Categoria: Vicino e Medio Oriente

Ramadan Mubarak, La Rabbia e l’Orgoglio

A 16 anni dall’uscita del libro di Oriana Fallaci il rapporto tra occidente e Islam è ancora sotto i riflettori. Ma l’eredità del testo non è significativa

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Oggi inizia il mese sacro del Ramadan – chiamato Ramazan in Turchia – e milioni di fedeli musulmani pregheranno, digiuneranno e studieranno i precetti del Corano.

Auguro a tutti i miei amici praticanti serenità e felicità per i prossimi giorni!

Il mio viscerale interesse per l’Islam – in tutte le sue forme -, il mondo arabo e non, e la cultura sociale e politica musulmana mi ha portato, negli ultimi anni, a conoscere ed imparare, superare preconcetti, cogliere e capire il perché e il come di tanti avvenimenti. Il ringraziamento principale va ai miei docenti universitari, che sono stati capaci di aprirmi gli occhi attraverso dati storici e fattuali sulla realtà che viviamo.

Ad un certo punto dei miei studi ho pensato di essermi spinto fin troppo oltre la normale comprensione dei fatti, e mi son chiesto se avessi perduto una certa obiettività nell’analizzare la drammatica cronaca giornaliera.

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A distanza di 16 anni ho così deciso di rileggere “La Rabbia e l’Orgoglio” di Oriana Fallaci. Quando venne distribuito, nel lontano 2001, avevo poco più di 15 anni e la comprensione di quelle parole, scritte di getto dalla giornalista toscana, erano difficili da assimilare fino in fondo, sia perché l’immagine del male così generalizzata che rispondeva ai “mussulmani” – come la Fallaci li chiama – non mi suonava fino in fondo, sia perché percepivo la tensione che le sue parole causavano.

La Fallaci ha scritto importanti pagine del giornalismo italiano e internazionale, con sensazionali interviste a personaggi storici quali Yasser Arafat e Ruhollah Khomeini, ed è stata inviata di guerra nelle aree calde del mondo, nonché combattente contro i fascisti nel corso della Resistenza.

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La sua scrittura è eccezionale, una penna fine e ricercata. Ma oggi, il suo articolo – poi divenuto libro – troverebbe difficilmente spazio in un giornale come Il Corriere della Sera o la Repubblica, e forse finirebbe come editoriale su Libero o, se fosse ancora in distribuzione, su La Padania.

Perché nel rileggere quelle parole nel 2017 fa male, malissimo accettare un pensiero tanto rabbioso quanto univoco dell’intera Umma: che il fedele fosse del Marocco o dell’Indonesia, un musulmano francese o del Sudan, un talebano o un giordano, un cittadino dell’Arabia Saudita o della Turchia, per la Fallaci l’Islam è violenza pura. Mi ero dimenticato del suo fastidio verso “Le mille e una notte”, persino verso gli studi islamici della matematica: tutto ciò che è stato prodotto della cultura musulmana è relegato, ne “La Rabbia e l’Orgoglio” a pura spazzatura.

Oriana Fallaci racconta, nella lunga prefazione, che un professore della Boston University le chiese come dovesse definire il suo libro. Lei in un primo momento non rispose e, dopo averci pensato, lo richiamò e gli disse: <<Lo definisca una predica>>.

Con le prediche ho sempre avuto un brutto rapporto, anche se ho sempre cercato di carpirne, per lo meno, i passaggi positivi. Ma nel libro della Fallaci anche i passaggi positivi divengono negativi.

Come quando dopo l’11 settembre del 2001 la Fallaci ebbe un dialogo con un bambino di 8 anni, Bobby.

20-haunting-photos-from-the-september-11-attacks-that-americans-will-always-remember.jpg<<La mia mamma diceva sempre: “Bobby, se ti perdi quando torni a casa non avere paura. Guarda le Torri e rammenta che noi viviamo a dieci blocchi lungo lo Hudson River”. Bè, ora le Torri non ci sono più. Gente cattiva le ha spazzate via con chi ci stava dentro. Così per una settimana mi son chiesto: Bobby, a questo mondo c’è anche gente buona. Se ti perdi ora, qualche persona buona ti aiuterà al posto delle Torri. L’importante è non avere paura>>.

Si potrebbe pensare che l’aneddoto potesse servire alla Fallaci per cogliere un briciolo di umanità ma no, niente di tutto ciò: la giornalista si lancia in una eccezionale retorica sul Sindaco di New York Giuliani, che noi “italiani senza palle” – dice la Fallaci – dovremmo adorare perché dà lustro al nostro Paese.

Ma forse “La Rabbia e l’Orgoglio” Oriana Fallaci l’ha scritto come monito per chi, come lei, ha profondamente odiato una cultura per il solo fatto di essere diversa dal capitalismo democratico occidentale: odiate, perché noi siamo migliori di loro.

<<Stop. Quello che avevo da dire l’ho detto. La rabbia e l’orgoglio me l’hanno ordinato. La coscienza pulita e l’età me l’hanno consentito. Ora basta. Punto e basta>>.

La conclusione del libro mi ha rincuorato. Perché, alla fine delle 163 pagine, ho potuto alzare gli occhi e pensare: il mondo va avanti, e lo spazio per l’odio e la violenza è, veramente, all’antitesi di qualunque religione.

Alfano in Tunis: Italy with Tunisia, strengthening democratic institutions

This article first appeared in Onuitalia, independent news site on Italy’s contribution to the life and ideals of the United Nations

by Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

TUNIS, JANUARY 20 – The so-called Arab Spring has changed the political asset of the African-Mediterranean countries, where new governments and political parties are still trying to define the balance of power after years of clashes and tumults. Tunisia is a unique case of success, where a working political class and democratic institutions have already adopted a modern Constitution that shaped the future of the Northern African country.

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Italian Foreign Minister Angelino Alfano and the President of republic of Tunisia Beji Caid Essebsi

In this framework Italy plays an important role, reaffirmed by Angelino Alfano, Italian Foreign Minister in yesterday’s visit to Tunis. Alfano met with Beji Caid Essebsi, President of the Republic of Tunisia, the Prime Minister Youssef Chahed and his counterpart Khemaies Jhinaoui. The officials had talks about economy, culture, fight against terrorism and migrations, key topics of the international agenda.

Minister Alfano recalled “the historic continuity and the commonalities of bilateral relations between the two countries” and said that Italy wants to boost the cooperation with Tunisia in every aspects. In May Italy is to host the G7 meeting in Taormina, Sicily, and Tunisia is invited to take part in the event. “Italy and Tunisia have in common history, geography, a mutual culture and above all a deep friendship”, said Angelino Alfano.

Italy strongly support Tunisia institutions: the President of the Republic Mattarella will meet Beji Caid Essebsi in February. “President (Mattarella) is happy to welcome you, our staffs are working together to organize the meeting for the best success and to reach concrete results”, affirmed Alfano talking with Essebsi. “Tunisian democracy is a precious treasure, a barrier against Islamic fanaticism”.

There are several important project on which Italy and Tunisia are working: youth training opportunities; economic development of the hinterland; the fight against terrorism; the energy interconnectivity. Alfano mentioned the support for young Tunisians by proposing the “Erasmus of the Mediterranean”, a proposal that has the goal to “unite the young generations through a new version of the consolidated and successful EU member states Socrates/Erasmus programme”, affirmed the Foreign Minister.

During a press conference, Minister Alfano and his colleague Jhinaoui agreed on a common management of Italy-Tunisia border. “We have the same enemy: human traffickers”, said Alfano. Italy rescues thousands of migrants trying to reach Europe via the Mediterranean: according to the IOM, the UN International Organization for Migrations, since the beginning of 2017 3,156 human beings arrived in Europe, 2,393 saved by Italian authorities. Last December Italian Coast Guard was appointed UNICEF Goodwill Ambassador “as recognition for its efforts in rescuing thousands of minor migrants and refugees”.

Gerusalemme, 4 militari morti in un attentato

Ci vorranno giorni, e fonti autorevoli, prima di capire ciò che ha realmente spinto Fadi Qanbar ad uccidere i soldati dell’IDF

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Non basterebbe una vita per capire le dinamiche che intercorrono tra le parti dell’annoso conflitto israelo-palestinese. Credo, tuttavia, che avere un punto di partenza sia d’aiuto: Israele e Palestina sono due Stati in guerra. Il primo rivendica il diritto all’esistenza, il secondo un riconoscimento che tarda ad arrivare. La violenza è all’ordine del giorno, da una parte e dall’altra.

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Il Ministro della Difesa Lieberman e il PM Netanyahu sul luogo dell’attentato. Photo: RONEN ZVULUN/REUTERS

Nella giornata di domenica 8 gennaio Fadi Qanbar, abitante di Gerusalemme est, palestinese, padre di quattro figli, alla guida di un camion si è scagliato contro un gruppo di militari — tre donne e un uomo, tutti dell’età di 20 anni — uccidendone 4. Il video mostra chiaramente come Qanbar abbia voluto colpire i soldati israeliani, tornando per giunta in retromarcia sui corpi a terra.

Immediate le reazioni della politica israeliana. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha pubblicato una serie di tweets per commentare l’accaduto.

Secondo Netanyahu, l’attacco rientra all’interno di un quadro generale progettato dall’Isis, dove Gerusalemme è l’ultima città colpita dopo i fatti avvenuti in Francia e Germania.

“Questo attacco fa parte della stessa battaglia contro la piaga globale del nuovo terrorismo”, scrive Netanyahu.

“Possiamo combatterlo solo insieme — prosegue il Primo Ministro — ma dobbiamo combatterlo, e noi lo faremo”.

Secondo Avigdor Lieberman, Ministro della Difesa, “l’attacco non è avvenuto a causa della questione degli insediamenti, ma perché siamo ebrei e viviamo in Israele. E’ un attacco ispirato dall’Isis”.

Prima di Lieberman, il viceministro agli Affari Esteri Tzipi Hotovely aveva detto che “l’attentato ha come ispirazione la Conferenza di Pace di Parigi e dev’essere preso dalla comunità internazionale come prova del fatto che i palestinesi non sono interessati alla pace”.

Il giornalista Dov Lieber del Times of Israel riporta le parole della sorella dell’attentatore, secondo la quale Qanbar era religioso, e senza legami con gruppi terroristici. “Dio l’ha scelto per questo martirio. Ringraziamo Dio per questo…è il più bello dei martìri”.

Le Brigate al-Qassam, braccio armato del partito politico Hamas, affermano che Qanbar era un ‘Mujahid’. Aqsa TV si spinge oltre, chiamandolo ‘eroe’ e definendo l’attacco una ‘risposta naturale’.

I rapporti tra il Governo Netanyahu e quello di Abu Mazen si sono ulteriormente incrinati all’indomani della decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di condannare Israele per l’occupazione illegale dei territori palestinesi. Netanyahu ha deciso di proseguire per la sua strada, invitando alla costruzione di nuovi insediamenti.

Ma l’episodio violento di Gerusalemme chiama in causa Hamas. Netanyahu e Lieberman hanno esplicitamente parlato di Isis, che con Hamas non ha nulla a che fare. La Striscia di Gaza, controllata dal partito palestinese, ha più volte visto nascere gruppi minori legati al Califfato, prontamente bloccati da Hamas che non ha intenzione di perdere potere sul territorio.

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Membri delle Brigate al-Qassam. Photo: Wissam Nassar/Xinhua Press/Corbis

Nel 2015 Daesh ha realizzato un video nel quale minacciava Hamas, colpevole di non essere abbastanza duro sulle questioni religiose e di non aver imposto la Sharia.

Per tutti i motivi sopra citati, non è facile ed immediato dare una risposta reale sui motivi che hanno spinto Qanbar ad uccidere i 4 soldati. Ma sia la politica israeliana che quella palestinese cercano di attribuire il proprio significato politico all’attentato.

Consiglio di Sicurezza, condanna per Israele

È la prima risoluzione da 8 anni che l’organo delle Nazioni Unite prende sulla questione Israele-Palestina

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Con 14 voti a favore e l’astensione degli Stati Uniti, passa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la risoluzione che chiede l’immediata fine della costruzione da parte di Israele di abitazioni nei Territori Palestinesi.

UN Photo/Manuel Elias

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, l’uscente Ban Ki-moon che dal 1° Gennaio verrà sostituito dal portoghese Antonio Guterres alla guida dell’organizzazione intergovernamentale, approva la decisione del Security Council, risoluzione che afferma – si legge nel comunicato rilasciato dall’Onu – “l’illegalità dell’occupazione dei Territori Palestinesi”, risalente dal 1967, costituendo una “flagrante violazione ” del diritto internazionale ed un “grosso ostacolo alla soluzione due-Stati, nonché alla pace giusta, duratura e completa”.

Immediate le reazioni dalle varie missioni presenti alle Nazioni Unite, nonché dai leader palestinesi e israeliani.

Riyad Mansour, Rappresentante Permanente dello Stato di Palestina all’Onu, ringrazia il Consiglio affermando l’importanza della decisione presa e ricordando i punti principali della risoluzione, tra i quali il ripristino dei confini decisi dalle Nazioni Unite il 4 Giugno 1967.

Dura la reazione israeliana.

Il Primo Ministro Netanyahu ha dichiarato che Israele non rispetterà la decisione del Consiglio di Sicurezza.

Netanyahu, secondo il quale la risoluzione è “vergognosa”, ha richiamato per consultazioni gli Ambasciatori di Israele in Nuova Zelanda e Senegal, Paesi co-sponsor della resolution. Israele ha deciso di cancellare la visita del Ministro degli Esteri senegalese, e annullato il programma d’aiuto economico allo Stato africano.

Diverse le reazioni degli altri Stati membri dell’Onu.

Da più parti pare palese che la decisione statunitense, votata tramite la Permanent Representative Samantha Power, di far passare la risoluzione con l’astensione di Washington sia un attacco a Donald Trump dall’amministrazione uscente, un modo per mettere in difficoltà, da parte dei Democratici, il nuovo Presidente. Che comunque è tradizionalmente legato ad Israele: la sua reazione è più che esplicita.

Barack Obama ha avuto molteplici occasioni nelle quali avrebbe potuto riavviare il processo di pace e, sul fronte interno, diminuire i sovvenzionamenti economici per Israele. Ha fatto poco o nulla a riguardo.

Sicuramente il primo Presidente nero della Casa Bianca si è voluto togliere un sassolino dalla scarpa, una conferma dei rapporti non idilliaci con Netanyahu negli anni del suo mandato.

Milano, ucciso dalla polizia attentatore di Berlino

L’italiana Fabrizia Di Lorenzo ha perso la vita nell’attacco al mercato di Natale della capitale tedesca 

di Matteo Meloni

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Anis Amri, radicalizzatosi nel carcere di Palermo, compie una strage a Berlino e trova la morte a Milano.

Il presunto attentatore di Berlino, Anis Amri


Dopo il provvedimento d’espulsione, la Tunisia ne rifiuta il trasferimento, e di Amri si perdono le tracce.

Un corto circuito – né il primo, né l’ultimo – che ha portato alla morte di vite innocenti.

Andrey Karlov, Ambasciatore di Russia in Turchia, ucciso ad Ankara

Venti di guerra scuotono l’Europa e il Vicino Oriente, come nel 1914. Risale la tensione alla fine di un 2016 maledetto

di Matteo Meloni

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E’ morto l’Ambasciatore russo ad Ankara Andrey Karlov.

Il diplomatico è stato colpito alle spalle, con colpi alla schiena e alla testa, durante l’inaugurazione di una mostra.

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Andrey Karlov, Ambasciatore di Russia ad Ankara

Il Ministro degli Interni turco Suleyman Soylu ha raggiunto il luogo dell’attentato appena appresa la notizia.

Almeno altre tre persone sono state colpite dall’attentatore.

L’attentatore avrebbe urlato “Aleppo” e “vendetta” nel momento dell’aggressione al diplomatico russo.

 La Prima Guerra mondiale è scoppiata in seguito all’assassinio a Sarajevo dell’erede al trono di Austria-Ungheria Francesco Ferdinando. 

La Terza Guerra mondiale potrebbe scoppiare in seguito all’assassinio ad Ankara dell’Ambasciatore russo Andrey Karlov.

FAO in Emergencies: 10 years of support from Italian cooperation

This article first appeared in Onuitalia, independent news site on Italy’s contribution to the life and ideals of the United Nations

by Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

NEW YORK, OCTOBER 30 2015 –  From the plans to revive Ache’s tsunami-hit aquaculture industry in 2005 to current efforts to support Madagascar in the Locust crisis: within the last 10 years, Italy has intervened in emergencies on several occasions with logistic and financial aids to other nations. Recently the UN’s Food and Agriculture Organization (FAO) celebrated Italy’s support with a tweet that exemplifies how strong the Italian commitment is to the topic of food emergencies.

After the earthquake that hit Nepal in April, Italy immediately provided a grant of € 400.000 to the FAO, guaranteeing farmers the grain storage to prevent further food losses, seeds for summer planting and livestock support to keep surviving animals healthy and productive. The project, which began May 13, 2015, directly supported nearly 6000 severely affected families in 6 of Nepal’s most prominent districts.

1In June of 2015, Italy and other UN partners contributed an additional $3 million USD for emergency relief in order to resume agricultural activities and stave off the threat of prolonged food insecurity. The most urgent needs for the cropping season included seeds, fertilizers, tools and technical support. The repair and functioning of irrigation systems were critical for the winter cropping season, as well as the provision of barley and wheat seeds.

Much like the relations between Italy and its dedication to global commitment, the relations between Italy and the Middle-East countries has always been strong. In 2013, Italy made a contribution of approximately € 700.000 to support the winter wheat production in the Syrian Arab Republic. The main goal of the project not only aided in improving food security, but also assisted in improving the livelihood and nutrition conditions of vulnerable households living in the crisis-affected areas of Aleppo, Al-Hasakeh, Hama and Idleb governorates through the provision of cereal seeds.

In the last ten years FAO and the Italian Cooperation have worked together to address multiple challenges faced by 2Palestinians in maintaining their livelihood. Because of these initiatives, thousands of families now have greater and more sustainable access to vital livelihood supplies and services through activities such as rangeland rehabilitation by using drought-tolerant shrubs, the establishment of mobile veterinary centres, and the installation of rainwater cisterns and grey wastewater treatment units, which maximize scarce water resources.

In 2011, Italy supported eight-thousand families living in the provinces of Pyongyang, South Pyongan, North Hwanghae, South Hamgyong and South Hwanghae of the Democratic People’s Republic of Korea, by increasing potato production, strengthening multiplication of seed potato in net houses, and improving storage facilities.

The recent visit in Italy of the UN Secretary-General Ban Ki-moon, and his speech at the Italian Parliament, with the presence of the President of the Republic Sergio Mattarella, Senators, and Deputies of the Italian government, reaffirmed the importance of Italy’s role in international relations and its dedication to “leading across the rule of law agenda, lending the world its expertise in dealing with transnational crime and other threats,” ultimately proving how strong the Italian commitment is to the values and goals of the UN.

Iran, il nucleare israeliano e il NUMEC

Il lungo percorso che porta all’approvazione dell’Iran Deal tra contraddizioni e pressioni esterne

di Matteo Meloni

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Benjamin Netanyahu. Photo: http://www.rt.com

“L’accordo con l’Iran produce minacce gravi ad Israele, al Medio Oriente, all’Europa e al mondo intero”, ha affermato Benjamin Netanyahu, Premier israeliano, all’indomani del trattato nucleare. E ha aggiunto: “In 10 anni l’Iran sarà in grado di dotarsi di un’arsenale nucleare. In questo lasso di tempo l’intesa permette al regime di Teheran di costruire quante centrifughe vuole, per arricchire in modo illimitato le scorte di uranio, accrescendo facilmente il numero di ordigni nucleari in suo possesso”. Allo stesso tempo, secondo il Primo Ministro, “nell’immediato l’accordo garantirà all’Iran centinaia di migliaia di dollari che saranno diretti verso la sua aggressività nella regione e al terrorismo che dissemina in tutto il mondo: altri fondi per i Guardiani della Rivoluzione, per Hezbollah, per Hamas, per il Jihad, per il terrorismo che l’Iran appoggia”. Eppure, negli anni ’60, Israele, tramite il Mossad e l’aiuto di un alto dirigente locale, avrebbe trafugato diverso materiale radioattivo da Apollo, cittadina della Pennsylvania, dove il NUMEC, Nuclear Materials and Equipment Corporation, aveva il suo stabilimento.
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La riunione del Consiglio Nord Atlantico

Sul tavolo della NATO gli attacchi al confine turco e la nuova strategia di Ankara verso l’Isis

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Press Conference NATO Secretary General Jens Stoltenberg

Il Segretario Generale della NATO, Jensn Stoltenberg. Photo: http://www.nato.int

Oggi il Consiglio Nord Atlantico, composto dai 28 ambasciatori dei Paesi membri della NATO, si riunisce su richiesta dellaTurchia per discutere dei recenti attacchi subiti al confine con la Siria. Ankara manda avanti parallelamente due operazioni militari: contro i curdi del PKK, rei d’aver ucciso nel sonno due poliziotti nella citta di Adiyaman, e di aver causato l’esplosione di un gasdotto al confine tra Iran e Turchia, e contro lo Stato Islamico, all’indomani del sanguinoso attentato del 20 luglio nella citta di Suruç che ha portato alla morte di 30 persone. La Turchia si è appellata all’articolo 4 del Patto Atlantico, che prevede la consultazione degli altri membri nel caso in cui l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.
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Renzi e l’amore ai tempi di Israele

di Matteo Meloni

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Sorrisi

Netanyahu e Renzi alla Knesset. Photo: lapresse

Amcizia, radici comuni, destino: in queste tre parole si può riassumere l’intervento del Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, alla Knesset, il Parlamento israeliano. Preceduto dal Presidente dell’Assemblea, Yuli-Yoel Edelstein, dal Premier Benyamin Netanyahu e dal leader dell’opposizione Isaac Herzog di Zionist Union, Renzi nel suo discorso ha stigmatizzato – così come fatto dai Presidenti del Consiglio suoi predecessori ospiti dei parlamentari israeliani – alcuni passaggi storici nel rapporto tra il mondo ebraico e l’Italia (su tutti, l’attuazione delle leggi razziali), ed elogiato altri positivi, con il ricordo della Brigata Ebraica, la quale si affiancò ai Partigiani nella lotta di liberazione.
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