Etichettato: Italia

Libia, migranti: l’accordo con l’Italia mette a rischio i diritti umani

Secondo Human Rights Watch l’Italia non rispettarebbe le leggi internazionali sul diritto d’asilo 

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

La recente approvazione da parte del Parlamento italiano della missione di supporto alla Guardia Costiera libica ha diversi punti oscuri. La denuncia arriva direttamente da Human Rights Watch.

Nello specifico, la ONG sottolinea come il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, non abbia chiarito dove verranno ricollocati i migranti presenti sulle imbarcazioni degli scafisti laddove la Marina Militareitaliana sarà coinvolta nel loro recupero.

Questo, secondo HRW, può portare l’Italia alla violazione delle leggi internazionali sui diritti umani, che prevedono la salvaguardia per i migranti dal rimpatrio in uno Stato dove potrebbero subire violenze.
Proprio l’Italia, ricorda HRW, nel 2012 si è vista cassare da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la politica sui migranti del 2009: l’organo di giustizia vietò il trasferimento in Libia dei migranti intercettati sulle imbarcazioni dirette verso l’Europa.

Anche se le autorità italiane non riporteranno i migranti intercettati in Libia, ma semplicemente daranno appoggio logistico e d’intelligence alla Guardia Costiera libica per il loro rientro nel Paese nord africano, l’Italia sarà corresponsabile della violazione della legge internazionale, e potrebbe per giunta essere sanzionata per la violazione della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, che tutela i soggetti richiedenti asilo.

Migranti, perché l’Europa ne ha bisogno

Nascite in picchiata nel Vecchio Continente che, senza nuovi cittadini, rischia di scomparire

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Nel 1950 quattro delle prime dieci Nazioni più popolose al mondo erano europee. A quasi 70 anni di distanza, il Paese del Vecchio Continente con più abitanti è la Germania, che si colloca al 16° posto nella classifica mondiale.

Nel 2016, afferma Eurostat, la popolazione dei Paesi dell’Unione Europea è cresciuta solo ed esclusivamente grazie alle popolazioni migranti, potenzialmente – se accolti e non respinti – nuovi cittadini europei. La Germania ha tenuto solo grazie ed esclusivamente ai richiedenti asilo provenienti dalla Siria. Irlanda, Francia, Norvegia e Gran Bretagna sono le uniche Nazioni a crescere autonomamente.

Il destino degli italiani? La nostra scomparsa in quanto popolazione. Il calo delle nascite repentino e inarrestabile, causato dai fattori che tutti conosciamo – instabilità economica, pochi incentivi a far figli, cambiamenti negli usi e costumi – ci porta ad essere nella condizione di aver bisogno di nuovi abitanti. 

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La questione migratoria, se fosse affrontata tecnicamente e non politicizzata, sarebbe riconosciuta come manna dal cielo per l’Italia che, senza l’inserimento nella società di nuovi cittadini, crollerà nella popolazione tra il 16 e il 18%. L’introduzione della legge sullo ius soli può, in tal senso, essere d’aiuto perché garantisce protezione a quei cittadini di serie B (sic!), italiani a tutti gli effetti ma privi di cittadinanza.

Non avendo una classe politica in grado di pensare al breve e lungo termine, la consapevolezza del futuro prossimo ricade necessariamente sui cittadini. Motivo per cui, è bene capirlo, è necessario ragionare sul modello più adatto per la nostra società.

Se seguissimo semplicemente i dettami della CostituzioneStato laico, diritto al lavoro, uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini – non dovremmo sforzarci tanto: per vivere la vita nell’Italia che verrà abbiamo già tutti gli strumenti a disposizione.

Per approfondimenti: https://www.economist.com/blogs/graphicdetail/2017/07/daily-chart-6

Italia al Consiglio di Sicurezza ONU: il racconto sui social

Twitter, Facebook e Instagram sono stati usati da Governi e delegazioni anche durante l’elezione dei 5 membri non permanenti del Security Council

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Un’avvincente votazione durata a lungo ha costretto i delegati dei Paesi membri delle Nazioni Unite agli straordinari per scegliere i 5 Stati non permanenti del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2017/2018. L’Italia e l’Olanda hanno sudato la vittoria: arrivati al pareggio 95-95 alla quinta votazione, le delegazioni hanno deciso, in una mossa unitaria per l’Unione Europea all’indomani della Brexit, di spartire il seggio con Roma che siederà nel primo anno e l’Aia nel secondo.

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Il Viceministro agli Affari Esteri ha commentato così la scelta sul suo profilo Facebook:

Digital Diplomacy all’opera

E’ la Gran Bretagna ad aprire le danze: prima del voto ha offerto al pubblico di Twitter una bella panoramica dell’Assemblea Generale che si preparava a scegliere i 5 Paesi.

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Renzi e l’amore ai tempi di Israele

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Sorrisi

Netanyahu e Renzi alla Knesset. Photo: lapresse

Amcizia, radici comuni, destino: in queste tre parole si può riassumere l’intervento del Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, alla Knesset, il Parlamento israeliano. Preceduto dal Presidente dell’Assemblea, Yuli-Yoel Edelstein, dal Premier Benyamin Netanyahu e dal leader dell’opposizione Isaac Herzog di Zionist Union, Renzi nel suo discorso ha stigmatizzato – così come fatto dai Presidenti del Consiglio suoi predecessori ospiti dei parlamentari israeliani – alcuni passaggi storici nel rapporto tra il mondo ebraico e l’Italia (su tutti, l’attuazione delle leggi razziali), ed elogiato altri positivi, con il ricordo della Brigata Ebraica, la quale si affiancò ai Partigiani nella lotta di liberazione.
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Arte, ricchezza che l’Italia non porta a reddito. Eppure primeggiamo nei siti firmati Unesco

Simona Campus, con il pittore Antonio Atza scomparso a Bosa nel 2009, in una immagine che rappresenta per lei un carissimo ricordo. Sul fondo un'opera del maestro, massimo protagonista del surrealismo in Sardegna. Foto Giuseppe Ungari

Simona Campus, con il pittore Antonio Atza scomparso a Bosa nel 2009. Sul fondo un’opera del maestro, massimo protagonista del surrealismo in Sardegna.
Foto Giuseppe Ungari

La parola a Simona Campus, curatrice museale e di opere d’arte contemporanea

di Matteo Meloni, da Sardi News di Luglio 2014

Twitter: @melonimatteo

Sono rimaste impresse nella memoria degli italiani le parole dell’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti quando, varando la finanziaria del 2010, disse che “di cultura non si mangia”. Eppure, proprio in quell’anno, lo studio denominato Florens 2010 elaborato dalla The European House-Ambrosetti sanciva scientificamente l’esatto contrario rispetto alle parole dell’inventore della finanza creativa. Secondo il documento Florens, infatti, 100 euro di incremento di Pil nel settore culturale generano un aumento di 249 euro di Pil nel sistema economico, di cui 62 euro nella sola industria manifatturiera. E ancora: recentemente l’Ufficio Studi della Camera di Commercio Monza-Brianza, cercando un valore per i beni culturali del Belpaese, ha dichiarato che il Colosseo vale 91 miliardi, i Musei Vaticani 90, il Duomo di Milano 82, la Fontana di Trevi 78, Pompei 20, gli Uffizi “solo” 12 miliardi. In questo quadro, l’Italia, primo Paese al mondo nella classifica, ha 49 siti inseriti nella World Heritage List dell’Unesco, di cui uno in Sardegna, il complesso “Su Nuraxi” di Barumini. Seguono la Cina con 45 siti, la Spagna con 44, e la Francia con 38. Continua a leggere

Banca Etica: investiti 12 milioni di euro, sofferenze al 2 per cento, finanzia le Ong

La parola al responsabile per la Sardegna, Carlo Usai, promotore finanziario ambulante

di Matteo Meloni, da Sardi News di Aprile 2014

Twitter: @melonimatteo

Una manifestazione di Banca Etica

Una manifestazione di Banca Etica

Dopo 15 anni di attività è tempo di bilanci per Banca Etica, progetto nato con l’intenzione di promuovere una finanza legata al commercio equo solidale, rivolgendosi al mondo dell’associazionismo, alle attività culturali e alle opere di interesse pubblico. Il nome può sembrare un ossimoro, ma Banca Etica, con 37 mila soci e 17 filiali che servono tutto il territorio nazionale, ha dimostrato, attraverso la sua attività, che un modo di finanziamento alternativo con una valutazione qualitativa dei progetti è possibile. La sofferenza bancaria di Banca Etica è pari al 2 per cento, contro una media del totale delle banche che si attesta al 7. Ma il dato più significativo è quello relativo a chi riceve il prestito: il 50 per cento dei finanziamenti di Banca Etica vengono destinati a soggetti che si sono visti rifiutare il credito da altre banche. Continua a leggere

Cagliari: parla il portavoce della comunità musulmana, Sulaiman Hijazi

Sulaiman Hijazi. Foto: http://www.lalchimistaonline.it/

Sulaiman Hijazi. Foto: http://www.lalchimistaonline.it/

di Matteo Meloni, da il Portico di Domenica 24 Novembre 2013

Twitter: @melonimatteo

Il portavoce della Comunità musulmana di Cagliari, Sulaiman Hijazi, spiega a Il Portico le differenze esistenti tra i Paesi a maggioranza islamica rispetto ai temi della libertà religiosa, e quali sono i punti d’incontro tra l’Islam e le altre religioni.

Cosa pensa degli Stati che non consentono l’espressione libera del proprio credo?

Per rispondere a questa domanda partirei dalla mia terra, la Palestina, e in particolare dalla mia città, Hebron, dove risiedono 17 cristiani. Abbiamo una bellissima chiesa, grande quanto quella di Monte Urpinu. A Betlemme, per ogni moschea c’è una chiesa. In Giordania, solo ad Amman sono presenti 8 chiese, e in Egitto il 30% della popolazione è cristiana. C’è un grande rispetto reciproco: quando sentono il richiamo alla preghiera del Muezzin, i cristiani spengono, ad esempio, l’autoradio. Chi compie gesti vio lenti, come bruciare le chiese o uccidere cristiani, non lo fa in nome dell’Islam, ma di una logica di morte estranea alla nostra religione.

Può spiegarsi meglio?

Certi detti del Corano sono molto forti, e se vengono mal interpretati, non capendo la storia della frase presente nel nostro Libro sacro, si arriva a compiere azioni malvagie, come quelle dell’11 settembre. I problemi esistono negli Stati governati secondo la tradizione; mi riferisco, in particolare, ad Arabia Saudita e Afghanistan. Questi Paesi sono letteralmente in mano a beduini. Allargando il discorso alla condizione della donna, se nell’antichità il genere femminile era considerato quello debole, secondo questi popoli oggi ancora è, e dev’essere, così. È bene ricordare, però, che nel mondo arabo contemporaneo in politica è presente il 15% delle donne, mentre in Italia solo il 3%: per questo ritengo che non si possa generalizzare quando si trattano certi argomenti, ma è necessario analizzare, Paese per Paese, quali sono le varie realtà.

Che valore può avere, per il bene della società, il dialogo tra cattolici e musulmani?

Sono in tanti a non credere nel dialogo, ma già con la recente elezione di Papa Francesco vedo nuove prospettive nei rapporti tra il mondo cattolico e quello musulmano. Sono convinto che Francesco sia l’uomo giusto al momento giusto: una figura sobria, umile, capace di unire e non di dividere. È la figura che dovrebbe rappresentare ogni religione: non una persona intoccabile, ma che sta tra la gente. Saranno tantissimi i cristiani che torneranno a praticare la loro fede. Questo ha riflessi anche verso le altre confessioni. E sono tanti i punti d’incontro tra il credo cattolico e quello musulmano.

Quali?

Fondamentalmente le due religioni nascono dagli stessi principi; nell’Islam, Gesù è uno dei profeti più importanti, e Maria la donna più pura. I capi musulmani di Milano, Genova e Roma negli ultimi mesi hanno preso parte a numerosi eventi di carattere interreligioso con la Chiesa. Le questioni sociali sono quelle che concretamente faranno la differenza, perché sia i cattolici che i musulmani credono nel miglioramento della vita delle persone. C’è da dire che la comunità musulmana italiana, giovane e formatasi abbastanza recentemente, è povera. Questo comporta una serie di situazioni difficili da gestire. Per quanto riguarda la sfera prettamente religiosa, ad esempio, manca ancora un Imam che riunisca l’intera comunità italiana, e anche questo è un problema. In Francia, dove i flussi migratori dal mondo arabo – e non solo – ha portato a situazioni e realtà completamente differenti, i musulmani presenti sono numerosissimi, e c’è una diversa concezione anche della diversità religiosa, dei costumi, e del modo di rapportarsi dello Stato francese con la comunità.

Nazioni Unite, l’Arabia Saudita rifiuta il seggio al Consiglio di Sicurezza

L'Arabia Saudita ha rifiutato il seggio al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

L’Arabia Saudita ha rifiutato il seggio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Clamorosa decisione dell’Arabia Saudita. Scelta come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Riyad, con una nota rilasciata dall’agenzia di stampa Spa, spiega la rinuncia al massimo organismo decisionale sostenendo la non funzionalità del Consiglio di Sicurezza, incapace, secondo la monarchia saudita, di saper prendere decisioni adeguate. In particolare, la nota lamenta la lentezza del Consiglio di Sicurezza nella gestione della crisi siriana, e soprattutto la mai risolta questione palestinese. Continua a leggere

Cagliari: le primarie del centrosinistra e lo studio di Fulvio Venturino

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Massimo Zedda, candidato Sindaco del centrosinistra a Cagliari

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Le elezioni primarie per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra svolte il 30 gennaio scorso hanno sancito, a sorpresa, la vittoria di Massimo Zedda, candidato di Sinistra e Libertà (SEL), con il 47% delle preferenze e l’inesorabile sconfitta di Antonello Cabras, figura di spicco del Partito Democratico, che raccoglie solo il 34% dei consensi. Circa la metà dei 5600 votanti tra gli elettori del centrosinistra sono stati invitati a rispondere ad un questionario nell’ambito di un progetto elaborato dal prof. Fulvio Venturino, docente di Scienze Politica dell’Università di Cagliari. Allo studio hanno partecipato circa novanta studenti della Facoltà di Scienze Politiche che, a titolo volontario e formati per tale scopo, hanno intervistato gli elettori poco dopo la loro scelta, ponendo alcune domande sul loro orientamento politico e religioso, sul livello di istruzione e, dato molto importante, sulla riproposizione del voto appena realizzato nella cabina elettorale. I dati definitivi, una volta elaborati, saranno lo specchio di una parte di società civile, appartenente all’elettorato di sinistra. E’ probabile che la flessione nella partecipazione alle ultime primarie sia dovuta, in generale, a un disagio complessivo dell’elettorato verso la politica e forse, in particolare, sancisce una critica non troppo velata verso il partito che ha introdotto nel nostro Paese l’istituto delle primarie, quel PD oggi ancora alla ricerca di una identità stabile. Durante la giornata delle primarie gli studenti si sono divisi tra i 14 seggi disseminati in città; tra i tanti quelli nelle vie Garibaldi, Roma, Liguria e piazza Amsicora, Mercato Sant’Elia e Via Riva Villasanta. I partecipanti al progetto hanno realizzato turni da 4 ore ciascuno, suddivisi in tre gruppi affinché l’intera giornata – dalle 8.00 alle 20.00 – fosse coperta e rendere così la ricerca statistica più completa possibile. Danilo Mura, studente del corso magistrale in Governance e Sistema Globale e tra i partecipanti al progetto statistico, ritiene l’esperienza estremamente positiva. “Potersi confrontare con numerose persone e soprattutto realizzare qualcosa di pratico ai fini del nostro studio è stato davvero appagante – sostiene Mura – e il poter andare oltre i libri di testo rende sicuramente più gratificante il progetto. Attraverso l’addestramento abbiamo appreso le tecniche di rilevazione dati, così da poterci avvicinare agli elettori con cognizione di causa. Naturalmente – continua Mura – eravamo identificati grazie al badge, un tesserino di riconoscimento, tramite il quale i votanti potevano riconoscerci e così rispondere alle domande senza remore”. L’elettorato è stato funzionale al progetto: Mura racconta che “la gran parte degli elettori partecipanti a un tale tipo di consultazione si rende disponibile alla realizzazione di un lavoro come il nostro. Da quello che ho potuto notare, gli elettori sono informati e coscienti delle dinamiche interne sia alla coalizione che ai sommovimenti dei vari partiti. Gli elettori del PD erano la maggioranza dei votanti, quindi la vittoria di Zedda si fa ancora più rilevante anche per questo motivo. Il nostro progetto è diverso dall’exit poll, nel quale si esprime il voto appena indicato nella scheda elettorale, al quale segue la proiezione generale. Nel nostro caso – dice Mura – si vuole realizzare uno studio sui partecipantialle sole elezioni primarie. Sono rimasto colpito – racconta lo studente – dalla voglia di cambiamento che trasmettevano i partecipanti alla votazione, non solo tra i giovani ma in particolare tra gli elettori anziani: nonostante le difficoltà fisiche che potevano avere certe persone, ritenevano la loro partecipazione importante e credevano nell’esito del loro voto”. Mura ritiene che le elezioni primarie siano un momento importante nella vita democratica di un Paese, nonostante le critiche e le problematiche che si sono verificate in altre città. “Le polemiche di Napoli sono molto distanti dal nostro contesto. Devo dire che nei vari seggi ho notato molta attenzione al rispetto dell’esito dell’istituto delle primarie e ottima organizzazione”. Fabio Sulis, studente di Governance, appartiene all’entourage del progetto avendo partecipato alla rilevazione statistica nelle precedenti consultazioni primarie nel 2005, sia per le elezioni politiche che per quelle del capoluogo isolano. “In passato non solo le primarie erano una novità ma anche il questionario da noi proposto: l’elettore rimaneva colpito da una tale attenzione verso le tematiche da noi proposte e, col passare del tempo, ha acquisito una capacità critica che lo integra nel lavoro della rilevazione dati. Ormai – conclude Sulis – sembra che i votanti ritengano le nostre domande una prassi consolidata e sono pronti nel fornirci le risposte in maniera disinvolta”.