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Migranti, le colpe dell’Europa nella crisi

Sara Bergamaschi, ex funzionaria delle Nazioni Unite, spiega le dinamiche esistenti dietro la crisi dei migranti: “economia, lobby e accordi con Governi corrotti”

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Questo articolo è apparso per la prima volta su Il Manifesto Sardo

Fame, guerra e violenza spingono ogni anno centinaia di migliaia d’esseri umani ad abbandonare le loro terre d’origine, gli affetti e le proprie abitazioni alla ricerca di una speranza, lontani dalla paura di poter perdere la vita da un momento all’altro. Uomini, donne e bambini cercano rifugio e protezione in quelle Nazioni occidentali che tanto fanno fatica ad organizzare una macchina dell’accoglienza capace di prestare attenzione alle voci di disperazione dei migranti provenienti dal Sudan o dall’Eritrea, dall’Etiopia o dalla Siria, dalla Nigeria o dalla Somalia. Secondo l’OIM nel 2017 sono più di 116 mila gli arrivi via mare nel Mediterraneo, di cui circa 97 mila sbarcati nella sola Italia. “Se io mi trovassi in una guerra, vorrei che i Governi fossero solidali con la mia condizione, non vorrei essere respinta”, afferma Sara Bergamaschi, per 4 anni funzionaria delle Nazioni Unite, e fino a marzo 2017 con l’UNHCR a Gaziantep, al confine con la Turchia. Bergamaschi, laureata alla Sciences Po di Parigi, ha lavorato in Iraq, Egitto, Giordania, Marocco e Stati Uniti, avendo vissuto veri e propri pezzi della storia recente, come le manifestazioni in Piazza Tahrir al Cairo e l’ondata migratoria di milioni di profughi siriani in molti centri urbani della Turchia e nei campi gestiti dal Governo turco. Sara Bergamaschi si dedica a tempo pieno alla ONG di cui fa parte da 6 anni, SAHR – Strategic Advocacy for Human Rights – che lavora per programmi di accesso alla giustizia per donne in Afghanistan, India e nel Medio Oriente.

Bergamaschi, secondo lei come è gestita la crisi dei migranti?

Lucro, utilitarismo, false promesse, corruzione e opportunismo, con diversi gradi, sono gli elementi che portano avanti la gestione della crisi dei migranti. Bisogna stare molto attenti a quanto si legge e si ascolta. Non bisogna smettere di interrogarsi sulla veridicità delle informazioni che si ricevono. I fondi per l’assistenza umanitaria della crisi migratoria arrivano dagli stessi Governi che le crisi le creano con le loro politiche non eque, legate agli affari e alle banche. Per capire si dovrebbero sempre seguire i soldi, non dati per scopi umanitari, ma per zittire l’opinione pubblica in modo che non venga alla luce il vero meccanismo in atto.

Cosa intende?

Pensiamo al ruolo delle grandi compagnie di petrolio e gas, delle industrie multinazionali e militari, dove l’Italia risulta essere l’ottavo Paese al mondo per la loro esportazione, ai sostegni economici per i Governi corrotti, allo sfruttamento delle regioni da cui provengono gran parte delle materie prime di cui hanno bisogno le nostre industrie. Combattiamo l’economia dello sfruttamento, quella che ci fa trovare verdura e frutta ad un euro al chilo nei supermercati, facciamo funzionare il commercio equo, non compriamo prodotti dalle aziende che tengono i lavoratori in condizioni disumane. Per combattere le disuguaglianze globali dobbiamo essere pronti a rinunciare alle nostre garanzie e a parte dei privilegi generati dell’essere casualmente nati in queste parte del mondo. Il concetto rivoluzionario che io mi ripeto ogni giorno è che finche la mia vita, sulla carta e di fatto, sarà considerata più importante di quella di milioni di altre persone, non riusciremo a risolvere i problemi che affliggono le popolazioni migranti.

Come nasce la crisi migratoria?

Le popolazioni si sono sempre mosse, ma ora non c’è più la disponibilità ad accettare la loro venuta. Stiamo perdendo socialità: non abbiamo più voglia di condividere. In parte la causa nasce nel capitalismo, che ci ha portato ad una forma estrema di egoismo. La condivisione, nel bene e nel male, degli aspetti della vita, ci può salvare, facendoci sentire esseri umani.

L’Italia è davvero sola nel gestire la crisi?

Sono sempre stata critica sulle politiche italiane sull’immigrazione, ma sono rimasta ancor più allibita rispetto alle posizioni dei Sindaci di Marsiglia e di Barcellona che, recentemente, hanno letteralmente rifiutato l’approdo delle navi con i migranti a bordo. Una vera e propria mancanza d’umanità: se i sardi, i siciliani, i napoletani avessero detto no, avremmo un milione di cadaveri in mare. Il senso umano dei cittadini delle isole, che non si sono mai fatti incantare dalle politiche di stampo razzista, è puro buon senso: senza di loro la crisi sarebbe peggiore. Serve empatia: in che situazione vorresti ritrovarti se scappassi dal tuo Paese per trovare rifugio e asilo politico in un altro?

Ha ancora senso parlare di rifugiati economici e politici?

No, non ha senso. Si categorizza perché si vuole accogliere il meno possibile, ed è un punto di partenza sbagliato: siamo un’Europa delle fortezze, non dell’apertura. Stiamo fomentando la guerra dei poveri: che differenza c’è tra chi rischia di morire di fame e stenti e chi, invece, rischia di morire sotto le bombe? Il peso delle parole – rifugiato, migrante economico – è un espediente: la volontà politica è di rimandarli indietro dall’inizio.

La retorica del migrante che ruba il lavoro come può essere spiegata?

Se la totalità della popolazione capisse le dinamiche di sfruttamento economico dei nostri Governi, sarebbe un problema per i leader politici e l’industria delle armi. La frustrazione giusta e legittima dei popoli verso la classe politica viene in qualche modo zittita attraverso il modo di vivere della nostra società. E “aiutiamoli a casa loro” è un facile slogan che fa presa sulla popolazione. La nostra colpa è la divisione: in molti si vantano di vivere nel regno dell’informazione mentre, in realtà, la situazione surreale che viviamo porta un cittadino ad avere meno accesso e tempo alla verità. Passa il messaggio che i migranti economici rubano il lavoro agli italiani, e dunque è legittima la rabbia nei loro confronti.

Quanto è importante l’aspetto umano nella gestione dei migranti?

Serve volontà nell’ascoltare i bisogni di chi si ha davanti, dare ai profughi interazione umana e amicizia, non solo aiuto paternalistico. Ci sono tante persone eccezionali che lavorano nel campo umanitario. Una di queste è Nawal Soufi, attivista italo-marocchina che ha passato gli ultimi 5 anni prendendo le coordinate geografiche dei profughi che stavano affondando in mare tramite i messaggi su WhatsApp. Con l’aiuto della guardia costiera, Nawal ha sempre attivato le operazioni di salvataggio. La sola forza di volontà di una persona può cambiare tante vite. Lei vive dello stesso soffio di vita del quale vivo io, ha il mio stesso sguardo verso la vita: ci indigniamo quando l’umanità viene sopraffatta e agiamo di conseguenza senza paure o remore. Ho cercato col mio network ad andarle incontro: mi sono affidata alle intenzioni di solidarietà di una persona che faceva ciò che avrei fatto io stessa.

Qual è la strada per una migliore accoglienza?

E’ necessaria una doppia presa di consapevolezza. Da parte dei cittadini, chiedersi se i Governi e l’informazione raccontano la verità: quali sono le intenzioni del politico che parla, del giornalista che scrive, da cosa essi sono motivati. I Governi, invece, dovrebbero accordarsi per una vera solidarietà, avere il coraggio politico di andare contro i poteri forti, le multinazionali, l’industria delle armi.

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Migranti e Ong, la disinformazione di Vittorio Feltri

"In Africa non ci sono guerre, è la sinistra a salvare i migranti, dei profughi non interessa un cavolo a nessuno": parola del Direttore di Libero. Smontiamo pezzo per pezzo un articolo pieno zeppo di fake news

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Anno del Signore 2017, un caldissimo weekend di una estate rovente, sabato 5 agosto. Vittorio Feltri si alza di buon mattino e, dopo aver bevuto una tazza di caffè, fuma un po' la sua pipa pensando a come gettare altra benzina sul fuoco – disinformazione, notizie false, frasi pescate a caso e per sentito dire – attraverso il suo capolavoro giornalistico per eccellenza: Libero. Sì, mi riferisco proprio al quotidiano più amato da quella parte di italiani avvezzi all'odio verso i musulmani – bastardi islamici, ve lo ricordate? – o, in genere, misogini – patata bollente, titolo accattivante riservato al Sindaco di Roma, Virginia Raggi.

 

Sabato 5 agosto Vittorio Feltri osa, va oltre, e decide di raccontare tante false verità ai suoi lettori. Esagera talmente tanto che, in questa sede, è necessaria una vera e propria analisi del testo. Si intende, capiamo i problemi attuali del vecchio Direttore: a Milano, d'estate, l'afa è insopportabile e le sinapsi rallentano il ritmo, non permettendo al cervello di elaborare in maniera corretta una serie di informazioni, nonostante le conoscenze diffuse e il basso tasso d'analfabetismo esistente in Italia.

Gli africani non scappano da nessuna guerra

No, Vittorio Feltri, in Africa non sono in corso guerre e conflitti. Anche se, in effetti, non saprei come definirli onestamente: esecuzioni sommarie, terrorismo, Stati falliti in mano a fazioni di mercenari, così suona meglio? Boko Haram opera nella regione del Lago Chad: per essere gentile verso un uomo anziano quale lei è, mi permetto di ricordarle che dell'area sopracitata fanno parte Camerun, Niger, Nigeria e Ciad. Sono Stati africani, afflitti da una profonda crisi economica e sociale, dove circa 20 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria. Pensi, caro Feltri, che i rappresentanti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si sono pure recati in quella regione per vedere con i loro occhi la crisi in atto.

Nel 2016 – lo spiega l'UNHCR: è l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati anche se, probabilmente, i loro dati, non essendo prodotti da qualche società legata a gruppi neofascisti, potrebbero risultare non esatti secondo la capacità di comprendonio del suo pubblico di riferimento – il 15% dei migranti sbarcati sulle coste italiane proveniva dalla Nigeria, e poi ancora dall'Eritrea (rappresentante del 20% del totale degli arrivi del 2015), Paese guidato da un dittatore, e dalla Somalia (14% dei migranti arrivati nel 2015), Stato fallito dove le milizie di al-Shebaab sono responsabili dei massacri nella capitale. Nel 2017, al 30 giugno, sono arrivati in circa 4000 dal Sudan – ricorda il Darfur, Direttore Feltri? E la guerra civile in atto? E i cristiani uccisi? -, poco più di 1500 dalla Siria – immagino che su questo Paese qualche notizia le sia giunta in redazione – e altri 14000, sempre questa'anno, dalla Nigeria (ha sentito parlare dello sfruttamento per la prostituzione delle donne nigeriane, proprio nel nostro Belpaese?).

Il nostro governo di sinistra, non potendo scontentare i farabutti che si spacciano per anime candide, chiude entrambi gli occhi e asseconda le loro pretese di passare per samaritani pietosi. Il risultato è evidente

Eppure le polemiche sul Codice di Condotta per le Ong voluto dal Ministro dell'Interno Minniti sono feroci, tanto che Medici Senza Frontiere non ha firmato la misura voluta dal Governo Gentiloni. E che c'azzecca la sinistra? Neanche gli infiniti Governi della destra, a guida dell'ex-Cavaliere Silvio Berlusconi, sono riusciti a fermare l'arrivo dei migranti verso le coste italiane, in un frangente storico, tra l'altro, che vedeva ancora mantenuto lo status quo nei Paesi che si affacciano nel Mediterraneo – Libia con Gheddafi, Siria con Assad, Egitto con Mubarak, Tunisia con Ben Ali. Nel 2008, così come riporta il Corriere della Sera, "dal 1˚ gennaio al 16 settembre sono sbarcati in tutta Italia 24.241 clandestini e (…) il loro numero è salito in appena un mese di 3.176 unità arrivando a 27.417 persone senza permesso. Tra loro ci sono 4.417 nigeriani, 4.320 somali, 2.918 eritrei, 2.514 tunisini".

Ma i vari Feltri in giro per il Paese – molti dei quali appartenenti ai Cinquestelle – dimenticano le tragedie avvenute nel Mediterraneo: tra il 2 e il 3 ottobre 2013 una barca con a bordo circa 500 migranti naufragò al largo di Lampedusa, causando la morte di 366 persone. Da lì, la necessità di un'operazione specifica e all'avanguardia, Mare Nostrum, che ha salvato circa 100 mila vite umane. Gli esseri umani, caro Vittorio Feltri, sono di destra o di sinistra? Continui pure con la sua pantomima sulla carta (straccia) e in televisione, il suo profondo valore umano è commisurato alle copie vendute da Libero ogni giorno in edicola.

Dei profughi non interessa un cavolo a nessuno se non quale occasione ghiotta onde accumulare quattrini con irrisoria facilità

Il suo egoismo, Direttore Feltri, è tanto forte da non riuscire a guardare in faccia la realtà: l'Italia è un Paese generoso e accogliente. Potrei, banalmente, citarle personaggi del calibro di Giusi Nicolini, già Sindaco di Lampedusa e vincitrice del Premio Houphouet-Boigny per la ricerca della pace dell'Unesco, o Pietro Bartolo, medico in prima fila durante i soccorsi ai migranti nella strage di Lampedusa, che ha partecipato al documentario di Franco Rosi Fuocoammare, vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino. Persone che hanno dato lustro al nostro Paese grazie alla loro umanità e che, insieme ai volontari che giornalmente, gratuitamente, aiutano a migliorare la macchina dell'accoglienza, rendono la nostra società un posto migliore.

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Vede, caro Direttore, i giornalisti, specie i più navigati, dovrebbero guidare l'opinione pubblica verso una maggiore comprensione dei fatti, non per le vie dell'incomprensione e della facile demagogia. Personalmente, ho speranza che anche lei e i suoi lettori possiate sforzarvi a capire che il mondo è un posto complesso, dove le semplificazioni lasciano il tempo che trovano. Perché, alla fine dei conti, siamo tutti esseri umani, lei compreso.