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Cagliari: parla il portavoce della comunità musulmana, Sulaiman Hijazi

Sulaiman Hijazi. Foto: http://www.lalchimistaonline.it/

Sulaiman Hijazi. Foto: http://www.lalchimistaonline.it/

di Matteo Meloni, da il Portico di Domenica 24 Novembre 2013

Twitter: @melonimatteo

Il portavoce della Comunità musulmana di Cagliari, Sulaiman Hijazi, spiega a Il Portico le differenze esistenti tra i Paesi a maggioranza islamica rispetto ai temi della libertà religiosa, e quali sono i punti d’incontro tra l’Islam e le altre religioni.

Cosa pensa degli Stati che non consentono l’espressione libera del proprio credo?

Per rispondere a questa domanda partirei dalla mia terra, la Palestina, e in particolare dalla mia città, Hebron, dove risiedono 17 cristiani. Abbiamo una bellissima chiesa, grande quanto quella di Monte Urpinu. A Betlemme, per ogni moschea c’è una chiesa. In Giordania, solo ad Amman sono presenti 8 chiese, e in Egitto il 30% della popolazione è cristiana. C’è un grande rispetto reciproco: quando sentono il richiamo alla preghiera del Muezzin, i cristiani spengono, ad esempio, l’autoradio. Chi compie gesti vio lenti, come bruciare le chiese o uccidere cristiani, non lo fa in nome dell’Islam, ma di una logica di morte estranea alla nostra religione.

Può spiegarsi meglio?

Certi detti del Corano sono molto forti, e se vengono mal interpretati, non capendo la storia della frase presente nel nostro Libro sacro, si arriva a compiere azioni malvagie, come quelle dell’11 settembre. I problemi esistono negli Stati governati secondo la tradizione; mi riferisco, in particolare, ad Arabia Saudita e Afghanistan. Questi Paesi sono letteralmente in mano a beduini. Allargando il discorso alla condizione della donna, se nell’antichità il genere femminile era considerato quello debole, secondo questi popoli oggi ancora è, e dev’essere, così. È bene ricordare, però, che nel mondo arabo contemporaneo in politica è presente il 15% delle donne, mentre in Italia solo il 3%: per questo ritengo che non si possa generalizzare quando si trattano certi argomenti, ma è necessario analizzare, Paese per Paese, quali sono le varie realtà.

Che valore può avere, per il bene della società, il dialogo tra cattolici e musulmani?

Sono in tanti a non credere nel dialogo, ma già con la recente elezione di Papa Francesco vedo nuove prospettive nei rapporti tra il mondo cattolico e quello musulmano. Sono convinto che Francesco sia l’uomo giusto al momento giusto: una figura sobria, umile, capace di unire e non di dividere. È la figura che dovrebbe rappresentare ogni religione: non una persona intoccabile, ma che sta tra la gente. Saranno tantissimi i cristiani che torneranno a praticare la loro fede. Questo ha riflessi anche verso le altre confessioni. E sono tanti i punti d’incontro tra il credo cattolico e quello musulmano.

Quali?

Fondamentalmente le due religioni nascono dagli stessi principi; nell’Islam, Gesù è uno dei profeti più importanti, e Maria la donna più pura. I capi musulmani di Milano, Genova e Roma negli ultimi mesi hanno preso parte a numerosi eventi di carattere interreligioso con la Chiesa. Le questioni sociali sono quelle che concretamente faranno la differenza, perché sia i cattolici che i musulmani credono nel miglioramento della vita delle persone. C’è da dire che la comunità musulmana italiana, giovane e formatasi abbastanza recentemente, è povera. Questo comporta una serie di situazioni difficili da gestire. Per quanto riguarda la sfera prettamente religiosa, ad esempio, manca ancora un Imam che riunisca l’intera comunità italiana, e anche questo è un problema. In Francia, dove i flussi migratori dal mondo arabo – e non solo – ha portato a situazioni e realtà completamente differenti, i musulmani presenti sono numerosissimi, e c’è una diversa concezione anche della diversità religiosa, dei costumi, e del modo di rapportarsi dello Stato francese con la comunità.

INvestiamo INmobilità: a Cagliari si discute del futuro della circolazione cittadina

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L’edificio “Sali Scelti” del Parco di Molentargius, Cagliari

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

La sala conferenze dell’edificio “Sali Scelti” del Parco di Molentargius ha ospitato l’incontro “INvestiamo INmobilità”, organizzato dal Consigliere Comunale Filippo Petrucci della lista “Meglio di prima non ci basta”. L’importanza del tema ha visto la partecipazione di numerosi cittadini i quali hanno assistito agli interventi del Prof. Meloni, docente di Pianificazione dei Trasporti, dell’Assessore ai Trasporti Coni e del Sindaco Massimo Zedda. Metro, vie ciclabili e parcheggi sono stati gli argomenti di maggiore discussione. Meloni vorrebbe che Cagliari rendesse piacevole e vivibile la sua mobilità. “Sono convinto che i tempi siano maturi per poter discutere concretamente dell’argomento: la nuova amministrazione sembra fortemente interessata ai problemi della mobilità e della sostenibilità. L’impatto di eventuali modifiche al piano di trasporti cittadino avrà necessariamente un impatto notevole perché andrà a modificare le abitudini delle persone”. La politica trova terreno fertile nella questione trasporti: “L’approccio è sempre stato minimalista: meno si fa, meglio è. Sembra quasi che meno vengono intaccati i comportamenti delle persone, più soddisfazione politica si ha. Cagliari – continua Meloni – perde ogni anno numerosi abitanti i quali si spostano nei comuni dell’hinterland con percentuali a doppia cifra. Non essendoci una rete di trasporti efficiente ciascun cittadino acquista un’auto per gli spostamenti, congestionando il traffico del capoluogo. E’ su questo – conclude Meloni – che bisogna puntare: potenziare i trasporti pubblici, inculcando alla popolazione che il loro utilizzo porta ad un risparmio economico, migliorando la gestione dei tempi”. Coni mette in evidenza le problematiche di attuazione delle modifiche alla viabilità a causa di intoppi burocratici e scarsi finanziamenti. Una novità: “L’entrata in funzione del Bus Rapid Transit. Da Piazza Repubblica a Piazza Matteotti ci sarà un bus a corsia preferenziale: all’arrivo della metro i cittadini potranno usufruire di un servizio similare, ma su gomma.”. Il problema della sicurezza sulle strade, per Coni, è fondamentale: “In media in città muore una persona al mese per incidente stradale. Aumentare i controlli attraverso le telecamere ai semafori o con gli autovelox è un invito agli automobilisti alla cautela”. Il Sindaco Zedda,
chiudendo i lavori, sottolinea l’importanza del dialogo con la cittadinanza laddove ci saranno modifiche importanti alla viabilità. “Sarebbe troppo facile assumere decisioni con ordinanze, verrebbe meno il patto con gli elettori”. Il Comune si è impegnato alla riduzione degli sprechi: “Grazie a questo intervento non faremo mancare ai cittadini i servizi necessari, nonostante il taglio ai finanziamenti imposti dal Governo”. Sulla metro, Zedda ricorda “l’importanza della linea che arriverà al Policlinico Universitario: con lo spostamento dell’Ospedale Civile al Policlinico sarà una grande risorsa di collegamento e decongestione del traffico”.

Paola Piras: “Non si può perdere di vista l’aspetto umano, il rapporto con gli studenti è fondamentale”

Università. Comincia il terzo anno di mandato per Paola Piras, ordinario di diritto amministrativo a Scienze politiche

di Matteo Meloni

Twitter: @melonimatteo

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Paola Piras, Preside della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, al terzo anno di mandato.

All’inizio del terzo e ultimo anno di mandato – in scadenza ad ottobre del 2011 – Paola Piras, preside della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, non ha perso l’entusiasmo per il suo ruolo che, anzi, sembra rigenerarsi giorno dopo giorno. “Stamattina sono entrata in ufficio alle 7.45”, confessa prima dell’intervista, raccontandoci le difficoltà che ha dovuto affrontare in questi anni e i successi raggiunti.

Quale ritiene possa essere un giudizio generale sull’esperienza da preside, ora che si appresta ad affrontare l’ultimo anno in carica?

Sicuramente positivo;vedo il ruolo di preside come un passaggio della mia carriera, un servizio necessario che svolgo con piacere. Per poter fare bene, in tutti gli ambiti, bisogna spendere le proprie energie fisiche e con l’aiuto di tutti siamo giunti ad importanti obiettivi. Mi ritengo anzitutto privilegiata e fortunata perché svolgo il lavoro che più mi piace, quello di docente.

Il suo mandato è iniziato con la lectio magistralis tenuta da Gustavo Zagrebelsky, già Giudice della Corte Costituzionale, ed è coinciso con l’occupazione dell’aula magna nelle proteste che seguivano la riforma universitaria.

Avere un ospite illustre come Zagrebelsky all’inizio del mio mandato è stato di notevole aiuto ed incoraggiamento, ma soprattutto è stata l’occasione per poter discutere di temi importantissimi con gli studenti stessi, i quali hanno gremito l’Aula Teatro e partecipato con domande e curiosità al dibattito. I momenti difficili fanno parte del compito e con la buona volontà e il dialogo si possono affrontare in maniera serena. E’ evidente che i tagli alla spesa universitaria ci hanno colpito, tanto da dover giungere alla sofferta chiusura del corso di Economia e Politiche Europee. Siamo in una fase di transizione: aspettiamo il superamento della sovrapposizione degli ordinamenti. In via non definitiva è stato chiuso il corso in Servizio Sociale, così da poterlo ristrutturare e non saturare il mercato del lavoro con tale figura, importantissima nel territorio.

Scienze Politiche rimane tra le facoltà con più iscritti.

Il trend di iscrizioni è sempre positivo, in crescita costante: quest’anno, nel quale sono stati chiusi tre corsi di laurea, le preiscrizioni sono state 1280. Le idee per il futuro sono numerose, anzitutto partendo dallo sdoppiamento dei corsi: per la qualità della didattica è fondamentale creare corsi paralleli, così da fornire agli studenti maggiore attenzione da parte dei docenti, i quali potrebbero gestire una mole di alunni inferiore. Non bisogna mai perdere di vista l’aspetto umano: la nostra logica è quella di trasmettere agli studenti l’idea che la cultura si può valorizzare solo attraverso un background forte, quindi necessario è il collegamento diretto con le scuole superiori. Quest’anno la nostra facoltà ha fornito gli istituti superiori modelli di test da svolgere per poter accedere ai nostri corsi; inoltre attraverso diversi accordi gli alunni delle quinte superiori sono stati invitati a seguire le prime lezioni di Economia Politica e Diritto Pubblico, così che potessero rendersi conto di come si svolge una lezione universitaria.

Quest’anno per la prima volta ci sarà un test unico nazionale per tutti gli studenti che intendono iscriversi in Scienze Politiche.

Come i corsi di laurea in Medicina e Ingegneria, anche Scienze Politiche ha avuto una giornata unica di svolgimento del test d’ingresso: attraverso la Conferenza dei Presidi si è deciso di attuare questa forma di accesso al nostro corso di studi che permetterà allo studente di poter spendere il risultato della valutazione anche nelle altre facoltà di Scienze Politiche d’Italia. Hanno aderito alla valutazione nazionale quasi tutte le facoltà italiane ad eccezione di quelle che, per motivi meramente organizzativi, non avrebbero fatto in tempo nell’attuazione della prova. Grazie alla Conferenza dei Presidi si stanno siglando sempre più accordi con le varie istituzioni per l’aumento dei tirocini e con gli ordini professionali per l’elaborazione di progetti e lo scambio di professionalità.