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Emma Bonino: sul terrorismo e il mondo islamico

All’ISPI l’incontro con l’ex Ministro degli Esteri italiano e leader radicale

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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Emma Bonino, membro del ECFR e Paolo Magri, Direttore ISPI

Si sente nella diplomazia italiana la mancanza di una figura come Emma Bonino. Nel corso dell’incontro organizzato dall’ISPI e moderato dal Direttore Paolo Magri, dal titolo “Terrorismo: uniti o impotenti?” la Bonino, nonostante la recente perdita del compagno di tante battaglie con il Partito Radicale Marco Pannella, ha affrontato di petto il tema, garantendo un equilibrio magistrale alla discussione e stigmatizzando l’insorgenza dei populismi che, negli ultimi anni, hanno tentato di prendere il sopravvento delle vecchie cancellerie europee. La mezza vittoria dei Verdi nelle elezioni austriache è il sintomo pratico di un malcontento generale, alimentato dai partiti xenofobi che soffiano sul fuoco dell’intolleranza verso i migranti in arrivo nel nostro continente. “Chiunque proponga semplici soluzioni sta imbrogliando”, dice la Bonino, sostenendo che “prima di esercitarci in proposte assurde come i muri, i bombardamenti dei barconi e indegne proposte del genere dovremmo farci una doccia fredda la mattina. In questa Europa dove ognuno vuol tornare al proprio Stato Nazione – prosegue la leader Radicale – io dico: c’è bisogno di più integrazione”.

“Terrosismo, parola politica”

Bonino, membro del prestigioso European Council on Foreign Relations, spiega come “non esiste una definizione universale su cosa sia il terrorismo, diversamente dalla guerra e dal genocidio, per i quali si è trovato un accordo nelle sedi internazionali. Terrorismo – continua Bonino – è una parola politica. Pensiamo allo status riservato ad Hezbollah: nell’agosto del 2013 vengono definiti terroristi dall’Unione Europea, ma il mondo arabo è contrario a questa definizione”. E ricorda come, al contrario di quello che accade oggi, nel corso della storia sia esistito un terrorismo senza matrici religiose ma, piuttosto, ideologiche: gli esempi principali si trovano nelle Brigate Rosse in Italia, e nella Banda Baader-Meinhoff in Germania.

Il video dell’incontro “Terrorismo: uniti o impotenti?”

“Spesso stereotipiamo l’idea di terrorismo legato all’Islam – afferma Emma Bonino – dimenticandoci di quanto sia composita la religione islamica: ad esempio, gli sciiti non hanno l’idea del terrorismo individuale, ma di gruppo. E ci sono diverse interpretazioni dell’Islam: quello tunisino è completamente diverso da quello saudita, così come quello marocchino ha una sua fattispecie rispetto a quello delle Monarchie del Golfo”. E, criticando l’alleanza occidentale con i sauditi, sottolinea quanto sia forte il “riferimento culturale wahabbita, fatto di un jihad violento e basato sulla sharia. Eppure l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo sono sempre stati nostri alleati e, nonostante l’11 settembre, l’alleanza con l’Occidente non è stata scalfita”. All’epoca, l’Asse del Male era composto da Iran, Korea del Nord, Iraq. “E solo adesso – dice l’ex Ministro degli Esteri – si chiede qualche conto ai vari governi sul modo di agire rispetto al terrorismo”.

Daesh, Europa, Foreign Fighters

Degli attentati sul suolo europeo – Madrid, Parigi, Brussels – Emma Bonino dice che, a suo avviso, possiamo solo dare nostre interpretazioni. Certo è che “Daesh ha grandi capacità, una mobilità straordinaria, ed un incredibile utilizzo delle professionalità. Per non parlare dei simbolismi: su tutti, le varie decapitazioni avvenute che hanno visto gli ostaggi in tuta arancione, come i carcerati di Guantanamo”. Ma la motivazione che spinge gli individui a schierarsi con lo Stato Islamico non è la povertà: “In tanti Paesi poveri – spiega la Bonino – il terrorismo non si è sviluppato”.

Daesh non è altro che ideologia a fini di potere, per questo è difficile combatterlo militarmente

E sui Foreign Fighters ricorda come “non sono solo cittadini di terza o quarta generazione, ma anche europei DOC, appartenenti a famiglie della borghesia medio-alta. Daesh non è altro che ideologia a fini di potere, per questo è difficile combatterlo militarmente”. Esiste una soluzione? “Senz’altro servirebbe più attenzione verso l’emigrazione femminile: le donne hanno bisogno di più libertà visti i Paesi dai quali arrivano, e sono loro – racconta Emma Bonino – che hanno maggiormente a che fare con le istituzioni e la burocrazia. Per questo motivo hanno un atteggiamento diverso verso l’integrazione. Ma integrazione è diritti e anche doveri, da una pare e dall’altra. L’Italia – continua la leader Radicale – ha

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Un momento dell’incontro con Emma Bonino a Palazzo Clerici, sede dell’ISPI a Milano

bisogno di integrazione visto il declino demografico europeo. A 300 chilometri da casa nostra abbiamo un giardino di infanzia. Gli abitanti della costa sud del Mediterraneo sono più di 400 milioni. La Nigeria da sola nel 2050 avrà più abitanti di tutta l’Eurozona: Asia e Africa in crescita altissima, un po’ meno l’America Latina, poco o niente l’Europa”. Maggiore integrazione, migranti visti come risorsa, e più attenzione verso le donne. “L’autonomia femminile – ribadisce la Bonino – è uno degli antidoti più importanti. E ricordiamoci che i Paesi ad elevata natalità non sono poveri perché fanno tanti figli, ma fanno tanti figli perché sono poveri”.

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La riunione del Consiglio Nord Atlantico

Sul tavolo della NATO gli attacchi al confine turco e la nuova strategia di Ankara verso l’Isis

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Press Conference NATO Secretary General Jens Stoltenberg

Il Segretario Generale della NATO, Jensn Stoltenberg. Photo: http://www.nato.int

Oggi il Consiglio Nord Atlantico, composto dai 28 ambasciatori dei Paesi membri della NATO, si riunisce su richiesta dellaTurchia per discutere dei recenti attacchi subiti al confine con la Siria. Ankara manda avanti parallelamente due operazioni militari: contro i curdi del PKK, rei d’aver ucciso nel sonno due poliziotti nella citta di Adiyaman, e di aver causato l’esplosione di un gasdotto al confine tra Iran e Turchia, e contro lo Stato Islamico, all’indomani del sanguinoso attentato del 20 luglio nella citta di Suruç che ha portato alla morte di 30 persone. La Turchia si è appellata all’articolo 4 del Patto Atlantico, che prevede la consultazione degli altri membri nel caso in cui l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.
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Islam e immigrazione, uno studio dimostra quanto la distorsione mediatica incide sulla percezione dei cittadini

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

L’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 ha segnato un punto di svolta nel rapporto tra il mondo occidentale e quello musulmano, incrinando inesorabilmente la percezione dei cittadini – soprattutto europei – verso la fede islamica. La guerra al terrorismo di matrice musulmana portata avanti contro il regime talebano prima, e dalla Coalition of the Willing poi – coalizione composta, tra i tanti, da Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Paesi Bassi, Spagna, Turchia – ha permesso ai media internazionali e nazionali di concentrare il maggior flusso di notizie sul mondo islamico, evidenziandone prettamente le negatività. Una generale sensazione di paura si è diffusa nell’opinione pubblica mondiale, cresciuta con le varie azioni violente condotte da Al Qaeda con gli attentati di Madrid nel 2004, Londra nel 2005, e, più recentemente, da alcuni membri dello Stato Islamico alla redazione parigina del giornale satirico Charlie Hebdo.
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Reporters Sans Frontières: in aumento le violenze contro i giornalisti

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

119 giornalisti rapiti, 66 uccisi, 178 imprigionati: i dati del round-up 2014 di Reporters Sans Frontières sono impietosi, e mostrano come il lavoro giornalistico, la libertà di stampa e il diritto di critica siano continuamente sotto attacco di governi, gruppi terroristici e di pressione. La violenza verso i giornalisti ha subìto un’impennata senza precedenti, con atti ostili e barbari finalizzati alla propaganda ideologica, col chiaro scopo di intimidire – ed oscurare – la ricerca della verità.

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Istanbul, la folla riunita per la commemorazione della morte di Hrant Dink di fronte alla sede del giornale Agos. Photo: Ozan Kose, Afp

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Going towards the end of the Obama Era

by Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

In 2008 the wars in Iraq and Afghanistan were at the highest point of cruelty, and the economic crisis was spreading all over the world. George W. Bush, at the end of the presidential mandate, and his staff – Cheney, Rice and Rumsfield – were not able to manage the tasks they were given: a public debt growing because of the military expenditures, Osama Bin Laden still alive, an high unemployment rate.

1Barack H. Obama, after months of tough campaign, was appointed as the leader of the Democratic Party, endorsed by the most important figures among the democrats (e.g. Ted Kennedy): in the last democratic convention in 2008, Hillary Clinton decided to withdrawn from the race to the leadership of the party, giving her support to the young black senator.

With fresh ideas and strong beliefs, Obama gained consensus among the poorest and the middle-class citizens, reaching the victory in November, 2008. In his first speech, Obama promised to shape an egalitarian America, with no differentiations between races or social classes, the reform of the health-care system, and no more “boots on the ground”: all the troops from Afghanistan and Iraq had to come back home. The international community looked at the new president with hope; the republican rhetoric “with us or against us” was ended, and Obama started to spread a different message: “we have to reach a global peace, we need a world without nuclear weapons”.

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