Israele, sarà The Zionist Camp a guidare il prossimo esecutivo?

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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Isaac Herzog del Partito Laburista e Tzipi Livni di Hatnua. Photo: MEE/Oren Ziv.

Novità in vista per la politica israeliana. Cresce, infatti, il malcontento per le misure aggressive del governo Netanyahu e per i suoi toni eccessivi, specie all’indomani dell’attacco portato avanti verso la Striscia di Gaza e delle polemiche per il suo intervento al Congresso americano.

Le elezioni

Nel prossimo mese di marzo si terranno le elezioni politiche nel Paese del Vicino Oriente ma gli effetti distorsivi del sistema elettorale israeliano, non molto diverso da quello italiano, portano confusione su chi sarà a formare il nuovo governo. Chi vincerà le elezioni non necessariamente guiderà l’esecutivo. Potrebbe verificarsi la stessa situazione del 2009 quando Tzipi Livni e il suo partito di allora, Kadima, nonostante avesse ottenuto 28 seggi in parlamento, contro i 27 del Likud di Benjamin Netanyahu, non riuscì a formare un governo.

The Zionist Camp

Forse la Livni, ora leader del partito Hatnuah, riuscirà nell’intento di battere l’attuale Premier grazie alla coalizione col partito Laburista di Isaac Herzog, denominata The Zionist Camp. Il desiderio della Livni è quello di fermare l’estrema destra, ora al governo. Herzog ha affermato: “In caso di vittoria svolgerò i primi due anni come Premier, mentre nella seconda parte del mandato il ruolo sarà assunto dalla Livni”. La leader di Hatnuah, intervistata durante la conferenza stampa di presentazione della nuova coalizione, sostiene che “gli estremisti hanno occupato ogni spazio all’interno del Likud, portando Israele all’isolamento dal resto del mondo. Il campo politico sionista – continua Livni – ne ha abbastanza del regime di estrema destra: è ora di cambiare”. Dello stesso avviso Herzog, che ha aggiunto: “Un anno fa sono stato eletto alla leadership del mio partito per essere una alternativa, per creare un’alternativa, per cambiare le cattive politiche di questo governo in campo economico, di sicurezza e diplomatico”. Per Netanyahu “il Partito Laburista ha scelto di stare in una lista di sinistra radicale e anti-sionista”.

Le primarie del Likud

L’attuale Premier è galvanizzato dalla vittoria alle primarie del suo partito, dove ha riscosso il 75 per cento dei consensi tra gli elettori del Likud: il suo principale rivale, Danny Danon – ancora più a destra dello stesso Netanyahu – ha ricevuto solo il 19 per cento dei voti, piazzandosi nella griglia di partenza della lista elettorale (gli elettori votano liste bloccate, come in Italia) in una posizione non invidiabile.

Il ruolo dei partiti Arabi

Il dato tecnico è che il numero vincente, in Parlamento, è 61: la maggioranza semplice dei 120 seggi che compongono la Knesset. Ma non sarà facile trovare la quadra. Di vitale importanza per le sorti del prossimo governo israeliano è il ruolo dei parlamentari Arabi che, al momento, mantengono 11 seggi: nonostante vogliano a tutti i costi evitare il quarto governo Netanyahu, non faranno parte del Zionist Camp per due ragioni. La prima è che non si possono definire sionisti tout court; la seconda è che rifiutano di assumersi responsabilità nel caso ci fosse un nuovo attacco alla Striscia. Nella prossima competizione elettorale sarà gravoso per le formazioni Arabe il superamento della soglia di sbarramento, passata dal 2 al 3,25 per cento: tra i vari partiti, infatti, si discute se unirsi in un’unica lista, ma le differenze – tra comunisti, nazionalisti e filoreligiosi – sono tante. Sarà interessante capire quanto l’elettorato arabo, che rappresenta il 20 per cento della popolazione israeliana, parteciperà alle prossime elezioni: nel 2013 il dato si è fermato al 56 per cento, contro il 70 per cento degli ebrei.

Yonatan SindelFlash90

The Zionist Camp, la nuova coalizione che sfiderà il Likud alle prossime elezioni politiche. Photo: Yonatan Sindel/Flash90.

I sondaggi

Secondo un recente sondaggio solo il 38 per cento degli elettori vorrebbe ancora l’attuale capo dell’esecutivo alla guida del Paese, con una proiezione sui seggi parlamentari che vede The Zionist Camp vittoriosa con 25 seggi contro i 22 del Likud.

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