Renzi e l’amore ai tempi di Israele

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Sorrisi

Netanyahu e Renzi alla Knesset. Photo: lapresse

Amcizia, radici comuni, destino: in queste tre parole si può riassumere l’intervento del Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, alla Knesset, il Parlamento israeliano. Preceduto dal Presidente dell’Assemblea, Yuli-Yoel Edelstein, dal Premier Benyamin Netanyahu e dal leader dell’opposizione Isaac Herzog di Zionist Union, Renzi nel suo discorso ha stigmatizzato – così come fatto dai Presidenti del Consiglio suoi predecessori ospiti dei parlamentari israeliani – alcuni passaggi storici nel rapporto tra il mondo ebraico e l’Italia (su tutti, l’attuazione delle leggi razziali), ed elogiato altri positivi, con il ricordo della Brigata Ebraica, la quale si affiancò ai Partigiani nella lotta di liberazione.

Tutti contro Teheran

Risate

Grandi risate. Photo: lapresse

Ma andiamo con ordine. Il clima è disteso dentro la Knesset, e Renzi viene accolto dalle parole al miele di Edelstein: “Riceviamo lei e la sua delegazione col cuore caldo e un grande benvenuto”, e continua ricordando che “l’Italia è in prima linea nella lotta all’antisemitismo e al terrorismo”. Il secondo a prendere la parola è il Premier israeliano. Tra risate e ammiccamenti all’amico fiorentino, Netanyahu parte all’attacco sull’accordo nucleare siglato dalle potenze mondiali con l’Iran: “Teheran diffonde il terrorismo – è il monito del Primo Ministro -, minaccia Israele e mette in pericolo l’intera comunità internazionale”. E ancora: “L’accordo permetterà all’Iran di raggiungere in 15 anni un cospicuo arsenale nucleare, con l’arricchimento dell’uranio a qualsiasi livello”. E Netanyahu sa bene chi, per lui, sono i principali nemici di Israele: “Iran – va da sé -, Hezbollah, Hamas e Daesh sono il più grande pericolo per la nostra esistenza”. Soluzioni? Non ne traspaiono dall’intervento del buon Benyamin che, però, tiene a sottolineare come “vogliamo la pace con i nostri vicini palestinesi, ma solo se accetteranno la nostra esistenza”. Netanyahu specifica che “la direzione da seguire è quella degli investimenti in Palestina”. Anche perché, sostiene il leader del Likud, “non siamo privi di errori, ma non siamo certamente la causa di tutti i mali del mondo. Oggi l’antisemitismo – secondo lui – è mascherato da antisionismo”. Ma per fortuna “Israele è l’avamposto dei valori occidentali, ecco perché – conclude il Primo Ministro – ci aspettiamo di stare insieme per i nostri valori comuni”.

Il feticcio renziano

Knesset

Panoramica della Knesset. Photo: lapresse

Isaac Herzog, se potesse, dormirebbe con un feticcio renziano sotto il cuscino: “Ti guardiamo con invidia, Matteo! Tu hai dato una nuova speranza al tuo Paese e, credimi, sei riuscito a mettere d’accordo tutta la nostra Assemblea, che è spesso in contrasto e in disaccordo. La storia dei nostri popoli – continua Herzog – è intrecciata, sia nei momenti negativi che in quelli positivi. Roma e Gerusalemme hanno tanti legami – la capitale dello Stato d’Israele è Tel Aviv, n.d.a. – e oggi esiste amore ed onore tra popoli di vecchia data”. Herzog, sconfitto alle ultime elezioni politiche, è sulla stessa linea d’onda di Netanyahu sull’accordo nucleare: “Il trattato firmato a Vienna è un errore. Bisogna creare una coalizione regionale forte per la nostra sicurezza. Noi faremo di tutto per mantenere la nostra identità, il pluralismo e la sacralità della vita”.  E pazienza per i più di 2200 morti caduti la scorsa estate nell’operazione Protective Edge – Margine Protettivo – con la Striscia di Gaza sotto assedio da parte dell’Israeli Defence Force che ha lasciato sul campo il 70% di morti civili: il loro sacrificio non avrà, probabilmente, una giustizia terrena. D’altro canto, per Herzog “il leader palestinese Abbas è un uomo di pace, ma bisogna capire che attraverso passi unilaterali o boicottaggi non si risolverà nulla: serve dialogo”.

Amicizia incondizionata

Abbracci

L’abbraccio tra Netanyahu e Renzi. Photo: lapresse

“Non sarà mai possibile alcun compromesso verso l’esistenza di Israele: la vostra sicurezza è la nostra”: con queste parole Matteo Renzi rassicura Benjamin Netanyahu sull’accordo con l’Iran. L’intervento di Renzi alla Knesset si è sviluppato nella classica e melensa retorica dell’amicizia incondizionata, senza se e senza ma, verso Israele, la cui esistenza “non è una gentile concessione, ma precede di secoli ogni accordo internazionale”. Renzi tocca tutti i punti cari al suo omologo israeliano: boicottaggio, Stato Islamico, questione palestinese. E dice: “L’Italia è in prima linea, e sempre sarà pronta al dialogo contro il boicottaggio sterile e stupido”.

BDS: Boycott, sanctions and divestment

La campagna Bds – boicottaggio, disinvestimento e sanzioni – sta infatti riscuotendo sempre maggior successo tra i cittadini a livello globale e anche in Italia dove, a tal proposito, è intervenuto recentemente l’Ambasciatore israeliano a Roma Naor Gilon affermando che “Israele è sempre pronta al dialogo, ma non è pronta né a suicidarsi né a cedere ai diktat internazionali”. Cercando di smorzare gli effetti del Bds sull’economia israeliana, Gilon sostiene che “il fenomeno è serio, ma va detto che l’influenza reale del Bds è limitata: Israele ha un’economia stabile, prospera e cresce, ha uno sviluppo e una ricerca tra le più alte al mondo, e queste iniziative del Bds, nonostante il problema di principio, non riescono a colpire l’economia israeliana”.  Eppure, riporta il Financial Times, le cifre del boicottaggio sono elevate: si stimano 1.4 miliardi di dollari di perdite per Tel Aviv nel 2015 e, secondo il think tank americano The Rand Corporation la cifra potrebbe aggirarsi attorno ai 47 miliardi di dollari in 10 anni, considerando il progetto dell’Unione Europea di non importare prodotti generati nei territori occupati.

“Chi boicotta Israele boicotta sé stesso”

Renzi Knesset

Un momento dell’intervento di Renzi. Photo: lapresse

Tornando all’intervento di Renzi al Parlamento israeliano, il Presidente del consiglio ha affermato che “chi boicotta Israele boicotta sé stesso e tradisce il proprio futuro”, in uno dei passaggi più applauditi dalla Knesset. Per poi passare alle tematiche del terrorismo internazionale: “Il mondo di oggi è caratterizzato da una diffusa instabilità territoriale, che ha travalicato l’area mediorientale. La nostra è una lotta contro la barbarie, senza quartiere contro una minoranza di estremisti. Non abbiamo dubbi su chi supportare: lottiamo con voi”. Per Renzi, nella sfida al terrorismo “è necessario il ruolo di player globali come la Russia, così come sono attori importanti la Giordania e l’Egitto”. Sulla mai risolta diatriba israelo-palestinese, Renzi crede che “la pace che domandiamo per Gerusalemme esisterà solo quando il progetto due Stati-due Popoli sarà realizzato”. E poi, nel resto del discorso, tante lodi per lo Stato d’Israele e la sua popolazione: “Non sarà mai possibile alcun compromesso verso l’esistenza di Israele: la vostra sicurezza è la nostra sicurezza”. Applausi, e ancora: “Il popolo italiano guarda con stima il vostro Paese. Il vostro destino è il nostro, e insieme costruiremo un mondo più giusto”.

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