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Gerusalemme, 4 militari morti in un attentato

Ci vorranno giorni, e fonti autorevoli, prima di capire ciò che ha realmente spinto Fadi Qanbar ad uccidere i soldati dell’IDF

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Non basterebbe una vita per capire le dinamiche che intercorrono tra le parti dell’annoso conflitto israelo-palestinese. Credo, tuttavia, che avere un punto di partenza sia d’aiuto: Israele e Palestina sono due Stati in guerra. Il primo rivendica il diritto all’esistenza, il secondo un riconoscimento che tarda ad arrivare. La violenza è all’ordine del giorno, da una parte e dall’altra.

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Il Ministro della Difesa Lieberman e il PM Netanyahu sul luogo dell’attentato. Photo: RONEN ZVULUN/REUTERS

Nella giornata di domenica 8 gennaio Fadi Qanbar, abitante di Gerusalemme est, palestinese, padre di quattro figli, alla guida di un camion si è scagliato contro un gruppo di militari — tre donne e un uomo, tutti dell’età di 20 anni — uccidendone 4. Il video mostra chiaramente come Qanbar abbia voluto colpire i soldati israeliani, tornando per giunta in retromarcia sui corpi a terra.

Immediate le reazioni della politica israeliana. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha pubblicato una serie di tweets per commentare l’accaduto.

Secondo Netanyahu, l’attacco rientra all’interno di un quadro generale progettato dall’Isis, dove Gerusalemme è l’ultima città colpita dopo i fatti avvenuti in Francia e Germania.

“Questo attacco fa parte della stessa battaglia contro la piaga globale del nuovo terrorismo”, scrive Netanyahu.

“Possiamo combatterlo solo insieme — prosegue il Primo Ministro — ma dobbiamo combatterlo, e noi lo faremo”.

Secondo Avigdor Lieberman, Ministro della Difesa, “l’attacco non è avvenuto a causa della questione degli insediamenti, ma perché siamo ebrei e viviamo in Israele. E’ un attacco ispirato dall’Isis”.

Prima di Lieberman, il viceministro agli Affari Esteri Tzipi Hotovely aveva detto che “l’attentato ha come ispirazione la Conferenza di Pace di Parigi e dev’essere preso dalla comunità internazionale come prova del fatto che i palestinesi non sono interessati alla pace”.

Il giornalista Dov Lieber del Times of Israel riporta le parole della sorella dell’attentatore, secondo la quale Qanbar era religioso, e senza legami con gruppi terroristici. “Dio l’ha scelto per questo martirio. Ringraziamo Dio per questo…è il più bello dei martìri”.

Le Brigate al-Qassam, braccio armato del partito politico Hamas, affermano che Qanbar era un ‘Mujahid’. Aqsa TV si spinge oltre, chiamandolo ‘eroe’ e definendo l’attacco una ‘risposta naturale’.

I rapporti tra il Governo Netanyahu e quello di Abu Mazen si sono ulteriormente incrinati all’indomani della decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di condannare Israele per l’occupazione illegale dei territori palestinesi. Netanyahu ha deciso di proseguire per la sua strada, invitando alla costruzione di nuovi insediamenti.

Ma l’episodio violento di Gerusalemme chiama in causa Hamas. Netanyahu e Lieberman hanno esplicitamente parlato di Isis, che con Hamas non ha nulla a che fare. La Striscia di Gaza, controllata dal partito palestinese, ha più volte visto nascere gruppi minori legati al Califfato, prontamente bloccati da Hamas che non ha intenzione di perdere potere sul territorio.

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Membri delle Brigate al-Qassam. Photo: Wissam Nassar/Xinhua Press/Corbis

Nel 2015 Daesh ha realizzato un video nel quale minacciava Hamas, colpevole di non essere abbastanza duro sulle questioni religiose e di non aver imposto la Sharia.

Per tutti i motivi sopra citati, non è facile ed immediato dare una risposta reale sui motivi che hanno spinto Qanbar ad uccidere i 4 soldati. Ma sia la politica israeliana che quella palestinese cercano di attribuire il proprio significato politico all’attentato.

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La riunione del Consiglio Nord Atlantico

Sul tavolo della NATO gli attacchi al confine turco e la nuova strategia di Ankara verso l’Isis

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Press Conference NATO Secretary General Jens Stoltenberg

Il Segretario Generale della NATO, Jensn Stoltenberg. Photo: http://www.nato.int

Oggi il Consiglio Nord Atlantico, composto dai 28 ambasciatori dei Paesi membri della NATO, si riunisce su richiesta dellaTurchia per discutere dei recenti attacchi subiti al confine con la Siria. Ankara manda avanti parallelamente due operazioni militari: contro i curdi del PKK, rei d’aver ucciso nel sonno due poliziotti nella citta di Adiyaman, e di aver causato l’esplosione di un gasdotto al confine tra Iran e Turchia, e contro lo Stato Islamico, all’indomani del sanguinoso attentato del 20 luglio nella citta di Suruç che ha portato alla morte di 30 persone. La Turchia si è appellata all’articolo 4 del Patto Atlantico, che prevede la consultazione degli altri membri nel caso in cui l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.
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Islam e immigrazione, uno studio dimostra quanto la distorsione mediatica incide sulla percezione dei cittadini

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

L’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 ha segnato un punto di svolta nel rapporto tra il mondo occidentale e quello musulmano, incrinando inesorabilmente la percezione dei cittadini – soprattutto europei – verso la fede islamica. La guerra al terrorismo di matrice musulmana portata avanti contro il regime talebano prima, e dalla Coalition of the Willing poi – coalizione composta, tra i tanti, da Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Paesi Bassi, Spagna, Turchia – ha permesso ai media internazionali e nazionali di concentrare il maggior flusso di notizie sul mondo islamico, evidenziandone prettamente le negatività. Una generale sensazione di paura si è diffusa nell’opinione pubblica mondiale, cresciuta con le varie azioni violente condotte da Al Qaeda con gli attentati di Madrid nel 2004, Londra nel 2005, e, più recentemente, da alcuni membri dello Stato Islamico alla redazione parigina del giornale satirico Charlie Hebdo.
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Reporters Sans Frontières: in aumento le violenze contro i giornalisti

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

119 giornalisti rapiti, 66 uccisi, 178 imprigionati: i dati del round-up 2014 di Reporters Sans Frontières sono impietosi, e mostrano come il lavoro giornalistico, la libertà di stampa e il diritto di critica siano continuamente sotto attacco di governi, gruppi terroristici e di pressione. La violenza verso i giornalisti ha subìto un’impennata senza precedenti, con atti ostili e barbari finalizzati alla propaganda ideologica, col chiaro scopo di intimidire – ed oscurare – la ricerca della verità.

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Istanbul, la folla riunita per la commemorazione della morte di Hrant Dink di fronte alla sede del giornale Agos. Photo: Ozan Kose, Afp

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Going towards the end of the Obama Era

by Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

In 2008 the wars in Iraq and Afghanistan were at the highest point of cruelty, and the economic crisis was spreading all over the world. George W. Bush, at the end of the presidential mandate, and his staff – Cheney, Rice and Rumsfield – were not able to manage the tasks they were given: a public debt growing because of the military expenditures, Osama Bin Laden still alive, an high unemployment rate.

1Barack H. Obama, after months of tough campaign, was appointed as the leader of the Democratic Party, endorsed by the most important figures among the democrats (e.g. Ted Kennedy): in the last democratic convention in 2008, Hillary Clinton decided to withdrawn from the race to the leadership of the party, giving her support to the young black senator.

With fresh ideas and strong beliefs, Obama gained consensus among the poorest and the middle-class citizens, reaching the victory in November, 2008. In his first speech, Obama promised to shape an egalitarian America, with no differentiations between races or social classes, the reform of the health-care system, and no more “boots on the ground”: all the troops from Afghanistan and Iraq had to come back home. The international community looked at the new president with hope; the republican rhetoric “with us or against us” was ended, and Obama started to spread a different message: “we have to reach a global peace, we need a world without nuclear weapons”.

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