Renzi in visita da Obama: non tutto ruota attorno al referendum costituzionale

Ospitando il Primo Ministro italiano alla Casa Bianca per l’ultima cena di Stato della sua presidenza, Barack Obama enfatizza il ruolo di Roma come principale partner europeo degli Stati Uniti

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

A me pare che si stia un tantino esagerando con le critiche sul viaggio del Presidente del Consiglio Matteo Renzi negli Stati Uniti. Credo che tutti noi dovremmo riflettere sul peso che il Governo statunitense ha attribuito al nostro Paese, cercando di diversificare gli aspetti di politica interna da quelli relativi alla foreign policy.

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Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il suo omologo italiano Matteo Renzi si salutano amichevolmente al termine della conferenza stampa presso la Casa Bianca

Come disse un importante esponente del principale think tank italiano di politica estera, partiamo dal presupposto che – volenti o nolenti – gli Stati Uniti sono il capo classe dell’arena internazionale. Battono la strada, dettano l’impostazione delle relazioni, fanno da apripista. E’ un mero dato oggettivo, che ci permette di capire quali sono le forze in campo.

Ho sentito taluni parlare di un’Italia colonizzata da Washington, incapace di mandare avanti relazioni con altri Stati, con i quali potremmo discutere alla pari. Ora, a me sembra che un’ospitata del genere non possa che far bene alla nostra economia, fatta ancora di piccole e medie imprese, artigiani, lavoratori del tessile. I prodotti italiani di nicchia sono costosissimi, e solo un mercato come quello statunitense – e poche altre realtà, che però non possiedono gli stessi numeri – possono far fronte alla nostra offerta.

Il Governo guidato – ancora per poco – da Barack Obama vede nell’Italia un Paese che si è fatto carico dell’enorme fardello legato alla migrazione. Nessun altro Stato europeo – se non la Grecia, e la Turchia, per palesi motivi geografici – ha riversato risorse monetarie e politiche sul salvataggio dei migranti. Ciò ha causato uno scontro con la Commissione Europea relativamente all’utilizzo dei fondi – dentro o fuori dal patto di stabilità?: vista la finanziaria recentemente varata, il Governo italiano ritiene le spese per l’emergenza migranti da imputare in conto all’Unione Europea. Gli Stati Uniti hanno storicamente aperto le proprie porte all’immigrazione: per quanto esista una deportazione sistematica dei clandestini provenienti soprattutto dal centro e sud America, relativamente all’esodo dal Medio Oriente hanno mandato avanti una politica positiva, motivo di scontro – tra i pochi argomenti seri, e non frivoli – nei dibattiti tra Trump e Clinton.

La Brexit, come ha notato un esimio studioso di politica interazionale, sta modificando l’assetto dei rapporti Stati Uniti – Gran Bretagna: non avendo più un interlocutore forte all’interno dell’Unione Europea, ed essendo Barack Obama un forte sostenitore dell’integrazione europea, l’interesse verso l’Italia aumenta. Roma è membro fondatore delle istituzioni comunitarie, cerca la mediazione senza soluzione di continuità, ha una posizione strategica invidiabile.

Dubito che l’Amministrazione Obama abbia scelto l’Italia, per celebrare l’ultima cena di Stato del Presidente, solo ed esclusivamente per accontentare un partner per la campagna referendaria: evidentemente ci sono interessi in gioco, è naturale che se ne sia discusso anche apertamente, mi sembra scontato che un Presidente amico del Capo del Governo ospite spinga affinché il risultato di un voto sia quello auspicato da chi ha il potere in carica.

Faccio notare che il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni è entrato in merito alle elezioni statunitensi tifando per la Clinton (http://www.lavocedinewyork.com/…/paolo-gentiloni-saluta-ne…/) e, allo stesso tempo, auspica che si rivedano le sanzioni alla Russia (http://www.askanews.it/…/ucraina-gentiloni-speriamo-presto-…). Il Ministro è ben conscio che una elezione dell’ex Segretario di Stato porterà ad un aggravarsi dei rapporti Occidente – Russia, e forse spera in un ruolo italiano per l’eventuale mediazione.

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