Banca Etica: investiti 12 milioni di euro, sofferenze al 2 per cento, finanzia le Ong

La parola al responsabile per la Sardegna, Carlo Usai, promotore finanziario ambulante

di Matteo Meloni, da Sardi News di Aprile 2014

Twitter: @melonimatteo

Una manifestazione di Banca Etica

Una manifestazione di Banca Etica

Dopo 15 anni di attività è tempo di bilanci per Banca Etica, progetto nato con l’intenzione di promuovere una finanza legata al commercio equo solidale, rivolgendosi al mondo dell’associazionismo, alle attività culturali e alle opere di interesse pubblico. Il nome può sembrare un ossimoro, ma Banca Etica, con 37 mila soci e 17 filiali che servono tutto il territorio nazionale, ha dimostrato, attraverso la sua attività, che un modo di finanziamento alternativo con una valutazione qualitativa dei progetti è possibile. La sofferenza bancaria di Banca Etica è pari al 2 per cento, contro una media del totale delle banche che si attesta al 7. Ma il dato più significativo è quello relativo a chi riceve il prestito: il 50 per cento dei finanziamenti di Banca Etica vengono destinati a soggetti che si sono visti rifiutare il credito da altre banche.

“Il sistema bancario semplicemente non funziona – afferma Carlo Usai, banchiere ambulante per la Sardegna di Banca Etica – perché, secondo le politiche seguite dalle altre banche, noi dovremmo avere tassi di insolvenza altissimi. Invece i nostri prestiti rientrano, a dimostrazione che si possono finanziare progetti alternativi grazie alla valutazione qualitativa che eseguiamo verso chi richiede il finanziamento”. Il tasso di insolvenza in Sardegna è pari a zero: “Abbiamo investito tra il 1999 e il 2013 – racconta Usai – 12 milioni di euro, e al momento abbiamo in essere crediti erogati per 5,5 milioni di euro su 540 rapporti”.

Qual è lo stato dell’arte nell’isola?
“In Sardegna c’è ancora tantissimo da fare, ma il saldo è positivo. Lavoriamo molto con le cooperative sociali, con i cittadini e le persone fisiche. Il settore con il quale da sempre ci interfacciamo è quello biologico: è il nostro mondo di riferimento. Per quanto riguarda l’agricoltura, ad esempio, prediligiamo le coltivazioni non intensive attraverso una valutazione sociale ambientale. Oggi sono le forme di economia responsabile, indipendentemente dai settori, che interessano a Banca Etica: dopo 15 anni di vita ampliamo i confini, seguendo l’obiettivo dell’impatto sociale positivo. Guardiamo anche al turismo, quello responsabile, dove, con la creazione di veri e propri distretti, si arriva alla creazione di reti di economia solidale, con un fortissimo contatto col territorio”.

La scelta dei finanziamenti, così, è mirata.
“Ciò che conta sono i progetti: cooperative di allevatori, startup legate alla green economy, lavoratori che pur di non perdere il posto di lavoro si mettono in proprio. Tra i nostri clienti abbiamo grosse realtà con ricadute sociali importanti. È il caso, ad esempio, della “Cooperativa Allevatrici Sarde”: formata da più di diecimila donne, è una cooperativa di consumo nata negli anni ’50 che si rivolgeva alle donne che allevavano animali da cortile; oggi è un esempio imprenditoriale significativo, con prospettive ambiziose. O ancora “Scenari Verdi”, cooperativa finanziata in fase di startup che si occupa delle attività di riciclo. Senza dimenticare la “Nuova Legatoria”, una realtà del sassarese: al fallimento dell’azienda, costretta a licenziare i suoi dipendenti, i lavoratori stessi si sono uniti in una cooperativa; Banca Etica ha finanziato l’acquisto dei macchinari permettendo il reinserimento dei lavoratori nel tessuto economico”.

Per fare finanza responsabile Banca Etica non investe in certi settori economici che vanno dall’alcol al tabacco, dalla produzione di armi all’energia nucleare.
“Non facciamo attività di speculazione commerciale, bensì tutto il nostro lavoro, e le risorse a nostra disposizione sono impiegate per sostenere l’impresa. Naturalmente non è sufficiente essere una onlus per avere finanziamenti: noi controlliamo che tipo di contratti applica ai propri lavoratori la realtà che andiamo a finanziare, il livello di democraticità presente all’interno, le condizioni di lavoro”.
Una regola interna a Banca Etica è quella del rapporto 1 a 6: “Non abbiamo nessun supermanager, perché l’alto dirigente viene retribuito al massimo 6 volte di più rispetto a chi ha lo stipendio più basso. Ogni finanziamento erogato da Banca Etica – afferma Usai – è presente sul sito internet, la trasparenza è massima. Nel 2009, col rientro dei capitali dai paradisi fiscali, Banca Etica è stata l’unica a non aver accettato il deposito delle somme: crediamo nella piena tracciabilità del denaro, per noi questo è fondamentale. Sta crescendo tra i cittadini – continua Usai – un senso etico verso la finanza: vogliono capire come vengono investiti i propri risparmi, e se vengono adoperati in maniera responsabile per finalità positive, e non per investimenti prettamente speculativi”.
Ad oggi Banca Etica è l’unica che ancora finanzia le Organizzazioni Non Governative, elemento che ha portato ad un prestigioso riconoscimento da parte del ministero degli Affari esteri. Laureato a Siena in Scienze economiche e bancarie, e con un dottorato di ricerca a Sassari, Carlo Usai ha lavorato a lungo nel mondo delle Ong, sia in Italia che all’estero. È dal 2006 Banchiere Ambulante di Banca Etica, ovvero un promotore finanziario fuori sede. “Avere persone che si muovono in maniera itinerante sul territorio è importante – conclude Usai –, in questo modo si conosce meglio la realtà economica nella quale ci si sta muovendo, sfruttando l’aspetto culturale, porta d’accesso principale al tessuto sociale”.

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