Categoria: Organizzazioni Internazionali

Paris Agreement, lo strappo di Trump

L’Unione Europea può approfittare delle nuove politiche statunitensi per mandare avanti ambiziosi obiettivi: i capiclasse, ora, siamo noi

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

“Il Trattato di Parigi non è un buon accordo per gli Stati Uniti”, ha affermato ieri il Presidente Donald J. Trump. Le sue parole hanno visto, poco dopo, la straordinaria presa di posizione di storici alleati di Washington.

In una dichiarazione congiunta, Italia, Germania e Francia si dicono “dispiaciuti della decisione degli Stati Uniti di abbandonare l’accordo universale sul cambiamento climatico” e che Roma, Berlino e Parigi sono convinte che “l’implemento del Trattato di Parigi offre sostanziali opportunità economiche per la prosperità e la crescita dei Paesi a livello globale”.

Uno strappo tra le cancellerie europee e gli USA che poche altre volte si è visto nel corso della storia recente. Sembra sempre più evidente che la frammentazione politica dell’occidente vedrà, da una parte, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna – se Theresa May la spunterà alle prossime elezioni politiche – mandare avanti la loro “Special Relationship” e, dall’altra, l’Unione Europea a due velocità seguire un cammino diverso su tanti fronti, dai flussi migratori al cambiamento climatico, passando per la gestione dell’economia.

 

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La vignetta del New Yorker sulla decisione del Presidente Donald Trump

 

Gli Stati Uniti non sono più il capoclasse della comunità internazionale, e l’Europa dovrà colmare un vuoto, si spera a livello collegiale, che cambierebbe le relazioni internazionali per gli anni a venire.

Ma finché la struttura degli organi decisionali – vedi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – non sarà riformata, l’impasse guiderà ancora per tanti anni i rapporti della comunità internazionale. L’adeguamento del Consiglio di Sicurezza alla realtà attuale – dove i cinque Paesi con diritto di veto possono bloccare unilateralmente ogni decisione ostile politicamente ad uno di questi Stati o ai propri alleati – è il primo passo per una maggiore democraticità del processo decisionale.

Altre realtà – come il G7, recentemente ospitato a Taormina, in Italia – non hanno senso d’esistere senza interlocutori adeguati: Cina, India, Russia li si trova nel G20, evento nettamente più rappresentativo per una discussione degli scenari planetari.

Come non mai, l’Europa ha l’occasione di affrancarsi dagli Stati Uniti e, personalmente, credo sia un bene viste le profonde evidenti differenze esistenti negli interessi delle singole realtà.

Siria, perché l’Italia ha sostenuto la risoluzione bocciata da Russia e Cina

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

NEW YORK, 1 MARZO – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha respinto martedì sera la risoluzione presentata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito sull’uso delle armi chimiche in Siria in seguito al voto contrario di Cina e Russia, membri permanenti dell’organo dell’Onu con diritto di veto. L’Italia, membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dal primo gennaio, ha appoggiato la risoluzione, patrocinata da altri 42 Paesi.

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Il voto sulla risoluzione ha provocato il primo scontro politico tra l’America di Donald Trump e la Russia di Vladimir Putin. “Mosca e Pechino hanno preferito difendere i loro amici nel regime di Assad piuttosto che le esigenze della sicurezza globale”, ha tuonato la neo-ambasciatrice americana Nikki Haley. Intervenuto dopo l’esito del voto, anche l’ambasciatore italiano Sebastiano Cardi ha espresso rammarico per il risultato finale e per la mancata unità all’interno del Consiglio di sicurezza su questo tema. Cardi ha auspicato una ripresa immediata delle attività del JIM (Joint Investigative Mechanism),  lo strumento di indagini delle Nazioni Unite. La risoluzione, ha detto l’Ambasciatore, intendeva assicurare un seguito significativo al lavoro del JIM.

Il Permanent Representative italiano ha evidenziato tre ragioni principali per le quali l’Italia ha appoggiato l’iniziativa. La prima è la “storica posizione italiana sulla non-proliferazione, che dev’essere tenuta separata dalle altre questioni politiche”: “Condanniamo con forza – ha spiegato Cardi – l’uso di armi chimiche o di materiale tossico da parte degli Stati o altri attori. Oggi più che mai è necessario sostenere i valori e i principi dell’architettura del sistema di non-proliferazione, evitando il suo indebolimento, che incoraggerebbe l’utilizzo di armi chimiche”.

Cardi, argomentando il secondo punto, ha sottolineato il sostegno italiano al JIM e al suo staff. Il meccanismo congiunto di investigazione “è uno strumento essenziale che permette di attribuire le responsabilità a chi compie i feroci attacchi con le armi chimiche. Il JIM – ha proseguito l’Ambasciatore – attraverso i suoi rapporti ha svolto il compito richiesto dal Consiglio di Sicurezza, e la risoluzione è stata disposta per garantire un seguito significativo al lavoro del meccanismo congiunto di

La terza ragione per la quale l’Italia ha appoggiato l’iniziativa di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia è il senso di responsabilità: “Aver solamente identificato la parte responsabile degli attacchi – ha detto Cardi – non è sufficiente: ci devono essere conseguenze per coloro i quali hanno pianificato, ordinato ed eseguito gli attacchi”. “L’Italia – ha quindi concluso l’Ambasciatore – ha votato a favore della risoluzione in nome del principio di responsabilità di coloro che hanno perpetrato gli attacchi, e per riaffermare la nostra consolidata posizione a difesa dei principi e di condanna dell’uso di armi chimiche da parte di chiunque e in ogni circostanza”.

Sono stati 9 i Paesi ad aver appoggiato la risoluzione, mentre la Bolivia ha votato insieme a Russia e Cina, rigettando il testo proposto. Egitto, Etiopia e Kazakistan si sono astenuti.

Il 19 dicembre il Consiglio di Sicurezza aveva votato all’unanimità la risoluzione che chiedeva a tutte le parti in causa nel conflitto siriano l’immediato accesso da parte dello staff internazionale per il monitoraggio dell’evacuazione di Aleppo est. Il voto contrario sull’ultima risoluzione presentata in Consiglio di Sicurezza segue altre due recenti votazioni non approvate, avvenute il 5 e l’8 dicembre. Negli ultimi 5 anni la Russia ha posto il veto 7 volte, la Cina 6, alle risoluzioni riguardanti la questione siriana.

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Consiglio di Sicurezza, condanna per Israele

È la prima risoluzione da 8 anni che l’organo delle Nazioni Unite prende sulla questione Israele-Palestina

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Con 14 voti a favore e l’astensione degli Stati Uniti, passa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la risoluzione che chiede l’immediata fine della costruzione da parte di Israele di abitazioni nei Territori Palestinesi.

UN Photo/Manuel Elias

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, l’uscente Ban Ki-moon che dal 1° Gennaio verrà sostituito dal portoghese Antonio Guterres alla guida dell’organizzazione intergovernamentale, approva la decisione del Security Council, risoluzione che afferma – si legge nel comunicato rilasciato dall’Onu – “l’illegalità dell’occupazione dei Territori Palestinesi”, risalente dal 1967, costituendo una “flagrante violazione ” del diritto internazionale ed un “grosso ostacolo alla soluzione due-Stati, nonché alla pace giusta, duratura e completa”.

Immediate le reazioni dalle varie missioni presenti alle Nazioni Unite, nonché dai leader palestinesi e israeliani.

Riyad Mansour, Rappresentante Permanente dello Stato di Palestina all’Onu, ringrazia il Consiglio affermando l’importanza della decisione presa e ricordando i punti principali della risoluzione, tra i quali il ripristino dei confini decisi dalle Nazioni Unite il 4 Giugno 1967.

Dura la reazione israeliana.

Il Primo Ministro Netanyahu ha dichiarato che Israele non rispetterà la decisione del Consiglio di Sicurezza.

Netanyahu, secondo il quale la risoluzione è “vergognosa”, ha richiamato per consultazioni gli Ambasciatori di Israele in Nuova Zelanda e Senegal, Paesi co-sponsor della resolution. Israele ha deciso di cancellare la visita del Ministro degli Esteri senegalese, e annullato il programma d’aiuto economico allo Stato africano.

Diverse le reazioni degli altri Stati membri dell’Onu.

Da più parti pare palese che la decisione statunitense, votata tramite la Permanent Representative Samantha Power, di far passare la risoluzione con l’astensione di Washington sia un attacco a Donald Trump dall’amministrazione uscente, un modo per mettere in difficoltà, da parte dei Democratici, il nuovo Presidente. Che comunque è tradizionalmente legato ad Israele: la sua reazione è più che esplicita.

Barack Obama ha avuto molteplici occasioni nelle quali avrebbe potuto riavviare il processo di pace e, sul fronte interno, diminuire i sovvenzionamenti economici per Israele. Ha fatto poco o nulla a riguardo.

Sicuramente il primo Presidente nero della Casa Bianca si è voluto togliere un sassolino dalla scarpa, una conferma dei rapporti non idilliaci con Netanyahu negli anni del suo mandato.

#UNSGdebate: a special night for the world

by Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Who’s gonna be the next Secretary General of the United Nations? For the very first time yesterday the General Assembly hosted 10 of the 12 candidates hopeful to become head of the most important international organization

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The candidates faced several questions related to the reform of the Security Council, UN budget, sexual abuse by the peacekeepers and other topics.

Here’s the story of yesterday’s debate, made possible by the President of the General Assembly, Morgens Lykketoft and Al Jazeera.

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Italia al Consiglio di Sicurezza ONU: il racconto sui social

Twitter, Facebook e Instagram sono stati usati da Governi e delegazioni anche durante l’elezione dei 5 membri non permanenti del Security Council

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Un’avvincente votazione durata a lungo ha costretto i delegati dei Paesi membri delle Nazioni Unite agli straordinari per scegliere i 5 Stati non permanenti del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2017/2018. L’Italia e l’Olanda hanno sudato la vittoria: arrivati al pareggio 95-95 alla quinta votazione, le delegazioni hanno deciso, in una mossa unitaria per l’Unione Europea all’indomani della Brexit, di spartire il seggio con Roma che siederà nel primo anno e l’Aia nel secondo.

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Il Viceministro agli Affari Esteri ha commentato così la scelta sul suo profilo Facebook:

Digital Diplomacy all’opera

E’ la Gran Bretagna ad aprire le danze: prima del voto ha offerto al pubblico di Twitter una bella panoramica dell’Assemblea Generale che si preparava a scegliere i 5 Paesi.

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Emoji: strumento di comunicazione per aziende e governi

Le emoji fanno il salto – non necessariamente di qualità – verso nuovi orizzonti: dall’utilizzo per la messaggistica istantanea a strumento per aziende e governi

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Quando appare la notifica di un aggiornamento disponibile sui nostri smartphone spesso capita che successivamente ritroviamo una sequela di nuove emoji nella tastiera del dispositivo. Ad esempio, da qualche mese possiamo inserire le bandiere di tutto il mondo nel corso delle nostre conversazioni su Whatsapp, o nuovi animali, frutta esotica, mani rigorosamente bianche e nere, a seconda della colorazione della nostra pelle.

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Le emoji sviluppate dal Governo finlandese

Chi si occupa degli inserimenti di nuove emoji  è Unicode Consortium, un’organizzazione non-profit con lo scopo di “sviluppare, gestire e promuovere” gli standard nell’internazionalizzazione dei prodotti, specificamente legati ai testi.

Il Consortium ha un board che ospita aziende tecnologiche di altissimo livello – Microsoft, Ibm, Google, Adobe, Twitter, Apple, Intel – che, in un modo o nell’altro, fa il bello e il cattivo tempo nella nostra possibilità d’uso delle emoji e gli sviluppi attuali e futuri delle faccine, nate in Giappone negli anni ’90 e che hanno conquistato il mondo della messaggistica, cambiando – migliorando, ma anche peggiorando – la comunicazione dei nostri tempi.

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Emma Bonino: sul terrorismo e il mondo islamico

All’ISPI l’incontro con l’ex Ministro degli Esteri italiano e leader radicale

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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Emma Bonino, membro del ECFR e Paolo Magri, Direttore ISPI

Si sente nella diplomazia italiana la mancanza di una figura come Emma Bonino. Nel corso dell’incontro organizzato dall’ISPI e moderato dal Direttore Paolo Magri, dal titolo “Terrorismo: uniti o impotenti?” la Bonino, nonostante la recente perdita del compagno di tante battaglie con il Partito Radicale Marco Pannella, ha affrontato di petto il tema, garantendo un equilibrio magistrale alla discussione e stigmatizzando l’insorgenza dei populismi che, negli ultimi anni, hanno tentato di prendere il sopravvento delle vecchie cancellerie europee. La mezza vittoria dei Verdi nelle elezioni austriache è il sintomo pratico di un malcontento generale, alimentato dai partiti xenofobi che soffiano sul fuoco dell’intolleranza verso i migranti in arrivo nel nostro continente. “Chiunque proponga semplici soluzioni sta imbrogliando”, dice la Bonino, sostenendo che “prima di esercitarci in proposte assurde come i muri, i bombardamenti dei barconi e indegne proposte del genere dovremmo farci una doccia fredda la mattina. In questa Europa dove ognuno vuol tornare al proprio Stato Nazione – prosegue la leader Radicale – io dico: c’è bisogno di più integrazione”.

“Terrosismo, parola politica”

Bonino, membro del prestigioso European Council on Foreign Relations, spiega come “non esiste una definizione universale su cosa sia il terrorismo, diversamente dalla guerra e dal genocidio, per i quali si è trovato un accordo nelle sedi internazionali. Terrorismo – continua Bonino – è una parola politica. Pensiamo allo status riservato ad Hezbollah: nell’agosto del 2013 vengono definiti terroristi dall’Unione Europea, ma il mondo arabo è contrario a questa definizione”. E ricorda come, al contrario di quello che accade oggi, nel corso della storia sia esistito un terrorismo senza matrici religiose ma, piuttosto, ideologiche: gli esempi principali si trovano nelle Brigate Rosse in Italia, e nella Banda Baader-Meinhoff in Germania.

Il video dell’incontro “Terrorismo: uniti o impotenti?”

“Spesso stereotipiamo l’idea di terrorismo legato all’Islam – afferma Emma Bonino – dimenticandoci di quanto sia composita la religione islamica: ad esempio, gli sciiti non hanno l’idea del terrorismo individuale, ma di gruppo. E ci sono diverse interpretazioni dell’Islam: quello tunisino è completamente diverso da quello saudita, così come quello marocchino ha una sua fattispecie rispetto a quello delle Monarchie del Golfo”. E, criticando l’alleanza occidentale con i sauditi, sottolinea quanto sia forte il “riferimento culturale wahabbita, fatto di un jihad violento e basato sulla sharia. Eppure l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo sono sempre stati nostri alleati e, nonostante l’11 settembre, l’alleanza con l’Occidente non è stata scalfita”. All’epoca, l’Asse del Male era composto da Iran, Korea del Nord, Iraq. “E solo adesso – dice l’ex Ministro degli Esteri – si chiede qualche conto ai vari governi sul modo di agire rispetto al terrorismo”.

Daesh, Europa, Foreign Fighters

Degli attentati sul suolo europeo – Madrid, Parigi, Brussels – Emma Bonino dice che, a suo avviso, possiamo solo dare nostre interpretazioni. Certo è che “Daesh ha grandi capacità, una mobilità straordinaria, ed un incredibile utilizzo delle professionalità. Per non parlare dei simbolismi: su tutti, le varie decapitazioni avvenute che hanno visto gli ostaggi in tuta arancione, come i carcerati di Guantanamo”. Ma la motivazione che spinge gli individui a schierarsi con lo Stato Islamico non è la povertà: “In tanti Paesi poveri – spiega la Bonino – il terrorismo non si è sviluppato”.

Daesh non è altro che ideologia a fini di potere, per questo è difficile combatterlo militarmente

E sui Foreign Fighters ricorda come “non sono solo cittadini di terza o quarta generazione, ma anche europei DOC, appartenenti a famiglie della borghesia medio-alta. Daesh non è altro che ideologia a fini di potere, per questo è difficile combatterlo militarmente”. Esiste una soluzione? “Senz’altro servirebbe più attenzione verso l’emigrazione femminile: le donne hanno bisogno di più libertà visti i Paesi dai quali arrivano, e sono loro – racconta Emma Bonino – che hanno maggiormente a che fare con le istituzioni e la burocrazia. Per questo motivo hanno un atteggiamento diverso verso l’integrazione. Ma integrazione è diritti e anche doveri, da una pare e dall’altra. L’Italia – continua la leader Radicale – ha

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Un momento dell’incontro con Emma Bonino a Palazzo Clerici, sede dell’ISPI a Milano

bisogno di integrazione visto il declino demografico europeo. A 300 chilometri da casa nostra abbiamo un giardino di infanzia. Gli abitanti della costa sud del Mediterraneo sono più di 400 milioni. La Nigeria da sola nel 2050 avrà più abitanti di tutta l’Eurozona: Asia e Africa in crescita altissima, un po’ meno l’America Latina, poco o niente l’Europa”. Maggiore integrazione, migranti visti come risorsa, e più attenzione verso le donne. “L’autonomia femminile – ribadisce la Bonino – è uno degli antidoti più importanti. E ricordiamoci che i Paesi ad elevata natalità non sono poveri perché fanno tanti figli, ma fanno tanti figli perché sono poveri”.

Consiglio di Sicurezza e Segretario Generale: novità in vista alle Nazioni Unite

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Il 2016 potrebbe essere un anno di svolta per le Nazioni Unite: per la prima volta nella storia sono altissime le chance di vedere una donna eletta a Segretario Generale e, come saltuariamente accade, si paventa un ennesimo tentativo di riforma del Consiglio di Sicurezza, ingessato dallo storico quintetto formato da Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia con diritto di veto e altri 10 Stati membri non permanenti eletti a rotazione ogni due anni.

Security Council meeting: Maintenance of international peace and security

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

La candidatura italiana al Consiglio di Sicurezza

Il ruolo italiano può avere un peso nei meccanismi di rinnovo dell’ONU, essendo il nostro Paese candidato ad un seggio nel Consiglio di Sicurezza per il biennio 2017-2018, ed in prima linea nell’aiuto ai migranti e alla lotta contro gli scafisti che alimentano la crisi dei rifugiati, il recupero dei siti archeologici devastati dalla furia di Da’esh, la forte attenzione della nostra diplomazia verso il continente africano. Il 28 giugno l’Italia sfiderà due contendenti di peso, l’Olanda e la Svezia, Paesi molto attivi nello scacchiere internazionale e fortemente presenti nelle attività delle Nazioni Unite. Matteo Renzi lo sa bene: nelle ultime visite a New York in occasione della settantesima Assemblea Generale e per la firma degli Accordi sul Clima il Premier ha più volte ribadito l’importanza strategica italiana nelle sfide che la comunità internazionale deve affrontare. L’Italia è stata recentemente membro del Consiglio di Sicurezza, portando avanti la storica battaglia contro la pena di morte che ha permesso nel 2007 la votazione di una moratoria mondiale sulle esecuzioni capitali.

I punti chiave della candidatura

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Il logo della candidatura italiana al Consiglio di Sicurezza

Nel contesto geopolitico odierno Roma ha da parte sua il grande lavoro svolto dalla Marina Militare nel salvataggio di migliaia di migranti nel Mediterraneo, la proposta avvallata in sede UNESCO della creazione di un contingente di Blue Helmets per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale, l’appoggio degli Stati africani, culminato nella prima conferenza Italia-Africa organizzata dalla Farnesina nei giorni scorsi. Tanto si capirà tra oggi e domani, quando i Rappresentanti Permanenti degli Stati in lizza per i 5 seggi a disposizione – oltre ad Italia, Olanda e Svezia per l’Europa, Kazakistan e Thailandia per l’Asia, l’Etiopia per l’Africa e la Bolivia per l’America Latina – esporranno le proprie proposte programmatiche in un evento organizzato dalla World Federation of United Nations Associations nelle sale Trusteeship ed ECOSOC del Palazzo di Vetro. Sarà la prima storica occasione nella quale si capiranno le priorità dei candidati al seggio, dove verranno presentate le proposte di riforma del Consiglio di Sicurezza, organo che da tempo ha perso il ruolo di facilitatore della soluzione delle crisi internazionali. 

Una donna Segretario Generale?

Intanto va avanti la campagna elettorale per l’elezione del prossimo Segretario Generale: tra il 12 e il 14 aprile i candidati hanno risposto alle domande degli Stati membri, evento trasmesso in live streaming per permettere la massima trasparenza a livello mondiale sulle tematiche discusse. Morgens Lykketoft, Presidente dell’Assemblea Generale, ha spinto affinché la selezione per il prossimo UNSG avvenisse alla luce del sole. Quotatissime Helen Clark, ex Primo Ministro neozelandese, ora a capo dell’importante Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, e la bulgara Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO. Altri nomi di peso: Vesna Pusić, la titolare degli Esteri croata, e Natalia Gherman, Primo Ministro della Moldavia. Da non sottovalutare, tuttavia, la candidatura di António Guterres, Alto Commissario dell’UNHCR per 10 anni fino allo scorso dicembre. Guterres è stato sostituito dall’italiano Filippo Grandi, nominato da Ban Ki-moon alll’apice della crisi dei rifugiati.

Snapchat: come lo usano le istituzioni e la politica

di Matteo Meloni

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La pagina di accesso e registrazione account di Snapchat

Snapchat è l’app del momento: tutti – o quasi – la usano, tutti – o quasi – ne parlano. Per anni è stata relegata tra le app per ragazzini: salì agli onori della cronaca a causa dell’utilizzo smodato da parte dei teenager della funzione di sparizione delle immagini. I contenuti inviati tramite la chat, infatti, svaniscono subito dopo averli visualizzati, mentre quelli pubblicati nella sezione «Storia» restano in vita per 24 ore. Alcuni utilizzavano l’app (e forse ancora lo fanno) per inviare foto di nudità varie ed eventuali. Ma ad un certo punto qualcuno si è reso conto che si poteva fare storytelling (sì, lo so, parola abusata, ma tant’è…) diversamente dal solito. Snapchat ha una marea di funzioni, che all’inizio possono sembrare strane ma che, una volta presa la patente, spinge l’utente ad utilizzare la quinta marcia facilmente. L’intento di questo articolo non è spiegare come si usa Snapchat, ma di raccontare la mia personalissima esperienza con l’app, come mi ci sono approcciato e perché.


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Un momento del meeting organizzato dal Department of Public Affairs delle Nazioni Unite, New York, ottobre 2015

Mi sono reso conto dell’importanza di Snapchat e delle sue potenzialità durante un periodo lavorativo svolto alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite. Da qualche tempo l’ONU utilizza con successo l’app per raccontare in maniera informale quello che accade durante gli incontri internazionali. A fine ottobre ho avuto l’incarico di documentare il resoconto della Under-Secretary-General Cristina Gallach, capo del Department of Public Affairs delle Nazioni Unite, nel quale venivano evidenziati i dati delle campagne di comunicazione elaborate dalle UN. La Gallach ha spiegato come i lavori dell’ultima Assemblea Generale, grazie all’uso di Snapchat, sono stati seguiti da 4 milioni di utenti in più, la maggior parte dei quali teenager. Lì ho capito il reale valore di Snapchat: se si vuol coinvolgere un’audience più ampia, e raggiungere specifiche fette della popolazione – in questo caso mondiale – bisogna raccontare ciò che un’organizzazione\azienda fa proprio dove gli utenti stanno. Non ha senso continuare a ripetere che Snapchat è per ragazzini: bisogna utilizzarlo, e divertirsi, per capire come funziona, scoprendone le tantissime funzionalità nascoste.

Recentemente, le Nazioni Unite hanno raccontato la cerimonia della firma del Paris Agreement utilizzando Snapchat: una diffusione di informazioni e contenuti efficace e snella, giovane e decisamente colorata.


La corsa alla Casa Bianca

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L’ultimo State of the Union tenuto da Barack Obama il 12 Gennaio 2016

Nel panorama politico, quello statunitense sembra il più attivo sul fronte Snapchat: pochi giorni prima dell’ultimo discorso di Barack Obama allo State of the Union la Casa Bianca ha creato un account (whitehouse 👻), pubblicando immagini esclusive dalla residenza presidenziale, alcune delle quali simpatiche che ritraevano i cani del Presidente, o ancora un breve saluto video di Joe Biden al pubblico di Snapchat. Restando negli Stati Uniti, i candidati alla nomination democratica Bernie Sanders (bernie.sanders 👻) e Hillary Clinton (hillaryclinton 👻) stanno sfruttando appieno l’app californiana, mettendo in mostra momenti importanti della loro campagna elettorale: i supporters, i membri degli staff, il dietro le quinte dell’organizzazione degli eventi.


I grandi broadcaster

Tra l’altro, testate giornalistiche e reti televisive di spessore quali The Washington Post, Huffington Post, CNN, Weird, National Geographic e altri sono presenti su Snapchat.1-jzJmBn2tsgsa4NQLLt2PpA Il Washington Post e l’Huffington Post hanno un account tramite il quale raccontano in presa diretta gli avvenimenti che seguono. Ad esempio, durante le ultime elezioni in Turchia, l’inviato del Washington Post (washingtonpost 👻) ha realizzato un vero e proprio reportage innovativo, inframezzando video e foto – che possono durare un massimo di 10 secondi – con didascalie per spiegare ciò che avveniva ad Istanbul in quell’occasione. CNN, Weird, National Geographic e altri hanno uno spazio dedicato, chiamato Discover, che viene aggiornato giornalmente in modo dinamico e coinvolgente: si può decidere se vedere un video, aprire link ad articoli, o condividere quello che si vede con propri amici di Snapchat, e così via.


Snapchat non è per tutti ed è costoso

No, non mi riferisco ai singoli utenti che vogliono modificare le proprie facce con gli effetti 3D, ma alle aziende. Bisogna saper raccontare il proprio brand, che è forse la merce più rara in circolazione, e quindi non rovinarlo seguendo quello che potrebbe essere il social del momento ma del quale non si possono avere certezze nel medio e lungo periodo. Come scrive Dakota Shane Nunley sul suo profilo Medium, Snapchat funziona per:

  1. aziende che hanno un business “personality-based”;
  2. persone che già possiedono un numero elevato di followers su altre piattaforme;
  3. imprenditori di sé stessi;
  4. singoli individui, senza aspettative particolari;
  5. brand disposti a sborsare ingenti quantità di denaro.

Snapchat si fa pagare in maniera salatissima: sponsorizzare un evento o un brand sulla piattaforma ha dei prezzi esorbitanti. Essere presenti su Discover costa circa $700,000 al giorno; un filtro geolocalizzato $200,000; sfruttare gli influencers: dai $20,000 ai $50,000 per una campagna. Insomma, bisogna valutare attentamente costi e benefici, considerando il fatto che in Italia l’app sta prendendo piede solo negli ultimi mesi. In metro mi capita spesso di imbattermi in trentenni – come me – intenti a guardare gli aggiornamenti dei propri amici su Snapchat: un segno dei tempi che cambiano.

Questo articolo è stato aggiornato rispetto alla prima pubblicazione avvenuta sul mio blog Medium

Smuggling of migrants, cultural heritage and Mandela Rules in resolution approved at UN

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by Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

b-jirhucmaabc9r-jpg-large-e1424729059902-620x261NEW YORK, NOVEMBER 25 – The Third Commitee, the body of the UN that provides decisions on a range of social, humanitarian affairs and human rights issues that affect people all over the world, adopted the resolution “Strengthening The United Nations Crime Prevention and Criminal Justice Program”, of which Italy is co-sponsor with other 123 members.

The resolution deals with the problems of world justice and judiciary police in the penal sector, giving continuity to the Palermo Convention, the main international instrument in the fight against transnational organized crime, voted in 2000 and already ratified by 186 countries. Every year Italy brings the voices of the UN member States, being spokesperson of the resolution.

The document represents a major step forward in the fight against transnational organized crime, participation in organized criminal groups, money laundering, trafficking in persons and smuggling of migrants. This year is a particular one, given the radicalization and escalation of terrorism worldwide, connected with the smuggling of migrants, a field in which Italy is particularly involved, being the country that reacted from the very beginning at the phenomenon of migration: the Italian Navy and Coast Guard have saved over 200,000 people from drowning in the Mediterranean since 2005 and, with “Mare Nostrum” operation, over 130,000 people were saved between October 2013 and October 2014.

The resolution deals also with the protection of cultural heritage, another topic in the center of Italy’s diplomatic efforts: recently UNESCO has approved Italy’s proposal to send UN teams – sort of peacekeepers for culture – to protect heritage sites around the world from various threats, primarily from terrorist attacks or after natural disasters.

Moreover, the document approved by the Third Committee concerns the so-called “Mandela Rules”, standard minimum rules for treatment of prisoners, universally acknowledged benchmark for prison administrations worldwide. On the occasion of the adoption of the resolution, Ambassador Inigo Lambertini, Deputy Permanent Representative of Italy to the UN, affirmed: “The resolution strikes a balance between the need to combat organized crime in all of its forms, and at the same time, protect the human rights of communities and victims of crime, as well as of the perpetrators of criminal acts, in accordance with international standards and the principles of the Rule of Law.”

The fight against terrorism has a big importance in the resolution: “Advanced languages have been introduced with reference to phenomena related to terrorism”, underlined Lambertini, and “While recognizing a growing link between terrorists and organized groups in some cases, the resolution dwells on specific threats posed by terrorism. The importance of strengthening international cooperation – concluded the Ambassador – is clearly highlighted, and we call upon all Member States to contribute actively in this respect.”