Un mondo senza WTO?

Quali sarebbero le conseguenze della fine dell’Organizzazione Mondiale del Commercio

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Ricordo spesso questo fatto: Luigi Bonanate, professore di Relazioni Internazionali dell’Università di Torino, qualche anno fa nel corso di una conferenza alla quale partecipai affermò che la mia generazione avrebbe assistito alla terza guerra mondiale. La platea – fatta di giovani studenti universitari e altri docenti – rimase tra l’ammutolito e il divertito, pensando che un tale avvenimento fosse davvero remoto, se non impossibile.

Remoto e impossibile, si pensava, perché fino ad allora nessuno aveva messo in discussione il WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il WTO nasce non solo per regolare il commercio internazionale e le dispute tra i vari Stati, ma proprio per rendere gli scambi economici così tanto fitti da far risultare scoraggiante e troppo costoso un conflitto.

Ecco perché tutti noi – dall’imprenditore al ricercatore universitario, dal panettiere al titolare di un ristorante – dovremmo preoccuparci della fine di un vecchio mondo istituzionale che ha gravi ed evidenti pecche senza pensare, prima, ad una adeguata alternativa. Specie se l’out-out sulla vetusta concezione dei rapporti tra Stati viene dal Presidente di una Nazione ricca (dove è radicata fino al midollo un’ingiustizia sociale disarmante) che non crede più nei rapporti multilaterali, lasciando il resto della comunità internazionale allo sbando.

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