Iran, il nucleare israeliano e il NUMEC

Il lungo percorso che porta all’approvazione dell’Iran Deal tra contraddizioni e pressioni esterne

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

netan-1

Benjamin Netanyahu. Photo: http://www.rt.com

“L’accordo con l’Iran produce minacce gravi ad Israele, al Medio Oriente, all’Europa e al mondo intero”, ha affermato Benjamin Netanyahu, Premier israeliano, all’indomani del trattato nucleare. E ha aggiunto: “In 10 anni l’Iran sarà in grado di dotarsi di un’arsenale nucleare. In questo lasso di tempo l’intesa permette al regime di Teheran di costruire quante centrifughe vuole, per arricchire in modo illimitato le scorte di uranio, accrescendo facilmente il numero di ordigni nucleari in suo possesso”. Allo stesso tempo, secondo il Primo Ministro, “nell’immediato l’accordo garantirà all’Iran centinaia di migliaia di dollari che saranno diretti verso la sua aggressività nella regione e al terrorismo che dissemina in tutto il mondo: altri fondi per i Guardiani della Rivoluzione, per Hezbollah, per Hamas, per il Jihad, per il terrorismo che l’Iran appoggia”. Eppure, negli anni ’60, Israele, tramite il Mossad e l’aiuto di un alto dirigente locale, avrebbe trafugato diverso materiale radioattivo da Apollo, cittadina della Pennsylvania, dove il NUMEC, Nuclear Materials and Equipment Corporation, aveva il suo stabilimento.

Il Mossad e la NUMEC

APOLLO

Vista aerea dell’area NUMEC ad Apollo, Pennsylvania

A raccontare l’accaduto sulla rivista Foreign Policy è Scott Johnson, che dà le cifre: sono 995 i kilogrammi di uranio-235 andati persi tra il 1952 e il 1968 da 20 siti nucleari, ed un’inchiesta ha accertato che dallo stabilimento del NUMEC ci fu una perdita superiore agli altri siti. Per il fondatore del NUMEC, Zalman Shapiro, il materiale è fuoriuscito fisiologicamente dalla struttura di Apollo. Ma secondo diversi esperti nucleari Shapiro, che aveva stretti contatti con l’establishment israeliano, avrebbe permesso ai funzionari del Mossad di accedere al materiale ed alla tecnologia nucleare, permettendo a Tel Aviv di dotarsi dell’arma di distruzione di massa. Steven Aftergood, direttore del Project on Government Secrecy della Federation of American Scientists, sostiene che “quello di Apollo è uno dei misteri più interessanti ed importanti della Guerra Fredda, una storia di proliferazione nucleare clandestina causata dall’incompetenza dell’intellignce e della security, con tutte le problematiche che ne sono derivate”.

Operazione Plumbat

Negli anni ’60 Kennedy e De Gaulle iniziarono, secondo l’autore dell’inchiesta, ad appoggiare il programma nucleare israeliano. Alcuni esperti sono convinti che Israele avesse la bomba atomica già durante la guerra dei sei giorni contro l’Egitto nel 1967. Ma è del ’68 l’Operazione Plumbat: il Mossad acquistò da un’azienda belga 200 tonnellate di yellowcake, una forma pre-arricchita di uranio grezzo, trasportato con una nave cargo, la Scheersberg, partita dal porto di Anversa e diretta allo scalo di Genova. La nave non arrivò mai al porto ligure, bensì giunse in Turchia, ma senza materiale. Si pensa che ci sia stato un pericolosissimo spostamento di materiale nelle acque del Mediterraneo, tra la Scheersberg e una nave del Mossad. L’accaduto non è mai stato confermato dallo Stato Israeliano.

Quello di Apollo è uno dei misteri più interessanti ed importanti della Guerra Fredda, una storia di proliferazione nucleare clandestina causata dall’incompetenza dell’intellignce e della security, con tutte le problematiche che ne sono derivate

Ci furono due inchieste, una portata avanti dall’Euratom, la Comunità Europea dell’Energia Atomica, e l’altra dalla CIA. Assumendo che l’uranio sia giunto in Israele, sarebbe stato utilizzato nel sito di Dimona, nel deserto del Negev, dove fu costruito un reattore nucleare di fabbricazione francese. Israele ha dichiarato per un breve periodo che il reattore veniva utilizzato per scopi pacifici, per poi cambiare le politiche a riguardo, seguendo la strada dell’opacità: ad oggi, Israele non ha mai ammesso di avere un arsenale nucleare. Eppure le stime parlano di 400 testate nucleari in suo possesso.

L’AIPAC, oggi

150731_chuck_schumer_gty_1160_1160x629

Il Senatore Chuck Schumer: si oppone all’accordo sul nucleare iraniano. Photo: Getty

Le contraddizioni del ‘no’ israeliano all’agreement con l’Iran sono evidenti. E viene naturale affermare che l’AIPAC colpisce ancora. La lobby filo-israeliana americana, che riunisce in maniera
trasversale molti membri del Congresso repubblicani e democratici, è attivissima sul fronte dell’accordo nucleare iraniano, spingendo per un voto contrario delle camere nel mese di settembre. Nei giorni scorsi il Senatore democratico dello Stato di New York, Chuck Schumer, pressato da più parti, ha annunciato il suo voto contrario al deal, sostenendo che non ci sono certezze reali del controllo sulla non-proliferazione iraniana. Al ruolo dell’American Israel Public Affairs Commitee si aggiunge il Premier Benjamin Netanyahu che, da sempre, si è opposto alle trattative con Teheran.

L’intromissione di Bibi

Nel mese di marzo Bibi, invitato a tenere un discorso al Congresso dallo Speaker John Boehner in piena campagna elettorale nel Paese ebraico, è riuscito a raggiungere tre obiettivi: fomentare una crisi istituzionale tra il leader repubblicano e il Presidente, bipassato nell’invito al leader del Likud; avere la visibilità giusta per vincere le elezioni; mettere in cattiva luce Obama nel pieno delle trattative con l’Iran.

Poco male per le frizioni tra Boehner, che guida un Congresso a maggioranza repubblicana, e i democratici: dalle elezioni di metà mandato in poi, Obama si è abituato a fare i conti con un consesso a lui opposto, tanto da essere riuscito a far passare ugualmente diverse riforme da lui volute. E se il secondo obiettivo ha portato alla rielezione di Netanyahu, il raggiungimento del terzo non ha permesso il fallimento del negoziato con l’Iran e, per giunta, ha incrinato come non mai il rapporto storico tra Stati Uniti e Israele. Tanto che i negoziatori americani, da quel momento in poi, non hanno più aggiornato gli israeliani sull’andamento dei colloqui perché accusati di utilizzare le informazioni per sabotare continuamente l’accordo.

Obama da Zakaria

Obama Zakaria

Fareed Zakaria intervista Barack Obama. Photo: CNN’s FAREED ZAKARIA GPS

L’anchorman della CNN Fareed Zakaria, intervistando Obama sul tema, ha posto al Presidente una domanda specifica: “Netanyahu si è inserito prepotentemente nel dibattito interno statunitense sui temi della politica estera. E’ appropriato che un Capo di Governo straniero interferisca così tanto?”. La risposta di Obama è stata piuttosto bilanciata: “Ho a cuore la sicurezza di Israele, ed è sacrosanta la protezione del suo territorio. Ma Netanyahu sbaglia ad andare contro l’accordo, per diversi motivi. L’accordo porta l’Iran a rinunciare all’arma nucleare. E intanto manteniamo aperta – continua il Presidente – ogni opzione verso Teheran cosicché, se dovessero imbrogliare, saremmo pronti ad agire. Se l’Iran rispetterà l’accordo, e si comporterà come ha fatto negli ultimi due anni di trattative, gli Stati Uniti avranno raggiunto al minimo prezzo uno dei più importanti singoli obiettivi della National Security”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...