Migranti, Bagnasco e Maroni attaccano l’ONU: “Come affronta la tragedia?”

Le Nazioni Unite nel mirino della Chiesa e della Lega Nord

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

“Mi chiedo se questi organismi internazionali come l’Onu, in modo particolare, che raccoglie il potere politico ma anche il potere finanziario, hanno mai affrontato in modo serio e deciso questa tragedia umana”. Il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, se la prende col Palazzo di Vetro per la sua incapacità nell’affrontare la crisi dei migranti. Gli fa eco Roberto Maroni che, sul suo profilo Facebook, scrive:


Quali poteri ha l’Onu per intervenire nelle singole crisi internazionali? Praticamente nessuno: le Nazioni Unite sono una organizzazione intergovernamentale e, in quanto tale, non ha la facoltà di decidere in autonomia per ciascun Stato, dato che non esiste cessione di sovranità alla struttura. Diversamente dall’Unione Europea, organizzazione sovranazionale, che possiede, in certe tematiche, potere di decisione a prescindere dal volere del singolo Stato membro. L’ONU è la faccia della comunità internazionale: divisa, riottosa e inconcludente. Ma non è giusto che l’Organizzazione venga adombrata da colpe che essa stessa non può avere.

Politica e finanziamenti

Angelo Bagnasco. Photo: Dagospia

Angelo Bagnasco. Photo: Dagospia

L’affermazione di Bagnasco è giusta, ma solo in parte. Infatti, bisogna ben valutare cosa si intende per raccolta del potere politico: è vero, in sede di Assemblea Generale tutti gli Stati membri hanno eguali diritti, di voto e di parola; ma in sede di Consiglio di Sicurezza, organo composto da 15 membri (di cui 10 a rotazione eletti ogni 2 anni) che gestisce le principali crisi e adotta le risoluzioni con le quali si può intervenire sotto il “cappello ONU”, le decisioni sono appese al volere, principalmente, dei 5 Stati – Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Stati Uniti – che possiedono il diritto di veto.

Mi chiedo se questi organismi internazionali come l’Onu, in modo particolare, che raccoglie il potere politico ma anche il potere finanziario, hanno mai affrontato in modo serio e deciso questa tragedia umana

Per quanto riguarda i finanziamenti, il bilancio delle Nazioni Unite è davvero esiguo: posto che ogni membro del Palazzo di Vetro contribuisce finanziariamente secondo un coefficiente che si basa sul Prodotto Interno Lordo del Paese (ad oggi, il maggior contribuente sono gli Stati Uniti), il Regualar Budget delle Nazioni Unite è pari a 5 miliardi di dollari – che vanno a finanziare la struttura, il Segretariato e le attività di Peacekeeping -, con una stima sul bilancio totale – che va a costruirsi con i contributi volontari degli Stati membri – che varia tra i 20 e i 31 miliardi di dollari: noccioline, se si pensa che, durante la crisi finanziaria del 2008 iniziata negli Stati Uniti, ci sono voluti 20 miliardi di dollari per salvare Citigroup, 25 per Fannie Mae&Freddie Mac, 29 per la Royal bank of Scotland e ben 85 miliardi per AIG. Così, il 38% del bilancio ONU è costituito dalle quote obbligatorie che ogni Paese appartenente versa nelle casse del Palazzo di Vetro, e il restante 62% è composto dalle sottoscrizioni volontarie. Che, dunque, influenzano le decisioni delle Nazioni Unite: per questioni politiche, gli Stati minacciano di decurtare i finanziamenti quando non viene seguita la linea decisionale di chi versa maggiori risorse nei fondi.

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