Elezioni regionali in Sardegna: si salvi chi può!

Dall’affaire Barracciu al passato da copiatore di Mauro Pili, passando per Ugo Merda e le sveglie mattutine della Murgia

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Che i politicanti italiani, sardi compresi, abbiano da tempo toccato il fondo è un dato di fatto che scaturisce dai numeri esorbitanti della disoccupazione, delle mancate occasioni di crescita e dell’incapacità generale nel trovare soluzioni per una crisi che la Sardegna paga più di altre regioni, essendo perennemente in difficoltà nonostante le funzioni speciali attribuite all’isola sulla carta in quanto “Regione a Statuto Speciale”: il confronto con, ad esempio, il Trentino-Alto Adige dovrebbe far impallidire. Tant’è, se Cappellacci vinse le elezioni del 2009 grazie alla campagna elettorale mandata avanti da Berlusconi quasi in franchising, con un copione già utilizzato in Abruzzo e che si è rivelato vincente anche nell’isola, Soru le perse per la mancanza di supporto da parte del suo partito, quel PD sempre e comunque al centro di problemi interni e che oggi non riesce a trovare la strada maestra nonostante il forte mandato ricevuto da Matteo Renzi durante le primarie populiste svolte nel giorno dell’Immacolata Concezione. Vicende nazionali a parte, domenica 16 febbraio vedremo ai blocchi di partenza facce note e meno note, ed è difficile capire chi sarà il favorito.

Ugo Cappellacci, Forza Italia

Ugo Cappellacci, Forza Italia

Ugo Cappellacci, già presidente della fallita e inquinante Sardinia Gold Mining, è rinviato a giudizio per abuso d’ufficio nell’indagine nazionale sugli appalti dell’energia eolica, e accusato di bancarotta per dissipazione documentale nell’inchiesta relativa al crac milionario della Sept Italia: non certamente un puro di cuore. Anche stavolta il – quasi ex – Cavaliere torna in Sardegna (ben due volte: sintomo di difficoltà?) per appoggiare il Governatore uscente. Tra boutade e sberleffi, tipici dei comizi di Berlusconi, ha fatto scuola la barzelletta raccontata dal leader di Forza Italia su un certo Giancarlo Merda che, chiedendo di cambiare nome, scelse Ugo Merda. Cappellacci, in difficoltà, ha cercato di raddrizzare il tiro mancino spiegando che i genitori lo chiamarono Ugo per questione di semplicità. La seconda incursione di Berlusconi in Sardegna il 14 febbraio ad Arborea dove, non pago della prima performance, afferma: “Avrò fatto sei o sette volte il progetto di venire ad Arborea… Perché si chiamava Mussolinia”. Insomma, una campagna elettorale, quella del centrodestra, ricca di contenuti.

Mauro Pili, Sardegna Unita

Mauro Pili, Sardegna Unita

L’ex governatore Mauro Pili, dopo aver abbandonato il PDL, ha deciso di scendere in campo con la lista Sardegna Unita. Chissà se anche stavolta – in caso (remoto) di elezione – copierà il discorso d’insediamento dell’allora presidente della regione Lombardia, Formigoni. Così come scriveva nel 1999 Concita De Gregorio, raccontando egregiamente i retroscena di quella vicenda:

“Nessuno sa come spiegarsi perché Mauro Pili, nuovo enfant prodige di Forza Italia, 32 anni, da un mese presidente della regione Sardegna, non si sia fermato a riga tre del suo discorso d’insediamento e anziché leggere “le nostre undici amministrazioni provinciali” non abbia correttamente detto: quattro. Le province, in Sardegna, sono quattro. è stato un peccato, perché l’incomprensibile errore ha dato modo a quel corsaro della politica di Niki Grauso di andare all’ assalto, ancora una volta. Dove è che sono undici, le province? In Lombardia. Sospetto, verifica, conferma. Ha fermato le macchine del suo giornale, Grauso, e nella notte ha fatto ribattere “l’Unione sarda” per aggiungere le seguenti notizie: primo, il discorso di Pili è copiato dal programma di Formigoni per la Lombardia. Le percentuali di superficie montuosa, la quantità di rifiuti, le province: è tutto riferito alla Lombardia e non alla Sardegna per il semplice motivo che il discorso è quello di Formigoni. Identico, anche nei refusi. Deve essere stato copiato a blocchi, con un computer. Secondo, il Nuovo Movimento di Grauso non voterà a la fiducia a un presidente falsario. (…) Non male, per uno a cui Berlusconi aveva detto 15 giorni fa: “è bravissimo, se non ce la fa a fare la giunta lo prendo e lo porto con me a Roma, a fare il numero due del partito”. Forse adesso ce lo porta, a Roma. In fondo al Cavaliere non è mai sembrato un peccato mortale copiare. Un’ astuzia, semmai. Un risparmio e dunque un guadagno. Da ragazzo ci lucrava, vendendo i compiti in classe ai compagni. Tempo fa lasciò a bocca aperta la platea, a Torino, dicendo “..perchè il porto di questa città, la Lanterna”. Era un discorso preparato per Genova. Poco male, non è successo niente. Pili copia Berlusconi che copia, magari il Cavaliere premierà il suo clone perfetto. D’ altra parte Pili, come oggi ricorda il suo talent scout sardo Giuseppe Pisanu, è uno che ha preso 152 mila voti alle ultime elezioni, record di tutti i tempi in Sardegna. “L’ unico giudizio che ci interessa è quello degli elettori”, dice Pisanu. Concetto caro a Berlusconi, lo ripete a ogni sentenza giudiziaria che fiocca. Il tribunale del popolo ha eletto Pili, non sarà una copiatura a condannarlo. Del resto anche il giovane talento sardo ha dei trascorsi in materia: quando dette l’esame da giornalista si dovette ritirare, era nell’ elenco dei 28 a cui si scoprì che, in quella sessione, i commissari avevano dato un aiutino. Incidente che, come si è visto, non gli ha impedito di fare una carriera strabiliante: primo sindaco non rosso di Iglesias, per due mandati e a meno di trent’ anni. (…) Dicono che Silvio abbia avuto per lui parole di comprensione, pur nel paterno rimprovero, anche ieri. Ieri, mentre di Pili si erano perse le tracce, la sinistra chiedeva le sue dimissioni per plagio istituzionale, il dibattito sulla fiducia veniva sospeso. “Noi ci eravamo tutti iscritti a parlare – hanno spiegato dall’ opposizione – ma ci è sembrato surreale dibattere sulle dichiarazioni di Formigoni”. Surreale, ma chissà come finisce. Pili è uno che voleva trasformare le miniere del Sulcis in “una specie di Disneyland”, perché “la miniera della Sardegna è il turismo”. Ha portato Elio e Patty Pravo a cantare sottoterra. Il suo nemico del momento è Cossiga, che però a suo tempo gli regalò uno scoop e mostrava di apprezzarlo”.

Francesco Pigliaru, Partito Democratico

Francesco Pigliaru, Partito Democratico

Brutte figure

Già, erano tempi molto diversi: l’Unione Sarda aveva un altro stile e mandava avanti una diversa linea editoriale – quanto meno votata alla realtà dei fatti. Ma, tornando ai candidati delle regionali, è da stigmatizzare la figura barbina (ennesima) del PD nella scelta del suo candidato, Francesco Pigliaru. La vergognosa vicenda Barracciu non verrà facilmente dimenticata dall’elettorato: la rappresentante europea, coinvolta nell’inchiesta sull’utilizzo dei fondi ai gruppi consiliari, ha fatto sì che il partito piombasse in una crisi senza precedenti, mettendolo alla mercé dei vari commenti giustamente indignati di militanti e non. Il Partito Democratico ha dovuto subire anche l’ironia di Cappellacci che, tramite il suo profilo Twitter, ha scritto così: “Grande delusione alla Fiera, si aspettava Topo Gigio e si è presentato l’assesSoru”. E ora, scegliendo Francesco Pigliaru, professore di economia presso l’Università di Cagliari, il PD non punta certamente sulla freschezza, semmai su un usato (non è dato a sapere quanto garantito): già Assessore alla Programmazione della giunta Soru, il professore è visto dai dirigenti piddini come l’ancora di salvezza di una campagna elettorale votata allo sfascio, e un po’ disperata. Solo il 9 gennaio è comparso l’account Twitter del candidato del PD, sintomo di una corsa contro il tempo che non lo aiuterà alla battaglia per la vittoria. Nelle scorse settimane Cappellacci e Pigliaru si sono beccati come due galli da combattimento. Per Cappellacci, Pigliaru “è una scelta disperata dell’ultimo momento, ex assessore della Giunta Soru, padre adottivo e spirituale della tassa sul lusso, e mostra di non sapere di cosa si sta parlando nel merito del Piano paesaggistico regionale, oltre che padre di un famoso processo di programmazione territoriale avviato in pompa magna e naufragato totalmente. Se questo è l’antipasto, la prospettiva futura non fa immaginare niente di positivo”. Rispondendo alle accuse del governatore uscente, il professore, con una nota, risponde che “Disperato è chi si trova costretto a distorcere il passato perché non può citare nessuna delle cose solo promesse e mai attuate nell’interesse della Sardegna. Arriverà anche il momento di confrontarci seriamente su temi complessi, come la Progettazione territoriale e il Piano paesaggistico. Se poi il Presidente uscente vuole un rapido confronto sul passato, gli ricordo che nel 2004 ha firmato uno dei peggiori bilanci della storia dell’Autonomia della Sardegna, carico di debiti che ancora adesso paghiamo e basato sulla perfetta ignoranza del fatto che da anni lo Stato italiano ci stava trasferendo cifre enormemente inferiori a quelle dovute in base allo Statuto sardo. Lui non se n’è accorto, noi invece sì: dopo poche settimane abbiamo avviato la vertenza entrate di cui cerca di attribuirsi meriti che certamente non ha. Ci attendiamo che, nel 2014, Cappellacci parli delle cose che ha fatto da presidente della Regione, in questa legislatura tragica per la Sardegna. Per quanto riguarda le tasse, il governatore uscente stia sereno: l’unico alleggerimento della pressione fiscale vero di questi cinque anni, il taglio dell’Irap, è una conquista nata per iniziativa del centrosinistra”.

Michela Murgia, Sardegna Possibile

Michela Murgia, Sardegna Possibile

Michela Murgia, la scrittrice, merita un discorso a parte. Prima ad aver dichiarato la sua intenzione alla candidatura, potrebbe diventare – anche qui, un caso remoto – la prima presidente della Regione di sesso femminile. Fortemente legata ai temi ambientali, la Murgia sembrerebbe outsider rispetto alla classica politica. Bisogna valutare quale tipo di sensazioni è riuscita a trasmettere agli elettori. Anche lei è stata immischiata nelle polemiche e nelle battute – spesso poco edificanti – da campagna elettorale. Cappellacci, durante il programma radiofonico “Un giorno da Pecora”, dice: “Michela Murgia ha detto che io sono lo Schettino della politica? Lei è la Costa Concordia della politica, perché come stazza ci siamo, affonderà di sicuro e poi è solita fare gli inchini agli armatori”. Recentemente, ospite di “Agorà”, la Murgia, stizzita per l’attesa e per le tematiche del programma di Raitre, in un fuorionda alza la voce e, a microfoni aperti, si sente un “Mi sono svegliata alle 7.30 per questo?”. Tanta polemica – a mio avviso strumentale – con Pigliaru che via Twitter risponde alla candidata di Sardegna Possibile scrivendo: “Mi chiedono a che ora mi sveglio la mattina. Abitualmente alle 6,30, per correre prima di lavorare. È tutta questione di ritmo”. Durante il confronto con gli altri candidati organizzato dalla Coldiretti la Murgia si è contraddetta sul tema dei terreni agricoli: prima chiede di non venderli, specie agli arabi (“è naturale – ha detto la Murgia – che loro vogliano le nostre terre fertili, loro che hanno il deserto”), per poi invitare tutti a non tenere i soldi in banca e ad investirli nell’acquisizione di nuovi terreni. Agricoltori e allevatori presenti al dibattito hanno notato l’incoerenza, facendolo notare con un forte brusio in sala.

Comunque vada, sarà un insuccesso: se è vero che Cappellacci e Pigliaru sono testa-a-testa, chiunque vincerà governerà in nome della sua parte politica, dimenticandosi dell’opposizione. Ci aspettano altri cinque anni infuocati, ma la Sardegna ha sete di lavoro, turismo sostenibile, infrastrutture adeguate, investimenti nell’edilizia scolastica e tanta, tantissima fortuna.

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