Il fardello del Professore

Elezioni vinte dall’astensionismo, e dalla sinistra rossa

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Francesco Pigliaru: il 16 febbraio è stato eletto Governatore della Sardegna

Francesco Pigliaru: il 16 febbraio è stato eletto Governatore della Sardegna

E ora, che si fa? Ci si deve rimboccare le maniche, e spalare tanto fango: quello nel quale la Sardegna è impantanata più o meno da sempre. Non sarà facile governare per il nuovo presidente Francesco Pigliaru. Essere un viso spendibile, un bravo economista e un docente di alta qualità non garantisce necessariamente buoni risultati, e il governo tecnico di Mario Monti, un altro professore, ne è l’esempio più lampante in assoluto. Si dirà che in principio Monti non è passato tramite il voto popolare, e Pigliaru sì: vero. Ma la drammatica realtà economica e sociale dell’isola è da vera emergenza. Il vincitore dovrà gestire diverse patate bollenti: alcune storiche, alcune nuove, altre promesse in campagna elettorale.

Il rapporto Stato-Isola

La continuità territoriale è tra quelle storiche più sentite, sia perché la diaspora sarda in giro per l’Italia (e per il mondo) rappresenta una fetta consistente della popolazione, sia perché una regione a vocazione turistica deve necessariamente competere con le altre realtà ricettive del mediterraneo, alcune delle quali senz’altro più convenienti della Sardegna. L’Unione Europea ha recentemente bocciato la flotta sarda, valutando come aiuti di Stato i 10,8 milioni di euro utilizzati dalla Regione Sardegna per la Saremar, creando un poderoso buco di bilancio.

Questione Abbanoa: la società che gestisce l’acqua in Sardegna è sull’orlo del fallimento, e la delibera del 28 agosto 2013 “Provvedimenti urgenti per la continuità dell’erogazione del servizio pubblico di acquedotto, fognatura e depurazione” del Consiglio Regionale a guida Cappellacci sembra andare verso una concessione ai privati delle quote societarie di Abbanoa, fatto che renderebbe vano il referendum del giugno 2011.

Edilizia scolastica: Pigliaru ha promesso di destinarvi 150 milioni di euro per 5 anni. Il Professore avrà fatto bene i calcoli, ma dovrà dimostrare alla popolazione dove trovare le risorse necessarie al nobile scopo di risollevare le sorti della scuola e dell’università pubblica isolana.

L’epilogo elettorale delle regionali in Sardegna può essere sintetizzato in tre elementi:

1. Astensionismo: solo il 52% degli aventi diritto ha partecipato alla consultazione;

2. Michela Murgia: nonostante il 10% dei consensi come candidata alla presidenza, nessun rappresentante della scrittrice sarà in Consiglio Regionale;

3. Silvio Berlusconi ha perso.

Disaffezione al voto

Come leggere i dati dell’astensionismo? In primis le prossime elezioni regionali dovranno tener conto dei sardi che per motivi di studio o di lavoro si trovano fuori dall’isola. È un sacrosanto diritto costituzionale poter votare. È necessario studiare un piano: o di rientro nell’isola, o di votazione a distanza. Entrambe le soluzioni hanno un costo, ma in questo caso il fine giustifica i mezzi. In secondo luogo, è compito della politica trasmettere fiducia agli elettori con programmi e, soprattutto, atteggiamenti capaci di poter recuperare il dissenso nella forma partecipativa dell’elezione. In particolar modo sono i giovanissimi quelli più disillusi: la scuola, su questo fronte, deve farsi carico del loro malcontento, e la regione deve supportare l’istituzione preposta all’insegnamento attraverso campagne di sensibilizzazione circa il diritto-dovere del cittadino verso il voto.

Governabilità

La legge elettorale vigente in Sardegna ha il pregio di garantire la governabilità, ma il grosso difetto di toppare nella rappresentatività: Michela Murgia ha guadagnato il 10,3% dei consensi personali, ma le liste a lei collegate non hanno superato lo sbarramento del 10%, fermandosi al 7%. Circa 70 mila elettori resteranno senza rappresentanza in Consiglio Regionale: è una stortura alla quale serve porre rimedio.

La sconfitta di Forza Italia

Nel 2009 la vittoria di Berlusconi, vero candidato alle regionali in Sardegna, ha portato sia alla sconfitta dell’allora governatore uscente Renato Soru, sia alle dimissioni da Segretario del Partito Democratico Walter Veltroni. Stavolta è il Cavaliere, presentatosi ben due volte sull’isola, ad aver perso rovinosamente. La sensazione è che il leader di Forza Italia non abbia per niente giovato a Ugo Cappellacci, e la destra isolana resta dietro anche a Cagliari, storicamente un suo baluardo. Evidentemente il lavoro del Sindaco Massimo Zedda – coinvolto talvolta a ragione, talvolta ingiustamente nelle polemiche relative alle nomine al Teatro Lirico, al problema chioschi del lungomare Poetto e alla diatriba-stadio – sta portando i suoi frutti. SEL, Sinistra Sarda e Rossomori hanno ben figurato, consolidando inesorabilmente il successo di Pigliaru. Ora la maggioranza dovrà stare attenta: se perderà il collante servito alla vittoria delle regionali non si avranno i risultati promessi in campagna elettorale.

Da sardo, auspico che Francesco Pigliaru possa realmente essere il Presidente di tutti: lasci da parte le polemiche, senza però dimenticare gli errori del passato, e si concentri anima e corpo al domani della Sardegna. Ne abbiamo davvero bisogno.

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Un Commento

  1. Pingback: L’eleganza del Grillo | pensoerifletto

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