Caro PD, stai sbagliando: a questo gioco non ci sto più

Manifestazione del PD. Foto: www.partitodemocratico.it

Manifestazione del PD. Foto: http://www.partitodemocratico.it

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Quella che dovrebbe essere una competizione elettorale finalizzata all’elezione del Segretario di un partito, quel PD in balìa dei venti guidato ad interim, da maggio 2013, da Guglielmo Epifani, si è trasformata in una kermesse televisiva che vorrebbe scimmiottare, da un lato, le primarie dei partiti democratico e repubblicano statunitensi, dall’altro, portare alla ribalta mediatica le idee dei competitor in gioco – Civati, Cuperlo, Renzi – che si dicono tutti e tre pronti alla guida non solo del partito nato nel 2008 dalla “fusione fredda” tra Democratici di Sinitra e Margherita, ma del Governo del Paese. Il detto “La speranza è l’ultima a morire” non suona bene per il PD, e soprattutto per i suoi elettori, che la speranza di un vero cambiamento l’hanno persa – in maniera chiara – dopo l’emorragia di voti delle politiche del febbraio 2013. Le primarie dovrebbero rappresentare un momento di svolta nel partito, ma così non sembra essere. Soprattutto perché non esiste una comune visione d’intenti su come riformare il partito, sulle politiche economiche da portare avanti, sulla futuribilità del Paese. Fino al 2012 il Segretario del Partito Democratico era il candidato alla Presidenza del Consiglio. Questa scelta nasce nel 2008, con la volontà di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi di cannibalizzare la politica italiana creando a tavolino una cultura bipartitica estranea alla storia parlamentare dell’Italia. Per le primarie di coalizione del 2012 il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, chiese la modifica del regolamento per poter partecipare alla competizione: dato il peso della base vicina al Sindaco, si decise di accontentarlo. Renzi perse contro Bersani: quest’ultimo, poi, si dimise in seguito alla mancata elezione di Romano Prodi come Presidente della Repubblica. Oggi, 8 dicembre, una moltitudine di cittadini spenderà due euro per esprimere il proprio voto. E questa volta, per la prima volta, io non andrò a votare. Da non iscritto, se fosse stato imposto l’obbligo d’essere tesserati per votare alle primarie non avrei esitato a prendere la tessera. Ma partecipare, ancora una volta, ad un gioco perverso che vuole elettori di ogni genere, storia politica, ordine e grado votare per lo stesso partito non è più divertente: è come partecipare ad un’orgia sapendo che nel gruppo è presente una persona con malattia sessualmente trasmissibile. Prevenire è meglio che curare: ma il PD non lo sa, continua imperterrito in errori di valutazione grossolani visibili alla maggioranza dell’elettorato. Se così non fosse, avrebbe vinto le precedenti elezioni: non c’è Grillo che tenga. Buona fortuna, Partito Democratico: a questo gioco non ci sto più.

Ps: sui social network i commenti sulle primarie sono i più disparati.

L’ironia sulla quota da versare per poter votare…

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C’è chi pensa ai prossimi mondiali…

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Chi fa semplici raggruppamenti di establishment…

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Chi polemizza con chi andrà a votare…

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E chi non crede nell’esistenza del PD:

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