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Consiglio di Sicurezza e Segretario Generale: novità in vista alle Nazioni Unite

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Il 2016 potrebbe essere un anno di svolta per le Nazioni Unite: per la prima volta nella storia sono altissime le chance di vedere una donna eletta a Segretario Generale e, come saltuariamente accade, si paventa un ennesimo tentativo di riforma del Consiglio di Sicurezza, ingessato dallo storico quintetto formato da Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia con diritto di veto e altri 10 Stati membri non permanenti eletti a rotazione ogni due anni.

Security Council meeting: Maintenance of international peace and security

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

La candidatura italiana al Consiglio di Sicurezza

Il ruolo italiano può avere un peso nei meccanismi di rinnovo dell’ONU, essendo il nostro Paese candidato ad un seggio nel Consiglio di Sicurezza per il biennio 2017-2018, ed in prima linea nell’aiuto ai migranti e alla lotta contro gli scafisti che alimentano la crisi dei rifugiati, il recupero dei siti archeologici devastati dalla furia di Da’esh, la forte attenzione della nostra diplomazia verso il continente africano. Il 28 giugno l’Italia sfiderà due contendenti di peso, l’Olanda e la Svezia, Paesi molto attivi nello scacchiere internazionale e fortemente presenti nelle attività delle Nazioni Unite. Matteo Renzi lo sa bene: nelle ultime visite a New York in occasione della settantesima Assemblea Generale e per la firma degli Accordi sul Clima il Premier ha più volte ribadito l’importanza strategica italiana nelle sfide che la comunità internazionale deve affrontare. L’Italia è stata recentemente membro del Consiglio di Sicurezza, portando avanti la storica battaglia contro la pena di morte che ha permesso nel 2007 la votazione di una moratoria mondiale sulle esecuzioni capitali.

I punti chiave della candidatura

itun logo

Il logo della candidatura italiana al Consiglio di Sicurezza

Nel contesto geopolitico odierno Roma ha da parte sua il grande lavoro svolto dalla Marina Militare nel salvataggio di migliaia di migranti nel Mediterraneo, la proposta avvallata in sede UNESCO della creazione di un contingente di Blue Helmets per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale, l’appoggio degli Stati africani, culminato nella prima conferenza Italia-Africa organizzata dalla Farnesina nei giorni scorsi. Tanto si capirà tra oggi e domani, quando i Rappresentanti Permanenti degli Stati in lizza per i 5 seggi a disposizione – oltre ad Italia, Olanda e Svezia per l’Europa, Kazakistan e Thailandia per l’Asia, l’Etiopia per l’Africa e la Bolivia per l’America Latina – esporranno le proprie proposte programmatiche in un evento organizzato dalla World Federation of United Nations Associations nelle sale Trusteeship ed ECOSOC del Palazzo di Vetro. Sarà la prima storica occasione nella quale si capiranno le priorità dei candidati al seggio, dove verranno presentate le proposte di riforma del Consiglio di Sicurezza, organo che da tempo ha perso il ruolo di facilitatore della soluzione delle crisi internazionali. 

Una donna Segretario Generale?

Intanto va avanti la campagna elettorale per l’elezione del prossimo Segretario Generale: tra il 12 e il 14 aprile i candidati hanno risposto alle domande degli Stati membri, evento trasmesso in live streaming per permettere la massima trasparenza a livello mondiale sulle tematiche discusse. Morgens Lykketoft, Presidente dell’Assemblea Generale, ha spinto affinché la selezione per il prossimo UNSG avvenisse alla luce del sole. Quotatissime Helen Clark, ex Primo Ministro neozelandese, ora a capo dell’importante Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, e la bulgara Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO. Altri nomi di peso: Vesna Pusić, la titolare degli Esteri croata, e Natalia Gherman, Primo Ministro della Moldavia. Da non sottovalutare, tuttavia, la candidatura di António Guterres, Alto Commissario dell’UNHCR per 10 anni fino allo scorso dicembre. Guterres è stato sostituito dall’italiano Filippo Grandi, nominato da Ban Ki-moon alll’apice della crisi dei rifugiati.

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Migranti, Bagnasco e Maroni attaccano l’ONU: “Come affronta la tragedia?”

Le Nazioni Unite nel mirino della Chiesa e della Lega Nord

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

“Mi chiedo se questi organismi internazionali come l’Onu, in modo particolare, che raccoglie il potere politico ma anche il potere finanziario, hanno mai affrontato in modo serio e deciso questa tragedia umana”. Il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, se la prende col Palazzo di Vetro per la sua incapacità nell’affrontare la crisi dei migranti. Gli fa eco Roberto Maroni che, sul suo profilo Facebook, scrive:


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Nazioni Unite, l’Arabia Saudita rifiuta il seggio al Consiglio di Sicurezza

L'Arabia Saudita ha rifiutato il seggio al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

L’Arabia Saudita ha rifiutato il seggio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

Clamorosa decisione dell’Arabia Saudita. Scelta come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Riyad, con una nota rilasciata dall’agenzia di stampa Spa, spiega la rinuncia al massimo organismo decisionale sostenendo la non funzionalità del Consiglio di Sicurezza, incapace, secondo la monarchia saudita, di saper prendere decisioni adeguate. In particolare, la nota lamenta la lentezza del Consiglio di Sicurezza nella gestione della crisi siriana, e soprattutto la mai risolta questione palestinese. Continua a leggere

Siria, effetto Francesco sulle decisioni dell’Onu: approvato nei giorni scorsi un documento interlocutorio

Papa Francesco: il suo monito ha permesso alla diplomazia internazionale di realizzare un passo in avanti verso l'accordo.

Papa Francesco: il suo monito ha permesso alla diplomazia internazionale di realizzare un passo in avanti verso l’accordo.

di Matteo Meloni, da Il Portico di Domenica 6 Ottobre 2013

Twitter: @melonimatteo

All’indomani della pubblicazione del rapporto ONU sull’uso delle armi chimiche in Siria, la comunità internazionale si interroga su quali siano le soluzioni attuabili per risolvere la guerra civile in atto. Se dal dossier degli ispettori si evince che le armi proibite sono state effettivamente utilizzate, rimane ancora oscura la matrice: sia l’esercito governativo di Assad che i ribelli respingono al mittente le accuse. Stati Uniti e Russia muovono con attenzione le pedine sullo scacchiere mediorientale, con Washington immediatamente stoppata da Mosca all’idea di un intervento militare nel Paese. Con una lettera pubblicata sul New York Times, Vladimir Putin chiede a Barack Obama se ritiene utile  un’azione di forza in Siria per gli interessi americani nella regione, invitandolo a ragionare sui possibili risvolti negativi dell’eventuale intervento. Intanto i ministri degli esteri di Russia e USA, Lavrov e Kerry, si sono incontrati a Ginevra per segnare la strada che Damasco dovrà percorrere per uscire dalla crisi: è stato elaborato un calendario di controlli sull’arsenale siriano, che dovrà essere approvato dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. In questa fase, sarà molto importante il ruolo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È l’ambasciatore britannico presso l’ONU, Mark Lyall Grant, a confermare formalmente l’avvenuto accordo: i cinque membri permanenti hanno elaborato una risoluzione comune che affronta la questione in maniera partecipata e condivisa. Il voto del Consiglio, arrivato nella giornata di venerdì 27 settembre, è stato unanime e ha tenuto conto delle richieste principalmente di Stati Uniti e Russia, che in un certo modo si sono venute incontro. Il documento, seguendo l’indicazione russa,  non è stato posto sotto l’ombrello del Capitolo 7 della Carta dell’Onu che prevede l’automatismo di misure punitive e, se necessario, anche l’uso della forza in caso di inadempienza. Pertanto, nel caso in cui Bashar al-Assad non dovesse rispettare gli accordi, la comunità internazionale potrà ricorrere all’uso della forza solo dopo l’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza di una ulteriore risoluzione. Il testo in discussione potrebbe inoltre dare nuovo impulso alla convocazione di una Conferenza internazionale per trovare una soluzione politica alla crisi siriana. La bozza, infatti, riafferma l’impegno comune a convocare un summit a Ginevra dove tutti gli attori coinvolti e le differenti posizioni del popolo siriano siano rappresentati. Tuttavia, molti sono i possibili ostacoli al dialogo politico a partire dalla difficoltà di portare attorno ad un tavolo i rappresentanti dell’opposizione siriana sempre più frammentata, dalle richieste avanzate dal governo di Damasco e dal ruolo che potranno svolgere paesi chiave quali l’Iran. Soddisfatta l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU Samantha Power che, in una dichiarazione, ha affermato che “La bozza di risoluzione della Siria stabilisce che l’uso di armi chimiche è una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e crea una nuova norma contro l’uso di gas letali”. La strada che ha portato all’accordo della comunità internazionale è stata segnata da numerose discussioni, incomprensioni, e appelli, questi ultimi giunti in particolar modo da Papa Francesco che in più di un’occasione ha chiesto con fermezza la fine della guerra e una soluzione pacifica del conflitto. “Rimane sempre il dubbio se questa guerra, così come le altre, siano finalizzate alla vendita di armi, o al loro commercio illegale”, ha detto Francesco durante l’Angelus dell’8 settembre. “C’èuna guerra più profonda che dobbiamo combattere, tutti! È la decisione forte e coraggiosa di rinunciare al male e alle sue seduzioni e di scegliere il bene, pronti a pagare di persona: ecco il seguire Cristo, ecco il prendere la propria croce! Questo comporta, tra l’altro – ha continuato il Pontefice – dire no all’odio fratricida e alle menzogne di cui si serve, alla violenza in tutte le sue forme, alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale. Questi sono nemici da combattere uniti e con coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del bene comune”.

Siria, consegnato il dossier a Ban Ki-moon: “Ci sono prove chiare ed evidenti dell’utilizzo di armi chimiche”. Ma da chi?

Ban Ki-moon. Foto: www.loccidentale.it

Ban Ki-moon. Foto: http://www.loccidentale.it

Dossier armi chimiche consegnato a Ban Ki Moon

di Matteo Meloni, da l’Occidentale del 17 Settembre 2013

Twitter: @melonimatteo

Secondo gli ispettori Onu, all’alba del 21 agosto scorso in Siria, a Damasco, sono state usate armi chimiche. Il tanto atteso rapporto degli onusiani è finalmente giunto nelle mani di Ban Ki-moon. Il documento, consegnato al Segretario Generale dal capo degli ispettori Åke Sellström, recita che “ci sono prove chiare ed evidenti” dell’utilizzo del gas Sarin durante gli scontri del 21 agosto. Il gas, secondo il rapporto, è stato utilizzato nelle località di Ein Tarma, Moadamiyah, Zamalka e Ghouta, nei pressi di Damasco. Dopo giorni di apprensione, legati al paventato intervento unilaterale statunitense nel Paese, la defezione britannica seguita dal voto contrario a Westminster, e la presa di posizione di Putin giunta via lettera pubblicata sulle pagine del New York Times, la diplomazia internazionale potrà ora ragionare in maniera concertata sui passi da seguire nei confronti del governo di Bashar al-Assad. Il vertice Stati Uniti-Russia svolto a Ginevra alla presenza del Segretario di Stato John Kerry e del Ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha individuato il percorso che Damasco dovrà seguire per scongiurare un intervento armato. Lavrov ha spiegato che si potrà stilare un calendario dei controlli sull’arsenale siriano solo dopo l’approvazione del documento preparato da Washington e Mosca da parte della OPCW, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. E Assad ha dichiarato che è pronto a sottoscrivere la Convenzione sulle armi chimiche. Se da un lato è giunta la prova inconfutabile dell’uso delle armi vietate, dall’altro, a seconda della lettura data dalle parti in gioco, rimane incerta la mano che ha concretamente usufruito del Sarin. Gli scenari possibili all’indomani della pubblicazione del documento delle Nazioni Unite, infatti, sono molteplici e affatto scontati, e una lentezza da parte di Assad nell’accettare i controlli sull’arsenale in suo possesso potrebbe essere letta da Obama come il tentativo di nascondere le armi in altri Paesi confinanti o vicini – Iraq o Iran –, mossa che irriterebbe Washington, spingendola all’attacco unilaterale. In seno al Consiglio di Sicurezza si creerebbe uno stallo già visto in numerose occasioni, con Russia e Cina che non accetterebbero l’intervento di una task force dei Caschi Blu. L’incertezza rimarrà la compagna di viaggio delle diplomazie, mentre al largo di Damasco sono già presenti diverse navi da guerra di Stati Uniti, Russia, Cina e l’italiana Andrea Doria.