Consiglio di Sicurezza, condanna per Israele

È la prima risoluzione da 8 anni che l’organo delle Nazioni Unite prende sulla questione Israele-Palestina

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Con 14 voti a favore e l’astensione degli Stati Uniti, passa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la risoluzione che chiede l’immediata fine della costruzione da parte di Israele di abitazioni nei Territori Palestinesi.

UN Photo/Manuel Elias

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, l’uscente Ban Ki-moon che dal 1° Gennaio verrà sostituito dal portoghese Antonio Guterres alla guida dell’organizzazione intergovernamentale, approva la decisione del Security Council, risoluzione che afferma – si legge nel comunicato rilasciato dall’Onu – “l’illegalità dell’occupazione dei Territori Palestinesi”, risalente dal 1967, costituendo una “flagrante violazione ” del diritto internazionale ed un “grosso ostacolo alla soluzione due-Stati, nonché alla pace giusta, duratura e completa”.

Immediate le reazioni dalle varie missioni presenti alle Nazioni Unite, nonché dai leader palestinesi e israeliani.

Riyad Mansour, Rappresentante Permanente dello Stato di Palestina all’Onu, ringrazia il Consiglio affermando l’importanza della decisione presa e ricordando i punti principali della risoluzione, tra i quali il ripristino dei confini decisi dalle Nazioni Unite il 4 Giugno 1967.

Dura la reazione israeliana.

Il Primo Ministro Netanyahu ha dichiarato che Israele non rispetterà la decisione del Consiglio di Sicurezza.

Netanyahu, secondo il quale la risoluzione è “vergognosa”, ha richiamato per consultazioni gli Ambasciatori di Israele in Nuova Zelanda e Senegal, Paesi co-sponsor della resolution. Israele ha deciso di cancellare la visita del Ministro degli Esteri senegalese, e annullato il programma d’aiuto economico allo Stato africano.

Diverse le reazioni degli altri Stati membri dell’Onu.

Da più parti pare palese che la decisione statunitense, votata tramite la Permanent Representative Samantha Power, di far passare la risoluzione con l’astensione di Washington sia un attacco a Donald Trump dall’amministrazione uscente, un modo per mettere in difficoltà, da parte dei Democratici, il nuovo Presidente. Che comunque è tradizionalmente legato ad Israele: la sua reazione è più che esplicita.

Barack Obama ha avuto molteplici occasioni nelle quali avrebbe potuto riavviare il processo di pace e, sul fronte interno, diminuire i sovvenzionamenti economici per Israele. Ha fatto poco o nulla a riguardo.

Sicuramente il primo Presidente nero della Casa Bianca si è voluto togliere un sassolino dalla scarpa, una conferma dei rapporti non idilliaci con Netanyahu negli anni del suo mandato.

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