Etichettato: Matteo Meloni

Associated Press: Clinton vince le primarie democratiche

La storica agenzia di stampa statunitense dichiara Hillary Clinton presumptive nominee basandosi sul numero di Super Delegati che avrebbero dichiarato il loro supporto nella convention di Philadelphia. Ma in tanti storcono il naso per l’annuncio

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Potrebbe essere uno scivolone quello dell’Associated Press. L’agenzia, poche ore fa, ha dichiarato che Hillary Clinton ha raggiunto i 2,383 delegati necessari per vincere la nomination democratica.

Con una nota AP precisa che non chiamerà la Clinton vincitrice finché non avverrà il voto dei delegati alla prossima convention di luglio. Ciò che colpisce nell’annnuncio dell’agenzia di stampa è la tempistica, dato che il 7 luglio si voterà in California, Stato decisivo nella corsa alla vittoria delle primarie. Verranno, infatti, assegnati 475 Pledged Delegates nello Stato della West Coast. E ad oggi i numeri dicono che Hillary Clinton ha 1812 delegati, Bernie Sanders 1521.

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Sanders, Clinton e Trump: il corto circuito del sistema politico statunitense

La dirigenza Repubblicana e quella Democratica devono fare i conti con la propria moralità: rispettare il mandato popolare o la salvezza della Nazione

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

La notizia sensazionale dell’ultim’ora è che Bernie Sanders e Donald Trump si sono accordati per sfidarsi in un dibattito prima del 7 giugno, giorno delle primarie in California. Lo riferisce lo stesso Sanders tramite il suo profilo Twitter.

Hillary Clinton, pochi giorni fa, aveva rifiutato il faccia-a-faccia col senatore del Vermont, ricevendo molte critiche da Sanders.

La lunga stagione delle primarie

L’America di Donald Trump contrapposta all’America di Hillary Clinton. Il Partito Repubblicano guidato da un outsider, contro il Partito Democratico nelle mani di un’ex First Lady. I sondaggi che danno il magnate newyorkese in testa rispetto alla Segretaria di Stato della prima amministrazione Obama. I litigi di Trump con il Papa. Nuove accuse sull’utilizzo da parte della Clinton della sua email privata per gestire questioni del Dipartimento di Stato. E Bernie Sanders che, nonostante l’incolmabile distanza dalla sua opponente, non molla la presa sulle primarie, tanto che nel mese di aprile, ancora una volta, ha superato le entrate della campagna di Hillary Clinton di due milioni di dollari.

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Emma Bonino: sul terrorismo e il mondo islamico

All’ISPI l’incontro con l’ex Ministro degli Esteri italiano e leader radicale

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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Emma Bonino, membro del ECFR e Paolo Magri, Direttore ISPI

Si sente nella diplomazia italiana la mancanza di una figura come Emma Bonino. Nel corso dell’incontro organizzato dall’ISPI e moderato dal Direttore Paolo Magri, dal titolo “Terrorismo: uniti o impotenti?” la Bonino, nonostante la recente perdita del compagno di tante battaglie con il Partito Radicale Marco Pannella, ha affrontato di petto il tema, garantendo un equilibrio magistrale alla discussione e stigmatizzando l’insorgenza dei populismi che, negli ultimi anni, hanno tentato di prendere il sopravvento delle vecchie cancellerie europee. La mezza vittoria dei Verdi nelle elezioni austriache è il sintomo pratico di un malcontento generale, alimentato dai partiti xenofobi che soffiano sul fuoco dell’intolleranza verso i migranti in arrivo nel nostro continente. “Chiunque proponga semplici soluzioni sta imbrogliando”, dice la Bonino, sostenendo che “prima di esercitarci in proposte assurde come i muri, i bombardamenti dei barconi e indegne proposte del genere dovremmo farci una doccia fredda la mattina. In questa Europa dove ognuno vuol tornare al proprio Stato Nazione – prosegue la leader Radicale – io dico: c’è bisogno di più integrazione”.

“Terrosismo, parola politica”

Bonino, membro del prestigioso European Council on Foreign Relations, spiega come “non esiste una definizione universale su cosa sia il terrorismo, diversamente dalla guerra e dal genocidio, per i quali si è trovato un accordo nelle sedi internazionali. Terrorismo – continua Bonino – è una parola politica. Pensiamo allo status riservato ad Hezbollah: nell’agosto del 2013 vengono definiti terroristi dall’Unione Europea, ma il mondo arabo è contrario a questa definizione”. E ricorda come, al contrario di quello che accade oggi, nel corso della storia sia esistito un terrorismo senza matrici religiose ma, piuttosto, ideologiche: gli esempi principali si trovano nelle Brigate Rosse in Italia, e nella Banda Baader-Meinhoff in Germania.

Il video dell’incontro “Terrorismo: uniti o impotenti?”

“Spesso stereotipiamo l’idea di terrorismo legato all’Islam – afferma Emma Bonino – dimenticandoci di quanto sia composita la religione islamica: ad esempio, gli sciiti non hanno l’idea del terrorismo individuale, ma di gruppo. E ci sono diverse interpretazioni dell’Islam: quello tunisino è completamente diverso da quello saudita, così come quello marocchino ha una sua fattispecie rispetto a quello delle Monarchie del Golfo”. E, criticando l’alleanza occidentale con i sauditi, sottolinea quanto sia forte il “riferimento culturale wahabbita, fatto di un jihad violento e basato sulla sharia. Eppure l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo sono sempre stati nostri alleati e, nonostante l’11 settembre, l’alleanza con l’Occidente non è stata scalfita”. All’epoca, l’Asse del Male era composto da Iran, Korea del Nord, Iraq. “E solo adesso – dice l’ex Ministro degli Esteri – si chiede qualche conto ai vari governi sul modo di agire rispetto al terrorismo”.

Daesh, Europa, Foreign Fighters

Degli attentati sul suolo europeo – Madrid, Parigi, Brussels – Emma Bonino dice che, a suo avviso, possiamo solo dare nostre interpretazioni. Certo è che “Daesh ha grandi capacità, una mobilità straordinaria, ed un incredibile utilizzo delle professionalità. Per non parlare dei simbolismi: su tutti, le varie decapitazioni avvenute che hanno visto gli ostaggi in tuta arancione, come i carcerati di Guantanamo”. Ma la motivazione che spinge gli individui a schierarsi con lo Stato Islamico non è la povertà: “In tanti Paesi poveri – spiega la Bonino – il terrorismo non si è sviluppato”.

Daesh non è altro che ideologia a fini di potere, per questo è difficile combatterlo militarmente

E sui Foreign Fighters ricorda come “non sono solo cittadini di terza o quarta generazione, ma anche europei DOC, appartenenti a famiglie della borghesia medio-alta. Daesh non è altro che ideologia a fini di potere, per questo è difficile combatterlo militarmente”. Esiste una soluzione? “Senz’altro servirebbe più attenzione verso l’emigrazione femminile: le donne hanno bisogno di più libertà visti i Paesi dai quali arrivano, e sono loro – racconta Emma Bonino – che hanno maggiormente a che fare con le istituzioni e la burocrazia. Per questo motivo hanno un atteggiamento diverso verso l’integrazione. Ma integrazione è diritti e anche doveri, da una pare e dall’altra. L’Italia – continua la leader Radicale – ha

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Un momento dell’incontro con Emma Bonino a Palazzo Clerici, sede dell’ISPI a Milano

bisogno di integrazione visto il declino demografico europeo. A 300 chilometri da casa nostra abbiamo un giardino di infanzia. Gli abitanti della costa sud del Mediterraneo sono più di 400 milioni. La Nigeria da sola nel 2050 avrà più abitanti di tutta l’Eurozona: Asia e Africa in crescita altissima, un po’ meno l’America Latina, poco o niente l’Europa”. Maggiore integrazione, migranti visti come risorsa, e più attenzione verso le donne. “L’autonomia femminile – ribadisce la Bonino – è uno degli antidoti più importanti. E ricordiamoci che i Paesi ad elevata natalità non sono poveri perché fanno tanti figli, ma fanno tanti figli perché sono poveri”.

Consiglio di Sicurezza e Segretario Generale: novità in vista alle Nazioni Unite

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Il 2016 potrebbe essere un anno di svolta per le Nazioni Unite: per la prima volta nella storia sono altissime le chance di vedere una donna eletta a Segretario Generale e, come saltuariamente accade, si paventa un ennesimo tentativo di riforma del Consiglio di Sicurezza, ingessato dallo storico quintetto formato da Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia con diritto di veto e altri 10 Stati membri non permanenti eletti a rotazione ogni due anni.

Security Council meeting: Maintenance of international peace and security

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

La candidatura italiana al Consiglio di Sicurezza

Il ruolo italiano può avere un peso nei meccanismi di rinnovo dell’ONU, essendo il nostro Paese candidato ad un seggio nel Consiglio di Sicurezza per il biennio 2017-2018, ed in prima linea nell’aiuto ai migranti e alla lotta contro gli scafisti che alimentano la crisi dei rifugiati, il recupero dei siti archeologici devastati dalla furia di Da’esh, la forte attenzione della nostra diplomazia verso il continente africano. Il 28 giugno l’Italia sfiderà due contendenti di peso, l’Olanda e la Svezia, Paesi molto attivi nello scacchiere internazionale e fortemente presenti nelle attività delle Nazioni Unite. Matteo Renzi lo sa bene: nelle ultime visite a New York in occasione della settantesima Assemblea Generale e per la firma degli Accordi sul Clima il Premier ha più volte ribadito l’importanza strategica italiana nelle sfide che la comunità internazionale deve affrontare. L’Italia è stata recentemente membro del Consiglio di Sicurezza, portando avanti la storica battaglia contro la pena di morte che ha permesso nel 2007 la votazione di una moratoria mondiale sulle esecuzioni capitali.

I punti chiave della candidatura

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Il logo della candidatura italiana al Consiglio di Sicurezza

Nel contesto geopolitico odierno Roma ha da parte sua il grande lavoro svolto dalla Marina Militare nel salvataggio di migliaia di migranti nel Mediterraneo, la proposta avvallata in sede UNESCO della creazione di un contingente di Blue Helmets per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale, l’appoggio degli Stati africani, culminato nella prima conferenza Italia-Africa organizzata dalla Farnesina nei giorni scorsi. Tanto si capirà tra oggi e domani, quando i Rappresentanti Permanenti degli Stati in lizza per i 5 seggi a disposizione – oltre ad Italia, Olanda e Svezia per l’Europa, Kazakistan e Thailandia per l’Asia, l’Etiopia per l’Africa e la Bolivia per l’America Latina – esporranno le proprie proposte programmatiche in un evento organizzato dalla World Federation of United Nations Associations nelle sale Trusteeship ed ECOSOC del Palazzo di Vetro. Sarà la prima storica occasione nella quale si capiranno le priorità dei candidati al seggio, dove verranno presentate le proposte di riforma del Consiglio di Sicurezza, organo che da tempo ha perso il ruolo di facilitatore della soluzione delle crisi internazionali. 

Una donna Segretario Generale?

Intanto va avanti la campagna elettorale per l’elezione del prossimo Segretario Generale: tra il 12 e il 14 aprile i candidati hanno risposto alle domande degli Stati membri, evento trasmesso in live streaming per permettere la massima trasparenza a livello mondiale sulle tematiche discusse. Morgens Lykketoft, Presidente dell’Assemblea Generale, ha spinto affinché la selezione per il prossimo UNSG avvenisse alla luce del sole. Quotatissime Helen Clark, ex Primo Ministro neozelandese, ora a capo dell’importante Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, e la bulgara Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO. Altri nomi di peso: Vesna Pusić, la titolare degli Esteri croata, e Natalia Gherman, Primo Ministro della Moldavia. Da non sottovalutare, tuttavia, la candidatura di António Guterres, Alto Commissario dell’UNHCR per 10 anni fino allo scorso dicembre. Guterres è stato sostituito dall’italiano Filippo Grandi, nominato da Ban Ki-moon alll’apice della crisi dei rifugiati.

Snapchat: come lo usano le istituzioni e la politica

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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La pagina di accesso e registrazione account di Snapchat

Snapchat è l’app del momento: tutti – o quasi – la usano, tutti – o quasi – ne parlano. Per anni è stata relegata tra le app per ragazzini: salì agli onori della cronaca a causa dell’utilizzo smodato da parte dei teenager della funzione di sparizione delle immagini. I contenuti inviati tramite la chat, infatti, svaniscono subito dopo averli visualizzati, mentre quelli pubblicati nella sezione «Storia» restano in vita per 24 ore. Alcuni utilizzavano l’app (e forse ancora lo fanno) per inviare foto di nudità varie ed eventuali. Ma ad un certo punto qualcuno si è reso conto che si poteva fare storytelling (sì, lo so, parola abusata, ma tant’è…) diversamente dal solito. Snapchat ha una marea di funzioni, che all’inizio possono sembrare strane ma che, una volta presa la patente, spinge l’utente ad utilizzare la quinta marcia facilmente. L’intento di questo articolo non è spiegare come si usa Snapchat, ma di raccontare la mia personalissima esperienza con l’app, come mi ci sono approcciato e perché.


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Un momento del meeting organizzato dal Department of Public Affairs delle Nazioni Unite, New York, ottobre 2015

Mi sono reso conto dell’importanza di Snapchat e delle sue potenzialità durante un periodo lavorativo svolto alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite. Da qualche tempo l’ONU utilizza con successo l’app per raccontare in maniera informale quello che accade durante gli incontri internazionali. A fine ottobre ho avuto l’incarico di documentare il resoconto della Under-Secretary-General Cristina Gallach, capo del Department of Public Affairs delle Nazioni Unite, nel quale venivano evidenziati i dati delle campagne di comunicazione elaborate dalle UN. La Gallach ha spiegato come i lavori dell’ultima Assemblea Generale, grazie all’uso di Snapchat, sono stati seguiti da 4 milioni di utenti in più, la maggior parte dei quali teenager. Lì ho capito il reale valore di Snapchat: se si vuol coinvolgere un’audience più ampia, e raggiungere specifiche fette della popolazione – in questo caso mondiale – bisogna raccontare ciò che un’organizzazione\azienda fa proprio dove gli utenti stanno. Non ha senso continuare a ripetere che Snapchat è per ragazzini: bisogna utilizzarlo, e divertirsi, per capire come funziona, scoprendone le tantissime funzionalità nascoste.

Recentemente, le Nazioni Unite hanno raccontato la cerimonia della firma del Paris Agreement utilizzando Snapchat: una diffusione di informazioni e contenuti efficace e snella, giovane e decisamente colorata.


La corsa alla Casa Bianca

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L’ultimo State of the Union tenuto da Barack Obama il 12 Gennaio 2016

Nel panorama politico, quello statunitense sembra il più attivo sul fronte Snapchat: pochi giorni prima dell’ultimo discorso di Barack Obama allo State of the Union la Casa Bianca ha creato un account (whitehouse 👻), pubblicando immagini esclusive dalla residenza presidenziale, alcune delle quali simpatiche che ritraevano i cani del Presidente, o ancora un breve saluto video di Joe Biden al pubblico di Snapchat. Restando negli Stati Uniti, i candidati alla nomination democratica Bernie Sanders (bernie.sanders 👻) e Hillary Clinton (hillaryclinton 👻) stanno sfruttando appieno l’app californiana, mettendo in mostra momenti importanti della loro campagna elettorale: i supporters, i membri degli staff, il dietro le quinte dell’organizzazione degli eventi.


I grandi broadcaster

Tra l’altro, testate giornalistiche e reti televisive di spessore quali The Washington Post, Huffington Post, CNN, Weird, National Geographic e altri sono presenti su Snapchat.1-jzJmBn2tsgsa4NQLLt2PpA Il Washington Post e l’Huffington Post hanno un account tramite il quale raccontano in presa diretta gli avvenimenti che seguono. Ad esempio, durante le ultime elezioni in Turchia, l’inviato del Washington Post (washingtonpost 👻) ha realizzato un vero e proprio reportage innovativo, inframezzando video e foto – che possono durare un massimo di 10 secondi – con didascalie per spiegare ciò che avveniva ad Istanbul in quell’occasione. CNN, Weird, National Geographic e altri hanno uno spazio dedicato, chiamato Discover, che viene aggiornato giornalmente in modo dinamico e coinvolgente: si può decidere se vedere un video, aprire link ad articoli, o condividere quello che si vede con propri amici di Snapchat, e così via.


Snapchat non è per tutti ed è costoso

No, non mi riferisco ai singoli utenti che vogliono modificare le proprie facce con gli effetti 3D, ma alle aziende. Bisogna saper raccontare il proprio brand, che è forse la merce più rara in circolazione, e quindi non rovinarlo seguendo quello che potrebbe essere il social del momento ma del quale non si possono avere certezze nel medio e lungo periodo. Come scrive Dakota Shane Nunley sul suo profilo Medium, Snapchat funziona per:

  1. aziende che hanno un business “personality-based”;
  2. persone che già possiedono un numero elevato di followers su altre piattaforme;
  3. imprenditori di sé stessi;
  4. singoli individui, senza aspettative particolari;
  5. brand disposti a sborsare ingenti quantità di denaro.

Snapchat si fa pagare in maniera salatissima: sponsorizzare un evento o un brand sulla piattaforma ha dei prezzi esorbitanti. Essere presenti su Discover costa circa $700,000 al giorno; un filtro geolocalizzato $200,000; sfruttare gli influencers: dai $20,000 ai $50,000 per una campagna. Insomma, bisogna valutare attentamente costi e benefici, considerando il fatto che in Italia l’app sta prendendo piede solo negli ultimi mesi. In metro mi capita spesso di imbattermi in trentenni – come me – intenti a guardare gli aggiornamenti dei propri amici su Snapchat: un segno dei tempi che cambiano.

Questo articolo è stato aggiornato rispetto alla prima pubblicazione avvenuta sul mio blog Medium

Nevada e South Carolina: (veri) vincitori e (falsi) vinti

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Partiamo dai dati, senza troppi giri di parole: nel Caucus del Partito Democratico in Nevada, Hillary Clinton ottiene il 52.7% dei voti; il consenso di Bernie Sanders si ferma al 47.2%. La former First Lady ottiene 19 delegati, il Senatore del Vermont 15.

Le Primarie Repubblicane in South Carolina consegnano la vittoria a Donald Trump con il 32.5% dei voti, lasciando indietro Marco Rubio (22.5%) e Ted Cruz (22.3%). Jeb Bush si piazza quarto con il 7.8%.

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Non ho mai nascosto la mia simpatia ed il mio appoggio per Bernie Sanders, e certo non mi fermerò ora. Le idee di Bernie, fresche e moderne, hanno raggiunto un livello impensabile fino a qualche mese fa. Per non parlare dello scorso anno quando, ancora tacciato di essere socialista (ve l’avranno detto tutti, questa è una parola che da sempre fa paura nella politica americana), cercava di spiegare che non è così impensabile promuovere un più alto salario minimo per i lavoratori, malattie e ferie pagate, college gratis. La società americana sta vivendo un periodo di rabbia: i ceti meno abbienti, stufi di dover subire le decisioni di un establishment incapace di dar loro risposte, ascoltano chi fornisce una speranza di reale cambiamento, e Bernie Sanders incarna perfettamente le qualità che loro cercano. Hillary Clinton fatica, fatica e ancora fatica ad imporsi, nonostante finanziamenti da capogiro e superPACs l’abbiano spalleggiata fin dal primo momento.

Solamente 5 settimane fa i sondaggi davano Sanders indietro di 25 punti rispetto alla Clinton. A me pare evidente che, de facto, il vincitore è lui. Spinto dalla super vittoria in New Hampshire, e dal pareggio in Iowa, il nostro “democratic socialist” ha clamorosamente recuperato, su tutti i fronti: i dati del Nevada mostrano come l’elettorato ispanico sia, ora, dalla sua parte.

E, soprattutto, raccontano tanto rispetto a due fondamentali qualità: onestà e fiducia. Secondo l’85% degli elettori democratici è Sanders che possiede queste due caratteristiche. Sanders fatica ancora tra l’elettorato nero: solo 1/4 degli elettori del Nevada ha preferito lui alla Clinton.

E’ ancora prestissimo per le previsioni: diciamo – anche per scaramanzia – che Shillary è ancora la favorita.

Il fronte repubblicano

E’ stata fallimentare la campagna elettorale di Jeb Bush: tutti lo davano per vincente, ma ha temporeggiato troppo nella decisione di candidarsi, logorando i benefici del suo nome, e lasciando spazio ad altri colleghi di partito come Marco Rubio, stella non più nascente del Grand Old Party, e Ted Cruz. Che ora vanno entrambi fortissimo, affossando il fratello dell’ex due volte Presidente George W.: si ritira, senza infamia né lode. Eppure, nonostante tutto, Jeb non è poi così male, specie se paragonato a Trump: potrebbe essere definito un moderato rispetto al magnate newyorkese, che con la sua retorica violenta e scellerata continua a fare il bello e il cattivo tempo sia tra i media americani che nel Partito Repubblicano.

Solo pochi giorni fa Trump ha ingaggiato un esilarante botta e risposta nientepopodimenoche col Papa (qui e qui). In tutto questo il fatto più divertente è stato, forse, il copy-editing del New Yorker della lettera di risposta scritta da Trump al Papa: da morir dal ridere.

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Prossimi appuntamenti

Prima del Super Tuesday del 1° marzo, i Repubblicani se la vedranno in Nevada il 23 febbraio, mentre i Democratici si sfideranno in South Carolina il 27. Nella grande tornata del super martedì Clinton-Sanders e Trump-Cruz-Rubio e i restanti coraggiosi GOPs si contenderanno 12 Stati.

E se Hillary la finisse di nuovo così?

Italy confirmed to UNCITRAL, core UN body for international trade law

This article first appeared in Onuitalia, independent news site on Italy’s contribution to the life and ideals of the United Nations

by Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

NEW YORK – Another important result has been achieved by Italian diplomacy at the United Nations. After the election to ECOSOC, the UN’s central platform for reflection, debate, and innovative thinking on sustainable development, for the term 2016­2018, on Monday Italy was confirmed for another six years term as member of UNCITRAL, the core legal body of the United Nations system in the field of international trade law.

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The UN General Assembly, New York

The General Assembly elected 23 member states in a membership of 60 nations. The United Nations Commission on International Trade Law has the role to formulate the rules on commercial transaction, with the goal to harmonize the global system. With Italy, Argentina, Australia, Austria, Belarus, Brazil, Chile, Colombia, Czech Republic, India, Israel, Iran, Lebanon, Mauritius, Pakistan, Philippines, Poland, Romania, Spain, Thailand, Turkey, United States, and Venezuela were elected or confirmed. The new term will begin 27 June 2016.

Trade means faster growth, higher living standards, and new opportunities through commerce. In order to increase these
opportunities worldwide, UNCITRAL is formulating modern, fair, and harmonized rules on commercial transactions. UNCITRAL’s framework is composed by 6 working groups on Micro, Small and Medium­sized Enterprises, Arbitration and Conciliation,Online Dispute Resolution, Electronic Commerce,Insolvency Law and Security Interests. The Commission alternates its annual sessions at United Nations Headquarters in New York, and in Vienna at the International Center. Italy is at the forefront in the Commission, with 2 representatives such as Maria Chiara Malaguti ­ President of the Working Group on Micro Small and Medium Enterprises (MSMEs), and Giusella Finocchiaro, ­Head of the Working Group on Electronic Commerce.

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The International Center of Vienna, VIC

Malaguti and Finocchiaro are both Professors in important Italian universities. Malaguti teaches International Law at Universita’ Cattolica del Sacro Cuore; she’s a lawyer and consultant for the Italian Ministry of Foreign Affairs. Giusella Finocchiaro, a lawyer as well, is Full Professor of Internet Law and Private Law at the University of Bologna.

Last May, Ambassador Sebastiano Cardi, Permanent Representative of Italy to the United Nations in New York, signed the United Nations Convention on Transparency in Treaty­-based Investor-­State Arbitration, an important agreement that represent a fundamental change from the status quo of arbitrations conducted outside the public spotlight.

FAO in Emergencies: 10 years of support from Italian cooperation

This article first appeared in Onuitalia, independent news site on Italy’s contribution to the life and ideals of the United Nations

by Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

NEW YORK, OCTOBER 30 2015 –  From the plans to revive Ache’s tsunami-hit aquaculture industry in 2005 to current efforts to support Madagascar in the Locust crisis: within the last 10 years, Italy has intervened in emergencies on several occasions with logistic and financial aids to other nations. Recently the UN’s Food and Agriculture Organization (FAO) celebrated Italy’s support with a tweet that exemplifies how strong the Italian commitment is to the topic of food emergencies.

After the earthquake that hit Nepal in April, Italy immediately provided a grant of € 400.000 to the FAO, guaranteeing farmers the grain storage to prevent further food losses, seeds for summer planting and livestock support to keep surviving animals healthy and productive. The project, which began May 13, 2015, directly supported nearly 6000 severely affected families in 6 of Nepal’s most prominent districts.

1In June of 2015, Italy and other UN partners contributed an additional $3 million USD for emergency relief in order to resume agricultural activities and stave off the threat of prolonged food insecurity. The most urgent needs for the cropping season included seeds, fertilizers, tools and technical support. The repair and functioning of irrigation systems were critical for the winter cropping season, as well as the provision of barley and wheat seeds.

Much like the relations between Italy and its dedication to global commitment, the relations between Italy and the Middle-East countries has always been strong. In 2013, Italy made a contribution of approximately € 700.000 to support the winter wheat production in the Syrian Arab Republic. The main goal of the project not only aided in improving food security, but also assisted in improving the livelihood and nutrition conditions of vulnerable households living in the crisis-affected areas of Aleppo, Al-Hasakeh, Hama and Idleb governorates through the provision of cereal seeds.

In the last ten years FAO and the Italian Cooperation have worked together to address multiple challenges faced by 2Palestinians in maintaining their livelihood. Because of these initiatives, thousands of families now have greater and more sustainable access to vital livelihood supplies and services through activities such as rangeland rehabilitation by using drought-tolerant shrubs, the establishment of mobile veterinary centres, and the installation of rainwater cisterns and grey wastewater treatment units, which maximize scarce water resources.

In 2011, Italy supported eight-thousand families living in the provinces of Pyongyang, South Pyongan, North Hwanghae, South Hamgyong and South Hwanghae of the Democratic People’s Republic of Korea, by increasing potato production, strengthening multiplication of seed potato in net houses, and improving storage facilities.

The recent visit in Italy of the UN Secretary-General Ban Ki-moon, and his speech at the Italian Parliament, with the presence of the President of the Republic Sergio Mattarella, Senators, and Deputies of the Italian government, reaffirmed the importance of Italy’s role in international relations and its dedication to “leading across the rule of law agenda, lending the world its expertise in dealing with transnational crime and other threats,” ultimately proving how strong the Italian commitment is to the values and goals of the UN.

Marjorie Elliot’s Parlor Jazz

Marjorie Elliot suona il piano nel suo appartamento di Harlem, New York

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Il suo nome è Marjorie Elliot, e da più di dieci anni apre a tutti le porte della sua casa di Harlem al terzo piano di 555 Edgecombe Avenue/160th Street. Lei suona il piano, insieme alle jazz band che ruotano a seconda del periodo. Ormai Marjorie è un’istituzione nel quartiere newyorkese, attirando ogni domenica, dalle 16 alle 18, decine di visitatori da tutto il mondo. Per poter entrare nel suo ‘parlor’ ed assistere allo spettacolo bisogna presentarsi con largo anticipo all’ingresso del palazzo.

“Quando iniziammo eravamo pochissimi – racconta la signora Elliot -, non più di sette o otto persone venivano ad ascoltare la nostra musica. Ma noi non abbiamo mai pensato che quello fosse importante, Piuttosto, il nostro obiettivo era trasmettere l’amore per il jazz e per tutte le culture attraverso l’apertura delle porte di casa. Qui tutti sono i benvenuti”.

Durante le due ore di esibizione, vengono offerti bibite e biscotti, con una generosità inaspettata e coinvolgente, che porta lo spettatore ad interagire con la band: si battono le mani, si canta, ci si scambia sorrisi affettuosi.

“Ricordo ancora il giorno in cui morì Martin Luther King – dice Marjorie, poco prima della conclusione del concerto -. Quel giorno ha cambiato tutti noi, spingendo la comunità nera ad essere sempre più unita. Il fatto che casa mia sia aperta a tutti, cristiani, ebrei, musulmani, bianchi e neri è il proseguimento del messaggio di King. Ciascuno di noi – continua la padrona di casa – appartiene all’altro. Amiamoci: io vi amo, e tornate a trovarmi quando volete”.

Video di Rafael Longo

Migranti, Bagnasco e Maroni attaccano l’ONU: “Come affronta la tragedia?”

Le Nazioni Unite nel mirino della Chiesa e della Lega Nord

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

“Mi chiedo se questi organismi internazionali come l’Onu, in modo particolare, che raccoglie il potere politico ma anche il potere finanziario, hanno mai affrontato in modo serio e deciso questa tragedia umana”. Il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, se la prende col Palazzo di Vetro per la sua incapacità nell’affrontare la crisi dei migranti. Gli fa eco Roberto Maroni che, sul suo profilo Facebook, scrive:


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