Donald Trump: la vittoria del candidato assimetrico

Alla fine di una lunga, estenuante e impalpabile campagna elettorale, Donald Trump vince a valanga su Hillary Clinton, unica colpevole col Partito Democratico della debacle nella election night

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Stamani ho ricevuto un messaggio, quello che qualche mese fa non avrei mai voluto leggere: “Alla fine avevi ragione tu”. La ragione dei fessi, mi verrebbe da dire. Perché avere ragione su una previsione elettorale non solo è difficile, ma impossibile. A meno che gli istituti che elaborano i sondaggi non abbiano lavorato in maniera scorretta, alterando i risultati per orientare l’opinione pubblica fino all’ultimo minuto. O quei grandi giornali – primo su tutti il NYT, ‘Shame on You!’ – che fino alla mezzanotte italiana dava le chance di vittoria di Hillary Clinton all’85%. Ovviamente nessuno si dimetterà, nonostante tanti direttori di giornali – sia negli States, che all’estero – dovrebbero chiedere scusa per aver fatto credere ai lettori una realtà non vera.

trumpfamily

Trump festeggia con la famiglia la vittoria alle presidenziali del 2016. Photo: Getty Images

Senza scadere nelle congetture e nella dietrologia che tanto conosciamo nel nostro Paese – mandate avanti non solo dai Cinquestelle ma anche da certe frange del PD al potere in questo momento – le elezioni statunitensi le ha vinte l’impresentabile osteggiato dal suo partito, dai giornali repubblicani e democratici, dal Presidente in carica. Non vogliamo dargliene atto? O vogliamo continuare a raccontarci la favola che, essendoci una donna dall’altra parte della barricata, questo fosse sufficiente per votare Democratico?

Non ripeterò quanto Bernie Sanders avrebbe giovato in questa elezione asimmetrica e non convenzionale: oltre ad averlo scritto e ripetuto più volte, ora lo sanno anche i muri. Mi focalizzo, però, sul dispiacere di tanti analisti – evidentemente in malafede – che continuano a dire che una Presidenza Clinton sarebbe stata migliore per motivi quali lotta al terrorismo, presa di posizione con la Russia di Putin – lo spauracchio dei giorni nostri -, ed economia interna. Bene, credo che a costoro lo schiaffo maggiore l’abbiano dato gli elettori: forse dovreste imparare ad ascoltarli sul serio. E dire ciò che si può realmente affermare: sappiamo come la Clinton manderebbe avanti le sue politiche, ma non sappiamo esattamente come potrebbe comandare Trump perché non l’abbiamo mai visto al Governo.

Ancora una volta, il voto popolare lo vincerà il candidato sconfitto: un dato inutile, visto come funziona il sistema elettorale negli Stati Uniti, ma che è motivo di malcontento e frustrazione, specie tra i più giovani. Un elettore statunitense deve per forza, de facto, ingoiare le politiche di Repubblicani o Democratici, non potendoci essere né rappresentatività per le forze che prendono meno voti, né voce per i leader delle minoranze nel corso della campagna elettorale, fatta a misura dei due cartelli Rosso e Blu che prendono e racimolano tutte le risorse.

Del primo discorso della vittoria di Trump colpiscono le sue affermazioni sulla Clinton – “Ha lavorato sodo per la nostra Nazione” -, sulla ricostruzione delle infrastrutture del Paese, sul messaggio di unità per il suo partito, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. Dalla sua parte, oltre la famiglia, Giuliani, Carson, Christie, figure che probabilmente vedremo nella nomenclatura del prossimo Governo.

Per favore, fate una cortesia a voi stessi e smettete di paragonare Silvio Berlusconi a Donald Trump. L’ex Presidente del Consiglio ha vinto in un periodo storico imparagonabile a quello del nuovo inquilino della Casa Bianca, quel 1994 post Mani Pulite e di una struttura partitica al collasso. Trump vince in un contesto favorevole dove Obama ha accresciuto a dismisura i posti di lavoro, abbassato la disoccupazione, sistemato i conti e incanalato l’economia a tassi di crescita buoni. Se vogliamo dirla tutta, la Clinton assomiglia più a Berlusconi, nelle sue affermazioni contro l’FBI, reo di essersi intromesso nella campagna elettorale: ci mancava solo che parlasse di giudici comunisti.

Lascerei parlare i fatti: nessuno ha la sfera di cristallo, Trump è una forza nuova che non potrà governare da sola. Ma già il fatto che Colin Powell non sia dalla sua parte è, per quanto mi riguarda, motivo di tranquillità.

Annunci

  1. Pingback: Amazon, lo spot interreligioso che scalda il cuore | melonimatteo
  2. Pingback: Donald Trump sceglie Rex Tillerson come Segretario di Stato | melonimatteo
  3. Pingback: La Russia dietro l’elezione di Trump? | melonimatteo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...