Emoji: strumento di comunicazione per aziende e governi

Le emoji fanno il salto – non necessariamente di qualità – verso nuovi orizzonti: dall’utilizzo per la messaggistica istantanea a strumento per aziende e governi

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Quando appare la notifica di un aggiornamento disponibile sui nostri smartphone spesso capita che successivamente ritroviamo una sequela di nuove emoji nella tastiera del dispositivo. Ad esempio, da qualche mese possiamo inserire le bandiere di tutto il mondo nel corso delle nostre conversazioni su Whatsapp, o nuovi animali, frutta esotica, mani rigorosamente bianche e nere, a seconda della colorazione della nostra pelle.

Finland-Emojis

Le emoji sviluppate dal Governo finlandese

Chi si occupa degli inserimenti di nuove emoji  è Unicode Consortium, un’organizzazione non-profit con lo scopo di “sviluppare, gestire e promuovere” gli standard nell’internazionalizzazione dei prodotti, specificamente legati ai testi.

Il Consortium ha un board che ospita aziende tecnologiche di altissimo livello – Microsoft, Ibm, Google, Adobe, Twitter, Apple, Intel – che, in un modo o nell’altro, fa il bello e il cattivo tempo nella nostra possibilità d’uso delle emoji e gli sviluppi attuali e futuri delle faccine, nate in Giappone negli anni ’90 e che hanno conquistato il mondo della messaggistica, cambiando – migliorando, ma anche peggiorando – la comunicazione dei nostri tempi.

Il ruolo del board è importante perché in un certo qual modo delinea i cambiamenti culturali e anche politici della nostra società. Sarà difficile che una proposta di inserimento di armi d’assalto come emoji passi al vaglio del comitato, così come spesso avvengono restrizioni per alcuni prodotti legati ad aziende che si vedrebbero avvantaggiate nella condivisione della propria immagine.

La Durex ha cercato di far passare l’emoji di un preservativo, ma senza successo. La Cerveza Indio ha tentato la proposta di un’emoji di birra scura, anche questa cassata dal board. Ma la prossima settimana 72 nuove faccine compariranno sui nostri telefonini, tra le quali avremo emoji di whiskey – spinta dalla Ballantine’s – e della paella – sostenuta da La Fallera.

Apple ha recentemente annunciato che presto alcune parole come basketball, pizza, o movie potranno trasformarsi con un tocco direttamente in emoji, fatto che potrebbe realmente cambiare il nostro futuro approccio comunicativo.

“La gente cerca continuamente nuove strade per la comunicazione online, con le aziende che tentano di guadagnare su queste trasformazioni”, afferma lo studioso di comunicazione digitale e psicologia Luke Stark interpellato dal New York Times.

L’utilizzo da parte di noi utenti di emoji, GIF su Twitter e stati d’umore su Facebook è filtrato dalle piattaforme sulle quali noi navighiamo, così da essere sempre più cavie e portatori di informazioni utilissime in chiave consumistica per le grandi aziende. Tanto che esiste una proposta di McDonalds di inserimento di una faccina col logo della catena di ristorazione su Snapchat, nella speranza che gli utenti scattino foto nelle quali appaia il marchio dell’azienda sulle nostre fronti: non esattamente la migliore delle proposte in circolazione.

Ma le emoji sono state utilizzate anche per la promozione delle qualità culturali di uno Stato. Lo scorso dicembre la Finlandia ha pubblicato in rete durante le festività natalizie le proprie emoji con omini intenti a fare la sauna, musicisti metal, il famigerato e indistruttibile Nokia 3310.

“Le emoji, usate soprattutto dai giovani, hanno rivoluzionato il modo di fare comunicazione così come i messaggi di testo sono stati una grande innovazione. Le emoji vengono utilizzate per un linguaggio visivo piuttosto che verbale, e questo a noi piace”, ha affermato Petra Therman, Direttore della Public Diplomacy finlandese.

Un fatto è certo: la comunicazione è in continua evoluzione, ed è forse il settore al quale dovremmo guardare con sempre più attenzione essendo il punto di passaggio di interessi economici e culturali dal valore estremo.

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