Referendum Costituzionale: #iovoto

Breve riflessione sulla campagna referendaria per la riforma costituzionale voluta dal Governo di Matteo Renzi: politica e informazione in un mix esplosivo e poco edificante

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Quella del referendum costituzionale non è una tematica che tratto agevolmente. Ciononostante, credo che una riflessione, non tanto sui meriti degli eventuali cambiamenti, ma piuttosto su come la classe politica e i media si stanno approcciando al 4 dicembre, sia necessaria in quanto cittadino elettore.

Ho notato un evidente dislocamento di partiti – o pseudo tali – e movimenti – o pseudo tali, che hanno sostanzialmente dimenticato, da una parte e dall’altra, di discutere le reali conseguenze – termine che utilizzo in termini neutri – di questo voto sul funzionamento dello Stato. Ed è chiaro a tutti che una vittoria del ‘No’ passerebbe inevitabilmente come una sconfitta per l’Esecutivo, e quasi un sollievo per quella galassia di forze, dalla sinistra alla destra, che ha mandato avanti le ragioni dello status quo.

 

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Roma. Il Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, firma la Costituzione presso Palazzo Giustiniani il 27 dicembre 1947

Provo un profondo senso di fastidio per il modo in cui Matteo Renzi ha personalizzato un voto così importante per il destino della nostra Repubblica. E nutro grande disgusto per tutti coloro i quali paventano cambiamenti epocali in positivo per il passaggio di tale riforma costituzionale. La modifica della seconda parte della Costituzione non sarà la panacea a tutti i mali del nostro Paese. Anzi: da quel che un normale cittadino apprende leggendo qualche post su Facebook, uno o due trafiletti sui quotidiani, i discorsi sul ‘Sì’ e sul ‘No’ in televisione, la confusione vince su tutto.

 

D’altro canto, sorrido all’idea che una vittoria del ‘No’ possa garantire in tempi brevi una nuova presa di coscienza dei rappresentanti alla Camera e al Senato sull’esigenza, ad esempio, del superamento del bicameralismo perfetto, dell’abolizione del CNEL, della modifica delle competenze delle Regioni e dello Stato centrale.

Quel normale cittadino italiano già citato non ha tempo né, forse, voglia – e lo dico a malincuore – di informarsi pienamente sulle varie ragioni: l’operaio, il medico, l’agente di commercio sono accomunati dall’esigenza del riposo piuttosto che da quella della lettura di una riforma, o della partecipazione a dibattiti lunghi e spesso capziosi, che, più che altro, cercano di tirare per la giacchetta gli elettori.

Sono fermamente convinto del fatto che una maggioranza di Governo – soprattutto quella attuale, per evidenti ragioni di numeri – non può permettersi di spingere per una riforma così tanto ostacolata da vari settori, ivi compreso quello interno allo stesso partito del Presidente del Consiglio. Vero, ci sono diverse contraddizioni: Deputati e Senatori dei vari schieramenti che in fase di voto hanno dato il loro appoggio per poi ritirarlo successivamente; o ancora – fatto che a me personalmente non dà fastidio alcuno – ho sentito alcuni affermare che non è etico votare per il ‘No’, stando dalla stessa parte fazioni di destra e di sinistra.

Vari quotidiani – Repubblica e Fatto su tutti – sprecano litri d’inchiostro nel tentativo di mettere in cattiva luce i vari esponenti del ‘Sì’ e del ‘No’. Ma come biasimarli: come potrebbero vendere qualche copia in più se parlassero solo ed esclusivamente di fatti e di opinioni? I tempi del giornalismo approfondito – se sono mai esistiti – hanno lasciato lo spazio al giornalismo di battuta, della mezza dichiarazione esasperata nei titoli in prima pagina e nelle headline dei siti web.

Io, personalmente, voterò, conscio del fatto che una riforma scritta in maniera confusionaria è senz’altro peggiore della Costituzione garantista che ha portato l’Italia al 2016 senza Colpi di Stato, e nessuna Marcia su Roma.

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