlusconi di scendere in politica, col beneplacito dei suo avversari politici, nonostante un conflitto d’interessi che farebbe impallidire chiunque in un altro Paese dove vige un sistema democratico. Ma se l’affaire Berlusconi viene oggi relegato alle questioni giudiziarie, rimane sempre un senso di incompletezza al sistema politico italiano. Tutti hanno colpe della deriva del Paese, ma nessuno ne è responsabile. Allora: quale soluzione per la classe politica italiana? Un ricambio generazionale è auspicabile, ma laddove sembra esserci scopriamo che, in realtà, dietro ciascun uomo nuovo esiste un gruppo forte, un politico di lungo corso, finanziamenti provenienti da chissà dove. Nel centrosinistra (se ancora esiste) basta prendere in considerazione Renzi, Cuperlo e Civati del Partito Democratico per rendersene conto. Ma, senza entrare nello specifico dei finanziamenti delle rispettive campagne per le primarie in svolgimento, il dibattito televisivo tra i contendenti alla Segreteria del PD è pur sempre da considerare come un aspetto innovativo e di confronto che porta i singoli individui a chiarirsi le idee sui personaggi in campo. Matteo Renzi, il più forte dei tre, mediaticamente parlando sfonda su tutti i fronti. Il problema è che piace anche a destra, ed il Segretario del maggior partito che si definisce di sinistra non può avere la sua forza nel gradimento dell’altra parte politica. Le primarie aperte non aiutano certo a cambiare questo dubbio alla base della candidatura renziana: a che gioco vuol giocare il Sindaco di Firenze? Durante le primarie del 2012 Renzi è stato sconfitto da Pier Luigi Bersani; il toscano ha avuto per mesi l’appoggio delle testate della famiglia Berlusconi, creando dissapori all’interno del PD. Oggi, per convenienze politiche del Cavaliere, questo appoggio sembra mancare. Ecco un motivo su cui riflettere per coloro i quali appoggiano il giovane Sindaco.

Gianni Cuperlo è senza dubbio di sinistra, e questo è il suo problema principale: il PD è fatto in parte di democristiani, e le sue idee non piacciono tout court. Non ha l’appeal giusto per guidare un partito così come si aspetta l’italiano medio, abituato dopo vent’anni di berlusconismo a boutade e affermazioni sconsiderate, al limite della decenza. E Cuperlo, politico infarcito di tanta retorica di sinistra, è quello che più ha pagato lo scotto nel duello di ieri sera. Pippo Civati è la speranza. Non si definisce giovane: “A quarant’anni – dice – i giovani sono quelli che ne hanno venti”. Ma ha avuto l’arroganza giusta per essere considerato uno dei nuovi eroi – del PD – di sinistra: ha cavalcato, nei giorni dell’elezione del Presidente della Repubblica, il malcontento generale creatosi sul nome di Franco Marini, chiedendo ripetutamente scusa – nel duello televisivo – per la mancata elezione di Romano Prodi. L’Italia non è un Paese per “giovani”: Civati ne è conscio, e per questo già arrivare al secondo posto il prossimo 8 dicembre sarebbe una vittoria.

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Il valore delle elezioni primarie svolte in questo modo è pari a zero: si cavalca il semplice sentimento del momento, senza tener conto della base e del futuro del partito. Soprattutto nell’elezione del Segretario, la consultazione sarebbe dovuta essere aperta solo ed esclusivamente agli iscritti. In questo modo, invece, anche gli elettori di destra possono votare, sfasando l’assetto del partito. Il risultato è un controllo più agevole della scena politica da parte degli avversari del PD, già forti in tal senso. Il Partito Democratico si trova ora in un cul-de-sac senza possibilità d’uscita. Esiste un peccato originale: l’aver dato questa possibilità fin dagli albori delle primarie all’italiana; ora, un passo indietro in questo senso provocherebbe malumori nell’elettorato, e il partito guidato da Guglielmo Epifani ha un’estrema paura di veder fallire questo tipo di consultazione. L’aspetto curioso è che non passa il messaggio corretto delle primarie, ovvero: grande trasparenza verso l’elettore, in giorni davvero bui e difficili per la politica, screditata e non funzionante, e apertura alla base allargata. A destra, inoltre, non si vede nemmeno l’ombra di una consultazione in stile primarie per scegliere il Segretario, o il candidato Premier.

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Il dibattito televisivo sembra essere una bestemmia per Berlusconi: incardinato nel suo stile di padre padrone, terrorizzato verso ogni tipo di domanda, il – quasi ex – Cavaliere non ha accettato nessun face to face nelle ultime consultazioni politiche. Sperando che non ci sia lui alle prossime elezioni generali, è auspicabile che il leader della futura coalizione di destra sia favorevole ad un simile strumento di confronto. Sono pochi gli esempi positivi che si possono recuperare dalla politica americana: questo è uno di quelli meritevoli di fiducia. E quindi: why not?

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  1. Pingback: L’eleganza del Grillo | pensoerifletto

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