Snapchat: come lo usano le istituzioni e la politica

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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La pagina di accesso e registrazione account di Snapchat

Snapchat è l’app del momento: tutti – o quasi – la usano, tutti – o quasi – ne parlano. Per anni è stata relegata tra le app per ragazzini: salì agli onori della cronaca a causa dell’utilizzo smodato da parte dei teenager della funzione di sparizione delle immagini. I contenuti inviati tramite la chat, infatti, svaniscono subito dopo averli visualizzati, mentre quelli pubblicati nella sezione «Storia» restano in vita per 24 ore. Alcuni utilizzavano l’app (e forse ancora lo fanno) per inviare foto di nudità varie ed eventuali. Ma ad un certo punto qualcuno si è reso conto che si poteva fare storytelling (sì, lo so, parola abusata, ma tant’è…) diversamente dal solito. Snapchat ha una marea di funzioni, che all’inizio possono sembrare strane ma che, una volta presa la patente, spinge l’utente ad utilizzare la quinta marcia facilmente. L’intento di questo articolo non è spiegare come si usa Snapchat, ma di raccontare la mia personalissima esperienza con l’app, come mi ci sono approcciato e perché.


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Un momento del meeting organizzato dal Department of Public Affairs delle Nazioni Unite, New York, ottobre 2015

Mi sono reso conto dell’importanza di Snapchat e delle sue potenzialità durante un periodo lavorativo svolto alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite. Da qualche tempo l’ONU utilizza con successo l’app per raccontare in maniera informale quello che accade durante gli incontri internazionali. A fine ottobre ho avuto l’incarico di documentare il resoconto della Under-Secretary-General Cristina Gallach, capo del Department of Public Affairs delle Nazioni Unite, nel quale venivano evidenziati i dati delle campagne di comunicazione elaborate dalle UN. La Gallach ha spiegato come i lavori dell’ultima Assemblea Generale, grazie all’uso di Snapchat, sono stati seguiti da 4 milioni di utenti in più, la maggior parte dei quali teenager. Lì ho capito il reale valore di Snapchat: se si vuol coinvolgere un’audience più ampia, e raggiungere specifiche fette della popolazione – in questo caso mondiale – bisogna raccontare ciò che un’organizzazione\azienda fa proprio dove gli utenti stanno. Non ha senso continuare a ripetere che Snapchat è per ragazzini: bisogna utilizzarlo, e divertirsi, per capire come funziona, scoprendone le tantissime funzionalità nascoste.

Recentemente, le Nazioni Unite hanno raccontato la cerimonia della firma del Paris Agreement utilizzando Snapchat: una diffusione di informazioni e contenuti efficace e snella, giovane e decisamente colorata.


La corsa alla Casa Bianca

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L’ultimo State of the Union tenuto da Barack Obama il 12 Gennaio 2016

Nel panorama politico, quello statunitense sembra il più attivo sul fronte Snapchat: pochi giorni prima dell’ultimo discorso di Barack Obama allo State of the Union la Casa Bianca ha creato un account (whitehouse 👻), pubblicando immagini esclusive dalla residenza presidenziale, alcune delle quali simpatiche che ritraevano i cani del Presidente, o ancora un breve saluto video di Joe Biden al pubblico di Snapchat. Restando negli Stati Uniti, i candidati alla nomination democratica Bernie Sanders (bernie.sanders 👻) e Hillary Clinton (hillaryclinton 👻) stanno sfruttando appieno l’app californiana, mettendo in mostra momenti importanti della loro campagna elettorale: i supporters, i membri degli staff, il dietro le quinte dell’organizzazione degli eventi.


I grandi broadcaster

Tra l’altro, testate giornalistiche e reti televisive di spessore quali The Washington Post, Huffington Post, CNN, Weird, National Geographic e altri sono presenti su Snapchat.1-jzJmBn2tsgsa4NQLLt2PpA Il Washington Post e l’Huffington Post hanno un account tramite il quale raccontano in presa diretta gli avvenimenti che seguono. Ad esempio, durante le ultime elezioni in Turchia, l’inviato del Washington Post (washingtonpost 👻) ha realizzato un vero e proprio reportage innovativo, inframezzando video e foto – che possono durare un massimo di 10 secondi – con didascalie per spiegare ciò che avveniva ad Istanbul in quell’occasione. CNN, Weird, National Geographic e altri hanno uno spazio dedicato, chiamato Discover, che viene aggiornato giornalmente in modo dinamico e coinvolgente: si può decidere se vedere un video, aprire link ad articoli, o condividere quello che si vede con propri amici di Snapchat, e così via.


Snapchat non è per tutti ed è costoso

No, non mi riferisco ai singoli utenti che vogliono modificare le proprie facce con gli effetti 3D, ma alle aziende. Bisogna saper raccontare il proprio brand, che è forse la merce più rara in circolazione, e quindi non rovinarlo seguendo quello che potrebbe essere il social del momento ma del quale non si possono avere certezze nel medio e lungo periodo. Come scrive Dakota Shane Nunley sul suo profilo Medium, Snapchat funziona per:

  1. aziende che hanno un business “personality-based”;
  2. persone che già possiedono un numero elevato di followers su altre piattaforme;
  3. imprenditori di sé stessi;
  4. singoli individui, senza aspettative particolari;
  5. brand disposti a sborsare ingenti quantità di denaro.

Snapchat si fa pagare in maniera salatissima: sponsorizzare un evento o un brand sulla piattaforma ha dei prezzi esorbitanti. Essere presenti su Discover costa circa $700,000 al giorno; un filtro geolocalizzato $200,000; sfruttare gli influencers: dai $20,000 ai $50,000 per una campagna. Insomma, bisogna valutare attentamente costi e benefici, considerando il fatto che in Italia l’app sta prendendo piede solo negli ultimi mesi. In metro mi capita spesso di imbattermi in trentenni – come me – intenti a guardare gli aggiornamenti dei propri amici su Snapchat: un segno dei tempi che cambiano.

Questo articolo è stato aggiornato rispetto alla prima pubblicazione avvenuta sul mio blog Medium

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