Grazie, Bernie Sanders

Hillary Clinton ha vinto le Primarie Democratiche, ma Bernie Sanders ha sconfitto i pregiudizi di un’America che ha scoperto di poter essere migliore

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Sembra impossibile che un vecchio Senatore dello Stato del Vermont sia riuscito a mettere più e più volte in ginocchio una scafata leader democratica, ex First Lady,  ex Senatore di New York ed ex Segretario di Stato nel corso di un anno intenso, ricco di emozioni e colpi di scena.

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“Birdie Sanders”: un uccellino si è posato sul leggio durante un comizio a Portland, Oregon. Photo: Steve Dykes/AP

E sembra ancora più impossibile che questo sia avvenuto negli Stati Uniti, dove la politica la si fa se si è ricchi e appoggiati da grandi gruppi di potere, SuperPacs, multinazionali e grandi media.

L’esito, che all’inizio sembrava scontato ma così non si è rivelato, ha portato Hillary Clinton al raggiungimento del numero minimo di delegati per aggiudicarsi la nomination di candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti, prima donna nella storia.

E, di pari passo, alla realizzazione per Bernie Sanders di un risultato straordinario: aver permesso all’intero popolo statunitense di conoscere la sua idea di America, più giusta e meno arrogante, più attenta ai bisogni dei lavoratori e dei giovani, più vicina ai popoli sofferenti e capace di ascoltare le singole esigenze.

In pochi credevano in Sanders. Socialista, ebreo, indipendente: l’incubo di tanti politici e comitati elettorali, impauriti all’idea di dover uscire dalla classica comfort zone e sporcarsi le mani per dover parlare dei meno abbienti, ceto medio, Fight for 15, tasse universitarie.

Bernie ha il piglio di un giovane combattente, la mente fresca di uno studente universitario, la forza di un attivista sessantottino che vuol rivoluzionare la società americana, la politica a Capitol Hill, il mondo globalizzato basato sugli interessi delle grandi società che speculano sui diritti degli oppressi.

E grazie a lui l’America e il mondo intero hanno scoperto un’alternativa che può dare i suoi frutti. Il seme della giustizia è stato inesorabilmente piantato e l’eredità della campagna elettorale di Bernie Sanders dovrà essere custodita da quei giovani che tanto hanno creduto in lui fin dalle prime battute.

Ho personalmente creduto in lui fin dall’inizio, e lo ringrazio pubblicamente per avermi dato l’opportunità di toccare il Sogno Americano che più mi si addice: quello legato alla possibilità di riscatto di chi non può farcela da solo.

Se non si è parlato pedissequamente dello scandalo email della Clinton lo si deve a Sanders. Se non ci siamo annoiati in campo democratico con una sola candidata che avrebbe parlato alla sua unica fetta di elettorato lo si deve a Sanders. Se sono stati mobilitati settori della popolazione che sarebbero rimasti a casa a guardare passivamente in televisione i risultati di una campagna a senso unico lo si deve a Sanders.

Ho personalmente creduto in lui fin dall’inizio, e lo ringrazio pubblicamente per avermi dato l’opportunità di toccare il Sogno Americano che più mi si addice: quello legato alla possibilità di riscatto di chi non può farcela da solo.

La convention di Philadelphia sarà una passerella sia per Clinton che per Sanders. E il Partito Democratico non sarà più lo stesso: sarà migliore.

Bernie Sanders ha tagliato il nastro all’inaugurazione della prossima Rivoluzione Politica.

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