L’eleganza del Grillo

Il face-to-face Renzi/Grillo: forse è il caso che tutti facciano un passo indietro

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Un momento dell'incontro Renzi-Grillo

Un momento dell’incontro Renzi-Grillo

La riproposta idea dello streaming non è male, ma sono i contenuti a mancare. Dopo la scazzottata dialettica avvenuta tra il Presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi e il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo sono molteplici le reazioni al confronto: c’è chi critica Renzi di mancanza di polso, chi Grillo per eccessiva arroganza; c’è chi elogia Renzi per non aver perso la calma, chi Grillo per aver detto al Segretario PD “le cose come stanno”.

La politica in streaming

L’intrattenimento politico non è una novità recente: i talk, soprattutto dalla discesa in campo di Berlusconi, ci hanno abituato ad un linguaggio quantomeno spensierato. Se Renzi è considerato un Berlusconi 2.0, Grillo è l’evoluzione non partitica di questo processo di trasformazione. Durante il confronto, ogni qual volta Renzi abbia tentato un approccio tematico verso l’avversario, Grillo ha risposto nel migliore dei suoi modi: urlando. Tipico one-man-show. Non dimentichiamo che il genovese nasce comico, prestato, poi, alla politica per la richiesta ampia e sostenuta di una parte della popolazione, stanca della classe dirigente partitica, la quale ha preferito sostenere la novità al classico schema destra-centro-sinistra. È ormai passato un anno dalle elezioni del febbraio 2013. Tanto è cambiato, tanto è rimasto intatto. Alcuni studi sui flussi elettorali spiegano che lo scorso anno nel centro e nord Italia la sinistra ha perso voti a favore del M5S, mentre nel sud Italia Grillo ha beneficiato dei voti della destra. Nelle recenti elezioni regionali in Sardegna vinte da Francesco Pigliaru, 1/4 degli elettori del Movimento 5 Stelle si è astenuto, e i restanti sono maggiormente andati verso Cappellacci.

La delegazione del M5S alla consultazione con Matteo Renzi

La delegazione del M5S alla consultazione con Matteo Renzi

Il Movimento

Il fenomeno M5S non è facilmente descrivibile, proprio per la volontà di Beppe e Casaleggio nel voler affossare il sistema così com’è. Grillo l’ha ribadito a Renzi: nessun accordo, o governiamo da soli o niente. Il problema è che il suo atteggiamento pare aver diviso la base dei pentastellati, e l’unico modo per capire il loro sentimento è navigare sul fatidico web, tanto caro al Movimento.
Bisogna dar atto a Grillo di aver incanalato all’interno delle istituzioni un movimento di protesta che, diversamente, sarebbe potuto esplodere in maniera incontrollata. D’altro canto, non si può giocare con la già frastornata democrazia italiana: esistono delle regole – giuste o sbagliate che siano – da rispettare. Le consultazioni sono un elemento fondamentale per la nascita di un nuovo governo. La sensazione è che Grillo non fosse a suo agio davanti all’ex sindaco di Firenze proprio per la sua iniziale perplessità al confronto, voluta però dai votanti sul portale del Movimento. L’agenzia ASCA, poco dopo lo streaming Grillo-Renzi, riporta la seguente nota congiunta di quattro senatori del Movimento:

Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella, Luis Alberto Orellana segnalano (…) “le proprie perplessità sul modo in cui Beppe Grillo ha inteso approcciare il colloquio di oggi col presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi”. Affermano i quattro parlamentari: “Peccato. Sarebbe stata un’ottima occasione per chiedere in streaming a Renzi cosa pensa delle grandi questioni su cui il PD non si è mai espresso in modo chiaro. Pensiamo soprattutto agli sprechi costituiti dal proseguimento della realizzazione del TAV e del progetto F35. Molti nel Movimento sono appagati dal fatto che Grillo “gliele abbia cantate forte e chiaro”. Ma riteniamo che per esprimere valutazioni, il tempo e i mezzi non ci manchino. Per chiedere risposte precise, invece, bisognerà aspettare la prossima occasione. Questa – concludono Battista, Bocchino, Campanella e Orellana – l’abbiamo perduta.

Esiste un malcontento nei Cinquestelle? Sì. La presa di posizione dei senatori non avrà probabilmente grossi effetti, ma è un dissenso del quale Grillo dovrà tener conto.

Quanti, nel PD, hanno storto il naso per l’incarico soffiato a Letta? Solamente a dicembre, Renzi aveva promesso: “Se vince (le primarie, nda) chi vuole mandare a casa il governo il Pd si metterà sulla linea di chi vuole mandare a casa il governo (…). Io no! Forse non sono bravo a comunicare, ma se volessi giocare una partita personale non mi sarei candidato a segretario del Pd”.

Già, la chiarezza in politica vale tutto. Soprattutto quando si vuol giocare un tiro mancino ai propri compagni (?) di partito. L’elettorato del Partito Democratico è stufo di sgambetti e frasi dette e sconfessate. Renzi dovrà stare attento nel gestire l’ampio consenso che certamente lo contraddistingue: l’equilibrio può vacillare da un momento all’altro, o da una parte o dall’altra ovvero verso sinistra (vedi l’esito delle elezioni regionali in Sardegna, con un ottimo rilancio di SEL, Sinistra Sarda – Rifondazione insieme a Pdci – e Rossomori), o verso destra, area dalla quale il premier incaricato riceve buon consenso.

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